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il dire del papa. Le testimonianze loro intorno al buon animo del cardinal di Loreno, e la speranza del frutto che la presenza di lui nel concilio renderebbe alla Chiesa, essere al papa venute care, ma non già inopinate. Desiderar lui però, che continuassero a carezzarlo, a onorarlo, e a confidarsene. Intorno alle petizioni dei Francesi, dovendo tornare in poco di giorni il Gualtieri con buone risposte, non parer credibile che gli oratori fossero per tentar violenze. Ma generalmente i Legati conservassero la loro prerogativa di proporre, senza che altri se ne usurpasse l'autorità, e non proponessero mai cosa pregiudiciale alla podestà del pontefice, e della sede apostolica, sì come s'era osservato in tutti i concilii legittimi. Mandò loro varie Bolle promulgate da se in riformazion della Ruota, e d'altri tribunali: e significò, esser egli in apparecchio di fare anche una strettissima riformazione della dateria, e del rimanente.

Parere a se che le nuove leggi da statuirsi

dovesser abbracciare solo il futuro; ma che lascerebbe estenderle forse ancora al preterito, dove così giudicasse il concilio. Aveva presentata agli occhi del papa il Visconti un'altra speciale instruzione (1) datagli dal Mantovano. Supplicava questi, ch'essendo consumato dalle fatiche e dall'età, se il concilio non fosse terminato ad aprile, sua santità lo sgravasse. E perch'egli sosteneva due dignità, quella di cardinale che il chiamava a Roma, e quella di vescovo che l'allacciava a Mantova, chiedeva affettuosissimamente di poter deporre la prima più speziosa, per impiegarsi tutto negli ufficii della seconda più operosa. Quest'ultima domanda non ebbe risposta, parendo ciò la più onorevol risposta, quasi di materia sì palesemente contraria al pro e al lustro della sedia apostolica, che nè pur meritasse tanto pensiero quanto basta al rifiuto. Dell'altra fu detto: che non potendosi finir così prestamente il concilio, il privarlo di sì buon capo non potea farsi senza inestimabile detrimento del servigio divino, del publico bene, dell'onor proprio del cardinale, e della soddisfazione del papa. Il quale però confortavalo a continuare

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(1) Tutto sta fra le scritture de'signori Borghesi.

con allegro animo, affinchè tutti insieme potessero poi giubilare nel felice compimento dell'impresa. Significava il Mantovano al pontefice, stimar egli acconcio, che venendo l'imperadore in Ispruch, si mandasse a riverirlo il Legato Osio, come assai accetto, ed autorevole a sua maestà, e il quale potrebbe tergerlo di qualche sinistra opinione intorno al concilio. E l'avviso fu stimato per buono, dando potere a Legati di porlo a consiglio, e ad esecuzione per se medesimi. Non meno fu abbracciato il parere del Mantovano in dar licenza assoluta dalla legazione al cardinale Altemps. Alcuni raccomandati da esso, furo in sua grazia beneficiati. Si commisero altresì al Visconti parole di grand'amore, e rispetto verso il cardinal di Loreno. Questi, allora che quel prelato avea preso da se congedo, si era disteso con lui molto in raccomandargli tre affari, la riformazione, la venuta del pontefice a Bologna, il sussidio da porgersi liberamente per aiutare ed inanimare i cattolici in Francia. Onde fu imposto al Visconti, che intorno al primo l'informasse di ciò che'l papa aveva seco proposto. Nel secondo gli rispondesse, che sarebbesi lasciato guidare da suoi consigli. Sopra il terzo gli dimostrasse, che l'indugio del pagamento era stata opera di quel ministri, i quali non desideravano questo soccorso alla causa cattolica: da che per altro le condizioni richieste dal pontefice non solo apparian giustissime, ma facilissime, il che tutto avrebbe compreso il cardinale ad un cenno, come pe rito degli affari, e degl'intelletti del suo paese. Nulla dimeno, che 'l papa ultimamente ne aveva lasciata correre una gran parte. Recò insieme il Visconti grate risposte a molte domande fatte sì da'Legati o in comune o in particolare, come dal Lorenese e da varii vescovi, e non meno da Martino Mascaregna oratore di Portogallo: per cui gli fur consegnate due lettere, l'una del papa, e l'altra del cardinal Borromeo, ove si porgevano ringraziamenti vestiti d'onorevolissime forme pel sommo suo studio in procurar la concordia del sinodo, e in sostenervi la dignità della sede apostolica. E di vero non era lode la qual non gli fosse debita a questo nome. Anzi dopo le mentovate lettere mandate dal pontefice, e non pervenute ancora in Trento, se n'era in lui accresciuto il merito. Imperò che fervendo il contrasto intorno a quel canone principalmente, in cui stabilivasi la podestà del papa sopra la Chiesa universale, fu (1) egli insieme co'suoi teologi per tre giorni continovi a confortare i Francesi, che vi assentissero. E in particolarità Diego (2) Payva, e'l dottor Comano, mandati dal re di Portogallo al concilio, formarono alcune erudite scritture in vantaggio dell'autorità pontificia, le quali con ampia commendazione furono comunicate da presidenti al cardinal Borromeo: ed altrettanta ne ricevettero da teologi di Roma e dal papa (3). Onde ne furon riportate in suo nome agli autori quelle speziali grazie, che

(1) Lettera del Foscarario al cardinal Morone de' 28 di gennaio 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 28 di gennaio 1565.

(5) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 6 di febraio 1565.

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