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mesti presagii intorno a successi venturi, la somma riducevasi a quattro capi o . i Il primo era un luogo comune usato co'papi da chi non gli può trarre a consigli rimessi e condescendenti, cioè, asprissima querimonia di tali che, sotto ostentazione di zelatori, attraversavansi ad ogni accordo, per fine o di conseguir dignità sublimi in premio di questa loro imbellettata divozione, o d'abbreviare i giorni di sua beatitudine con la moleide travagli, onde s'aprisse luogo a nuovo pontificato. Il vero servigio della sede apostolica non essere una parola o due in maggiore espressione delle sue prerogative; ma la ubbidienza delle provincie, e la quiete del cristianesimo e me lo ri I tre capi seguenti si rivolgevan intorno a giustificar l'opera del cardinale ne' tre articoli di contesa. In quello della residenza esser due le più seguite opinio: ni de'prelati. Alcuni voler la dichiarazio, ne per la parte del diritto divino: altri, co quali il cardinale sentiva, non riputarla profittevole: imperò che molti, non bene intendendo la iurisdizione d'intera pretare un tal diritto, avrebbono preso

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argomento di condannar le azioni preterite, e la giusta assenza de'vescovi. Onde per fuggir questo sconcio, non essersi poste nell'idea del decreto disegnato dalla special congrega tenuta davanti a se, altre parole che generali, e simiglianti alle usate in tempo di Paolo III. Ben avere studiosamente que padri nel principio di tale idea annoverate le obligazioni imposte da Dio a chiunque era commessa la cura dell'anime: e ciò affinchè si togliesse lo scandalo sparso eziandio ne'bottegai, quasi i prelati del concilio fosser nemici della legge divina, ed abborrissero il nominarla. Ciò che ponevasi in quel decreto, esser tratto dalla Scrittura: nè volersi tacere perchè soggiacesse a storcimento in sinistro; d'altro modo nè pur sarebbe convenuto di recitare il Vangelo. Sopra l'instituzione de'vescovi, non poter già egli consentire ad alcuni, i quali negavano, essere i vescovi, e con loro tutti i pastori dell'anime in alcuna maniera vicarii di Cristo, nè a quei che affermavano, aver Cristo ordinato vescovo san Pietro solo, dal quale fosse venuto il vescovado negli altri apostoli. Del resto a

appena ritrovarsi fra padri del concilio chi non convenisse in tal forma di canoni e di decreti, la qual richiedesse ne'vescovi si passati si futuri l'assunzione o tacita o espressa fattane dal romano pontefice, e l'ubbidienza che a lui da essi è dovuta : con limitare oltre a ciò la podestà de'medesimi alle chiese loro commesse. Con che non pur l'autorità pontificia rimanere il lesa, ma consolidata. " Finalmente in ciò che s'apparteneva alla maggioranza del papa o del concilio, confessar lui, ch'era nudrito nell'università di Parigi, favorevole a concilii, e che egli approvava in ogni sua parte il sinodo di Gostanza, e quello ancora di Basilea, non quel di Fiorenza. Essere in lui certezza, che a consentire nell'opposto decreto niun vescovo di sua nazione si condurrebbe: che gli ambasciadori protesterebbero, che si darebbe materia di scriver libri discordiosi per l'una e per l'altra parte, con rivocare in dubbio l'autorità della sede apostolica. Tal che essendo in quel regno purtroppo da contrastar con gli eretici, supplicava egli a sua santità, che compatendo all'altrui miserie, non

volesse raccendere ora sì fastidiosa lite coi cattolici, inducendoli ad alienarsi da quella podestà a cui cercavasi di più strettamente legarli: ma che la sede apostolica rimanesse nella sua autorità, e nel suo possesso, non richiedendone in sì importune circustanze più aperto dichiaramento. Nel principio, nel mezzo, e nel fine offeriva una ossequiosa rimessione al giudicio del papa, e all'autorità della Chiesa. Tal fu la lettera che'l cardinale accennò a Legati d'avere scritta a Roma quella medesima sera per discolpar se stesso, e per trarre il pontefice nel suo parere. Or essi di concorde giudicio intorno alla sessione, dopo molti consigli deliberarono, ch'ella si prorogasse fino al primo giovedì dopo l'ottava di Pasqua; il quale caderebbe nella ventesima seconda giornata d'aprile: e che fra tanto fossero dati a teologi gli articoli sopra il matrimonio; raddoppiandosi le cotidiane raunanze, sì che i prefati teologi conferisser la mattina sopra l'antidetta materia, e la sera i padri sopra i mali usi pertinenti al sacramento dell'Ordine: acciò che fra tanto ritrovandosi via d'accordo nelle differenze presenti, seguisse la sessione degna e copiosa, ricompensando la tardanza della maturità coll'abbondanza della ricolta: conforto nella mestizia delle prorogazioni sempre consueto, ma quasi sempre fallace. Più volentieri i Legati discesero in questo partito, perchè il cardinal di Loreno diede loro viva speranza che la concordia avverrebbe. E questa speranza era in essi confermata dalla solita natura del tempo, il quale col ravvedimento, e con la stanchezza è l'accordatore di tutti i contrasti. Conformavasi ciò parimente a sensi del papa, secondo l'ultime lettere venute (1) loro: nelle quali ancora si raffermavan le mentovate novelle intorno agli ufficii promessi dal re cattolico: ond'era verisimile che l'indugio migliorasse le condizioni. La sera stessa i Legati feron consapevoli di tal deliberazione tutti gli ambasciadori: i quali l'approvarono per necessaria, mostrando insieme qualche tristizia dello scandalo pel multiplicato prolungamento in affari che tanto avean mestiero di gran prestezza. I Francesi specialmente

(1) A 28 di gennaio 1565. i - e se ne

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