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dice, e a chi gli ode: e tutti vi avevano consentito, salvo Antonio Ciurelia da Bari vescovo di Budoa. L'altra deliberazione di rimettere ad elezione de Legati i correttori del decreto, non aveva sentito contraddittore. Al pontefice la recitata lettera de'Legati, nella prima sua parte intorno alle considerazioni venute di Roma, sembrò pungitiva a segno (1), ch'egli col ritorno colà del Visconti fece ammonire essi e 'l segretario Olivo di scriversì placidamente, che ciò si potesse leggere nelle congregazioni romane senza turbar l'orecchie degli uditori. Ma la medesima lettera dei Legati non andò scompagnata da un'altra scritta da loro a Roma poche ore appresso (2), che trasmutava tutto il sembiante del negozio: imperò che la sera stessa il cardinal di Loreno avea chiamato a se il Paleotto, e significatogli: che per quanta diligenza egli avesse posta co'suoi prelati, e co'suoi teologi, non gli era sortito l'in

(1) Appare da una del Visconti al cardinal Borromeo a 5 di febraio 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo ai 16 di gennaio 1563.

durli all'accettazione di quel decreto, e di que canoni. Ricusavano che nel decreto si mettesse, i vescovi aver luogo dependente dal papa: opponendo che nell'Ordine per certo non dependevano, e nella giurisdizione ciò era dubbioso. Oltre a questo, nel canone divisato nuovamente per settimo non ammettevano il dire, che 'l papa abbia podestà di reggere la Chiesa universale, pregiudicando ciò alla sentenza negante, ch'ei fosse superiore al concilio: e però doversi in vece di, Chiesa universale porre, tutti i fedeli, e tutte le Chiese. In terzo luogo, volevano, che nell'altro canone fosse dichiarato in aperto modo: essere instituiti da Cristo i vescovi: non aggiugnendo quelle parole: assunti per autorità del papa, ma semplicemente, assunti dal papa. Finalmente non consentivano che fosse detto, essere il pontefice a Pietro uguale nell'autorità del reggimento: imperò che dove è maggiore la santità, ivi, dicevano, è altresì maggiore l'autorità: e per tanto alcune cose poteva Pietro, le quali negavansi a successori, come il dettare libri cano: nici. Queste malagevolezze non furono esposte (1) quella sera così distintamente dal cardinale al Paleotto: ma solo scusossi egli d'essersi prima confidato sopra il potere, essendosi fatto a credere, che sì come aveva appagati i più dotti, così gli sarebbe avvenuto con gli altri: il che poi all'esperimento per qualunque sua industria non era seguito: lasciando tuttavia egli speranza di trovar compenso. Per questa novità i Legati, fermato il corriere che stava in punto di porsi in sella, congiunsero al primo il secondo annunzio. Ed appresso a ciò i cardinali Osio e Simonetta vennero a conferenza (2) col Lorenese per condurre ad esecuzione lo stabilito davanti: ma nulla più ne raccolsero che una sincera confessione del parer suo per la parte del sì, e della sua impotenza a rimuovere e i suoi Francesi, ed altri dalla fermezza del no. E'l dì vegnen

(1) Gli Atti del Paleotto insieme con la prenominata lettera de'Legati.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 18 di gennaio 1565.

te fu egli a confermar lo stesso a tutti i Legati, e a comunicar loro, segnatamente le quattro difficultà menzionate, i Di ciò i presidenti rimasero forte pensosi. Qualcuno de'capi avvisavansi che di leggieri si potrebbe aggiustare; in altri vedevano più arduità. Ma rimanevan saldi nell'opinione, prima doversi tentare ogni opera, che finire alle rotte. Però die-. dero cura al Castagna, al Boncompagno, al Facchenetti, al Paleotto, e al Castello, che facessero le considerazioni opportune sopra i quattro punti: e di poi comunicaronle al cardinal di Loreno (1), ed anche agli ambasciadori, pregandogli a promuovere la concordia coll'autorità degli ufficii appresso i prelati, e colla prudenza dei consigli appresso gli stessi Legati. Dura condizione di chi si vede fra due, o di iattura, o di rottura, e vede nella rottura una gran iattura. . . . . Fra tanto deputarono (2) i due cardinali per acconciare il decreto della resi

(1) Appare da lettere de' Legati al cardinal Borromeo a 24 di gennaio 1563. (2) Lettera del Legati al cardinal Borromeo ai 24 di gennaio 1565. - i T. X. 44

denza, con balia di chiamare altri in aiuto a loro elezione. E i chiamati furon quattordici, varii di nazione, ed eccellenti di sapere. Quivi il (1) cardinali di Loreno, vago della gloria d'inventore, recò in mezzo di non pensato una forma di decreto diversa da quella ch'era stata innanzi proposta da Legati nelle congregazioni. E nel proemio venivansi quivi a specificare assai tritamente le funzioni del vescovo: per altro si ritenea da parole che potessero pregiudicare a questa oa quella delle sentenze litigiose. È incredibile (2) la fatica spesa da que due cardinali, e specialmente dal Lorenese ch'era capo dell'affare, per accordar l'infinita varietà delle opinioni e de sensi: tanto che più d'una volta disperò della sua pazienza. Un giorno occorse disturbo tra esso e l'arcivescovo d'Otranto, e poi maggiore tra questo arcivescovo e quel di Granata, con cui quel d'Otranto avea sì spessa contrarietà, ch'ella parea prorompere in gara. (1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 19, e de 21 di gennaio 1565. a o o (2) Appare in due de'Legati al cardinal Borro

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