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per l'umano difetto non potrebbono medicarsi se non col peggio. E ove pure a sua maestà paresse opportuno di richieder sopra queste materie alcuno special provvedimento, ne ricercasse il papa stesso, dal quale riceverebbe le oneste soddisfazioni, e i Legati gli profferiano in ciò ampiamente l'intercessione e l'opera loro. Là dove se intorno a tali faccende ei fosse ricorso al concilio, il pontefice, per guardia della sua dignità si combattuta in que tempi dall'eresia, l'avrebbe vietato, e i Legati con tutto lo spirito vi si sarebbono opposti: nè il concilio avrebbe conseguito prossimo e prospero fine, come dovea procurar più d'ogni altro sua maestà primogenito ed avvocato della Chiesa: e le diocesi prive lungamente de'lor prelati sarebbono rimase in gravi rischi di ruine. Un altro genere di tali petizioni rivolgersi intorno ad affari più disgiunti dal governo immediato del papa: e che fra queste i Legati non mancherebbono d'andar proponendo quelle che giudicassero d'agevole e ragionevole impetrazione. Con tutto ciò sopra le seconde ancora imponevano al messaggio, che per accorta maniera spargesse ne familiari sermoni qualche motto dei turbamenti che molte di esse recherebbono: ma per ciò che tali considerazioni, quasi di consiglieri sospetti e ritrosi dalla riformazione, potrebbono forse trovare poca credenza, e poca udienza, le traesse fuori parcamente e opportunamente, in sembianza più tosto di gittarle a caso che di seminarle: affinchè poi da per se stesse, e in virtù della pura lor verità mettessero radice negli animi de' Tedeschi. Il secondo cardine delle commessioni era il far intendere all'imperadore le nuove difficultà suscitate da Francesi intorno alla dottrina, acciò che degnasse di procurarne il rimovimento per acconcio universale, posta la giustizia della causa dal canto della sede apostolica. Nè però queste diligenze, quantunque festinate e multiplicate, valsero perchè i Legati avessero agio di respirare da perpetui assalti dati loro a nome del principi. Il dì appresso (1) a quello della prorogazione furono gli oratori francesi a strignerli, che proponessero tutti que trenta

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 7 di febraio 1565.

quattro articoli senza più lunga dimora, come dicevano che fosse stato lor promesso di fare dopo quella giornata: o vero che permettessero agli ambasciadori medesimi di proporli: perchè in uno de'due modi si scorgesse, che tenevasi in alcun conto la maestà cristianissima. I Legati, nè volendo venirne a proposta innanzi al ritorno del Gualtieri mandato per ciò a Roma, nè addurre palesemente questa ragione agli ambasciadori, gli fecero uscir della stanza mentre fra se conferissero della risposta, la qual fu tale. Nel primo: che la promessa era stata di portare alla considerazion del concilio, dopo quel giorno in cui aveano creduto di tener la sessione, i pravi usi dell'Ordine e del matrimonio, a quali usi stimavansi appartenere molte delle loro richieste. Nel secondo : che la facultà di proporre convenia di ragione a soli presidenti: i quali però non avrebbon mai ricusato di farlo in ciò che fosse lor posto innanzi non solo dagli oratori, ma da qual si fosse de'padri, ove il conoscessero per onesto. Ma stimolandoli pure gli ambasciadori, ed affermando di aver comandamento del re, che quelle per tizioni fossero senza fallo proposte, i Legati presero tre giorni di spazio a render più determinata risposta, e fra tanto significarono al cardinal di Loreno, che, avendo essi accordatamente con lui mandate a Roma le già dette domande, ed appresso anche il Gualtieri con quel più che ei sapeva, era convenevole che s'aspettasse il suo ritorno. E l'opera del cardinale giovò ad impetrar loro in ciò qualche tregua. Prima che fossero usciti da questa sollecitudine, furono soprappresi da un'altra (1). Avevan essi comunicati a teologi otto articoli da disputare sopra il matrimonio: e seguendo in parte ciò ch'erasi costumato poc'anzi per diminuire il dispendio del tempo cagionato dalla moltitudine de' parlatori, eransi da loro compartiti i teologi in quattro classi, ciascheduna delle quali ragionasse de'soli articoli assegnati a lei. Il partimento s'era composto col Lorenese, attribuendosi in ogni classe

(1) Lettera mentovata de'Legati, e gli Atti di Castello a 4 di febraio, e quei del Paleotto e del vescovo di Salamanca, e due del Foscarario al cardinal Morone degli 8, e dei 12 di febraio 1565.

il primo luogo a pontificii, e il secondo ai sorbonici, come a privilegiati sopra quelli che ricevevano grado in altra università, salvo di Bologna. Ma Ercole Pagnani segretario del marchese di Pescara, e Martino Gastelù (1) venuto già da qualche tempo al concilio come segretario destinato dal re al conte di Luna, cominciarono a farne romore, quasi il premettere generalmente i Francesi agli Spagnuoli fosse un sentenziar nella differenza tra le due corone: e dinunziarono, che non l'avrebbono comportato. I Legati s'argomentaron di mostrar loro, che l'ordine de teologi nel parlare niente avea di comune con quello degli oratori nel sedere. Onde finalmente i due segretarii, premuti in parte dalle ragioni, in parte dall'autorità, si ristrinsero a chieder solo, che sì come il primo della prima classe era un pontificio, e poi seguivano i Francesi, così il primo della seconda classe fosse uno Spagnuolo. E'l Lorenese in grazia de'presidenti e della pace v'aveva consentito. Quando su le due ore della notte il vescovo

(1) Altri scrivono Gardelù, come il Visconti nel suo registro.

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