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son significatrici non pur di cordiale affezione, ma d'alta estimazione: la qual vale oltre modo per rendere altrui l'affezione de principi non sol gloriosa, ma fruttuosa.

I Legati per ogni parte vedevano avviluppati i nodi ch'essi studiavan di sciorre. Intorno alla quistione degli oratori il cardinal di Loreno di lor contezza (1), essersi egli ristretto con gli ambasciadori francesi, e con quegli altri pochi, i quali eran quivi del consiglio reale, ed aver tutti conchiuso: ch'essendo il re pupillo, non si potea consentir da ministri a veruna mutazione, la qual mettesse in forse il suo antico possesso di preminenza. Che quanto era maggiore l'autorità d'un concilio ecumenico, tanto più ei ne avrebbe comunicata all' esempio che ivi si desse. I continuati meriti del re cristianissimo con la Chiesa non sostener che da lui fossero ricevute minori o men aperte onoranze in questo, che ne'sinodi precedenti da suoi antecessori. Ogni luogo che lo spagnuolo tenesse o diverso dal consueto di seder sotto a Francesi, o non

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo ai 7 di febraio 1565.

inferiore a tutti gli ambasciadori (nel che, ritiravansi dalla durezza preterita) e così evidentemente anche ad essi, renderebbe torbido il chiaro, e però sarebbe una spezie di spogliamento. Il che avrebbe costretti gli ambasciadori a partirsi, con pericolo di romper quell'unione fra due re la qual era sì necessaria a presenti bisogni della religione. Doversi allora special rispetto al re Carlo da quell'assemblea della Chiesa in rimunerazione de'travagli che sua maestà sofferiva in gran parte per mantenimento della Chiesa. Concorrere a favor loro l'autorità del prudentissimo senato vineziano, il quale in sì fatta lite avea giudicato dover egli conservare il re di Francia nel suo possesso, lasciando che fra tanto amendue le parti facessero sperienza delle loro ragioni. Rimasero tanto più dogliosi (1) i Legati di tal risposta, quanto maggiori speranze aveani date loro i nunzii di Spagna, e'l cardinal Borromeo degli ottimi ufficii che’l re Filippo spenderebbe co' suoi prelati, perchè il concilio camminasse a buon

(1) Appare da una de Legati al cardinal Borromeo del 1 di febraio 1565.

fine, e serbasse i suoi diritti alla sedia romana: ben veggendo essi che tali ufficii, applicati per altra lingua che d'un ambasciadore, sarebbono come una buona spada in una debol mano. Nè più d'agevolezza trovarono per la concordia delle materie disputate. Furono gli oratori francesi a dir loro, che convenia proporre il decreto intorno alla residenza accettatosi nel convento tenuto innanzi a due cardinali. Tale essere stata l'usanza di tutti i concilii, portare all'assemblea generale ciò ch'erasi stabilito nelle congreghe speciali: così riputarsi ancora da cardinali predetti. E quest'ultimo era verità, facendosi a credere il Lorenese e'l Madruccio, che i Legati rimanessero di porre a partito quel decreto perchè ne antivedessero l'approvazione. Essi, intenti per l'un lato a ritenerla preminenza di dare, e non ricever quivi legge da qual si fosse personaggio particolare, e per l'altro a giustificar le loro azioni, risposero con generali forme agli ambasciadori, che avrebbono soddisfatto all'ufficio loro: e di poi andarono tutti insieme al cardinal di Loreno per dargli ad intendere, che tal proposizione non conveniva, posta la contraddizione di tanti. Ma il trovarono sì pieno di noia e di cruccio, che avvisaronsi, niun cibo in uno stomaco sì turbato doversi convertire in buon sugo; onde si contennero in brevi ed universali ragionamenti. La mattina appresso mandarono a lui il vescovo di Sinigaglia, e al Madruccio l'arcivescovo di Lanciano, i quali in somma posero innanzi un tale spediente: che si prendessero ott'altri giorni di tempo a determinare il dì certo della sessione: che fra tanto si proponessero nella generale adunanza i sei canoni non contesi, e i decreti della dottrina corrispondenti ad essi : che insieme fosse proposto il decreto della residenza dettato dal cardinal di Loreno: ma perchè sapevasi la ripugnanza di molti ad una tal proposizione, si riproponesse poi anche il proposto altre volte da presidenti, affinchè i padri accettassero qual migliore loro pa resse: nel che si conserverebbe ed apparrebbe la piena libertà del concilio. E con questo i Legati purgavan l'accusa d'impedir la proposizione per timore dell'accettazione. Ma il partito non soddisfece a due cardinali. Onde i presidenti gl'invitarono ad esser con loro la prima sera di febraio per deliberare insieme, poichè il giorno della sessione già era alle porte. Il Lorenese, per corregger la torbidezza che avea loro mostrata nella visitazion precedente, comparve, come suol farsi quando il consiglio ha tempo a dipignere nel di fuori quasi un arco baleno le nuvole interne, tutto affabile ed amorevole: si veramente che riprovò quelle parole divisate nel canone, regger la Chiesa universale, dicendo che per isgravar sua coscienza aveva significati quella sera al pontefice tutti gl'inconvenienti futuri ove ciò vi si lasciasse, non essendo i Francesi per consentirvi giammai. E fu il vero ch'ei quella sera (1) scrisse una lunga lettera al Bertone suo agente, perchè la mostrasse al papa, e al cardinal Borromeo. Quivi dopo un proemio dettato con sensi d'egregia osservanza verso la sede apostolica, di grand'obligazione al pontefice, di mestizia inestimabile per le presenti discordie, d'orribili e fu

(1) Sta fra le scritture del cardinal Seripando.

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