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di Salamanca con altri dottori spagnuoli furono a Legati dicendo, che non potevano accettar questo modo: per ciò che nella prima classe dopo il Salmerone primo pontificio seguivano quattro Francesi (1); onde appariva chiaramente il vantaggio, il quale avea per intento appianar la strada alla preminenza della corona di Francia: però che nel rimanente il privilegio dell'università parigina intendevasi in rispetto a coetanei, e non agli anziani di grado, non potendosi interpretarla concessione per modo, che un novello dottore della Sorbona debba soprastare ad ogni vecchio d'altre accademie. Richiesero dunque gli Spagnuoli accesamente, che sì come fra padri serbavasi l'ordine della promozione, così fra teologi s' osservasse quello del dottorato. E non permettendo la tardità dell' ora nuovo trattato quella sera, fu mestieri disdir la congregazione destinata per la seguente mattina. Alla narrata richiesta degli Spagnuoli il cardinal di Loreno (com'è proprio de'personaggi, e degli spiriti grandi il non far lite

(1) Atti del vescovo di Salamanca, oltre alle memorie allegate.

di cose picciole, nè per quelle impedire a se l'opera delle grandi) prestò l'assenso, purchè questa legge comprendesse anche i teologi pontificii, affinchè non cominciasse da Francesi, e con ciò non paresse fatta per offuscare la loro dignità sopra gli Spagnuoli. I Legati vi condescesero, richiedendo solo, che nel primo adunamento si lasciasse ragionare a chi erasi già preparato: nel che ad un'ora venivano a salvare la dignità del pontificii come di primi. Ed anche a ciò fu arrendevole il Lorenese, sì veramente che il secondo a parlare fosse uno de' sorbonisti, e 'l terzo uno degli Spagnuoli, seguendo gli altri ad ordine d'antichità. E così fu stabilito, avendo risguardo i Legati, che 'l francese fosse un prima conventato dello spagnuolo, e in tal modo sembrasse antiposto per l'antichità del grado, non per la prerogativa della nazione. Ma contro a ciò nuovamente alzarono un fiero schiamazzo i due segretarii di Spagna (1): e, secondo ch'è solito de'minori molto riscaldarsi in queste minuzie, o per ostentazione di zelo

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo degli 11 di febraio 1563.

verso i padroni, o per tema di gastigo, o per debolezza di conoscimento, proruppero a minacciare, che se ciò si faceva, il re sarebbesi vendicato coll'armi, togliendo l'ubbidienza alla sede apostolica: anzi, che l'avrebbe trasportata in Ispagna. A che gravemente si die risposta (1): che tali parole di quei ministri spagnuoli, e non il fatto de'Legati, offendevano il re cattolico: il qual era d'un animo così pio ad imitazione del padre, e degli avoli suoi gloriosi, che non avrebbe lasciato mai di essere amorevole ed ubbidiente alla sedia romana. E che se non s'era levato dalla sua ubbidienza, quando era da lei guerreggiato, molto meno potevasi dubitare, non se ne levasse allora che la medesima sede il tenea per protettore e difensore, ed esercitava con sua maestà ogni maggior affezione e rispetto. Questa contesa, la qual durava ancora la mattina de'nove, fe che i Legati (2) (1) Ciò contiensi, oltre alla recata lettera dei Legati del dì 11 di febraio, in una del cardinal Seriordinassero al Salmerone, ch'egli empiesse tutto il tempo di quella congrega per guadagnare un giorno più al concio dell'affare. E finalmente convenne a segretarii spagnuoli riputar buono, che ciò con lor pace seguisse. Ben domandarono (1) ed ottennero, che per istrumento publico di notaio i Legati dichiarassero, darsi la priorità del dire solo in risguardo a quella del dottorato, e non d'altro titolo. E la nazione (2) funne contenta: ardua opera dov'è sì grande la potenza, e sì passionata la gelosia. La mattina de'nove (3), come è narrato, v'ebbe la prima congregazione dei teologi sopra gli articoli dati loro del matrimonio. Ma non riuscì poi ad effetto il pensiero, che di tal materia si decretasse nella prima sessione. Il Salmerone unico a parlare quella mattina, dopo avere dimostrato, (4) che'l matrimonio è sacra

pando all'Amulio col segno del 15, stampata nel predetto volume francese.

(2) Lettera del Foscarario al cardinal Morone degli 11 di febraio 1565.

(1) Appare da una del Visconti al cardinal Borromeo degli 11 di febraio 1565. (2) Atti del vescovo di Salamanca. (5) Atti di Castel S. Angelo a 9 di febraio 1565. (4) Il suo parere sta negli Atti di Castello, e nel Diario a 9 di febraio, e ne parla il Visconti in una lettera al cardinal Borromeo degli 11 di febraio 1565.

mento, e che ciò verificavasi ancora nei clandestini, e che al valore del matrimonio non facea mestiero il beneplacito dei genitori, aggiunse ch'era in facultà della Chiesa il render necessario tal beneplacito: potendo ella, come aveva adoperato per addietro, constituir nuovi impedimenti essenziali del matrimonio. E provato questo, si fece quindi passo a discorrere, se una tal constituzione sarebbe stata opportuna: sopra che, prodotte molte ragioni per l'una e per l'altra parte, se ne rimise al giudicio altrui. La mattina appresso fu interamente occupata tra con lo sponimento del suo parere, e con una orazione sopra le miserie di Francia, da Niccolò Maillard (1) decano della Sorbona, e primo de'Francesi, al quale il non essere in assetto avanti per quella giornata, ma sol dianzi ammonito secondo l'ultima convenzione già detta fra Legati e'l cardinal di Loreno, di necessità di non ragionare,

(1) Il Diario a 10, ed agli 11 di febraio, ed una del Foscarario al cardinal Morone, e due altre del Visconti al cardinal Borromeo, e dell'arcivesco

vo di Zara al cardinal Cornaro degli 11 di febraio 1565.

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