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risposero, che piacea loro il consiglio, non solo perchè la necessità l'onestava, ma perchè prevedevano quanto sarebbesi riprovato in Francia che si fosse tenuta sessione senza inchiudervi quasi nulla di emendata disciplina, la quale era ciò di che allora più il cristianesimo abbisognava. Ben pensar loro, che publicandosi la determinazione, se ne dovesse publicare ad un'ora la cagione vergognosa al sinodo, ciò era, che i padri non si fosser potuti accordare, e questo perchè s'eran volute ne'canoni, e ne decreti metter parole non disputate da teologi, non esaminate dai vescovi, e contrarie alla religione che i Francesi tenevano già da tant'anni fondata in buoni e santi concilii, onde non convenia dubitarne. Quasi, più veramente il voler dichiarare, la residenza e la giurisdizione de vescovi esser di ragion divina, le quali due inchieste furon l'origine di tutte quelle discordie, non fosse stato un voler metter parole e cose nè disaminate nelle disputazioni de'teologi, nè composte nell'assemblee de vescovi: e quasi il concilio di Basilea sia di maggiore autorità che quel di Firenze nell'universale stimazion della Chiesa. Soggiunsero gli oratori, che se voleano i Legati, che 'l re e 'l regno rimanesser contenti di questa prolungazione, non più indugiassero di proporre tutte le loro domande: non perchè essi ambasciadori portasser credenza di doverle ottener tutte, ma per potersi acquetare alla determinazion de' padri, appagandosi di quella parte che loro si concedesse. E conchiusero, che speditosi ciò, e quello che richiedevano gli ambasciadori imperiali, non resterebbe più che fare in concilio. i I Legati, veggendo in cotal significazione degli oratori, e nella precedente del cardinale la non mai arrendevole ripugnanza de Francesi a scostarsi da quella nominata lor religione, e ricevute dianzi dal papa le commessioni premostrate, che per fuggire i tanti mali, e per venire a concordia, consentissero alla mutazione delle ricordate parole in altre più generali, o anche intralasciassero tutta quella materia, ondeggiarono, e vacillarono forte ne' lor pensieri. Ma finalmente, più gelosi dell'onore che avidi della quiete, riscrissero a Roma: che avrebbono ubbidito al comando, sì veramente che, per essere l'affare di gran momento, e opposto, al consiglio dei più de'lor canonisti, negandosi al pontefice dopo lunga e publica lite da quel concilio ciò che gli conveniva di ragione, e che gli era attribuito specialmente dal Fiorentino, onde poteva seguire che i presidenti col tempo ne fossero incolpati, supplicavano a sua santità che ciò imponesse loro espressamente per un Breve: ponendovi, che questo si facea per amor della pace e della concordia. Fra tanto il dì appresso, che fu il terzo di febraio (1), congregarono i padri generalmente: e'l Mantovano disse queste parole. e Siamo arrivati al giorno della sessione: ma non però siamo arrivati alla concordia che dovea precedere la sessione: imperò che non essendosi tolto quel gran cumulo di peccati che sta interposto fra noi e 'l Padre delle misericordie, non è potuta discendere a noi la misericordia sua, con la quale si disgombrasse la contenzione che s'è diffusa sopra i principi della Chiesa. Indi mostrò (1) Atti di Castello, e lettera delegati al car

dinal Borromeo, e Diario a 5 di febraio, e lettera dell'arcivescovo di Zara a 4 di febraio 1565.

la necessità di prorogar la sessione, il rispetto di non prescrivere il termine o sì vicino, che gli sponesse a rischio di nuovo disonorevole ritardamento, o sì lontano, che fosse troppo grave a padri il fermarsi senza operare tra i disagi di quella stanza. Averessi perciò eletto il giovedì dopo l'ottava di Pasqua, che incontrerebbe ne' ventidue d'aprile. In questo mezzo desiderare i Legati, che i padri raccogliessero gl'inlaudabili usi, i quali fossero iti, serpende nel sacramento dell'Ordine, mandandone il catalogo al segretario perchè si potesser proporre: e che, ad un tempo i teologi conferissero intorno agli articoli del matrimonio: affinchè si ponesse ad effetto quel ch'erasi promulgato nella preceduta sessione, cioè il decretare ad un'ora sopra i due ultimi sacramenti. Non poter sembrare lo spazio lungo a chiunque, facesse ragione, e quanti giorni si spendessero da teologi nel trattarle quistioni, e da quanti prelati si dovesse poi dir la sentenza. Deliberassero per tanto i padri: acciò che, se il tempo fosse approvato, si potessero il dì vegnente, comunicare ai teologi gli articoli sopra il matrimonio:

osservando quest'ordine: che la mattina fosse data alle loro disputazioni, e la seconda parte del giorno all'esaminazione de'padri intorno a reiusi prenominati. Cosi niun attimo di tempo rimarrebbe voto. Il cardinal di Loreno s'ingegnò di persuadere all'adunanza come certo, che se colà si fosse portato il decreto sopra la residenza stabilitosi fra suoi deputati, sarebbesi potuta celebrarla sessione al suo giorno. Non voler egli per tutto ciò giudicare alcuno, ma riputar che si fatto intralasciamento fosse proceduto da giuste cagioni. Attristarsi lui gravemente di questo novello indugio: il qual non potea seguire senza grande ammirazion de fedeli dopo tante precedute prorogazioni. Esser tali i loro peccati (e ciò dir egli per se non per gli altri) che assistendo al concilio Cesare e tanti re per gli loro ambasciadori, ed essendo ricercato da tutti instantissimamente d'una vera riformazione, fino a quell'ora nulla vi si fosse potuto conchiudere, ma rimanessero tra loro disunioni e discordie. Siccome nell'Apocalissi il vescovo d'Efeso fu approvato da Dio perchè odiava i fatti de Nicolaiti,

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