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conferirne a maggior agio col cardinale, e fargli sentire, che quelle parole lasciavano la libertà illesa, affinch'esso poi e colla sua autorità, e colla sua eloquenza rendesse intendenti gli Spagnuoli ed ogni altro del medesimo vero. Di che il Lorenese ancora si mostrò forte bramoso. Finì, e raccomandando a Legati la prestezza del procedere, a che gli trovò dispostissimi, e affermando che di tutto quel ragionamento volea dar contezza per sue lettere al papa. Il che tanto più facea segno, che egli tendesse ad apparirgli benemerito, non a dichiararglisi avverso: però che, trattandosi co maggiori, il servigio si cerca di porre in luce con le parole, il diservigio ascondesi nel silenzio. La propinquità dell'imperadore, continuante la sua dimora in Ispruch per celebrarvi una dieta, avea fatto muovere (1) il duca di Mantova suo genero per andare

(1) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo del primo e de 4 di marzo, e de'Legati allo stesso de 5, e de 4 di marzo. Il Diario al giorno 2 di marzo 1563, e lettera del Foscarario al cardinal Morome de 25, de 28 di febraio, e del 4 di marzo, e Atti del Paleotto.

a riverirlo: e per lo stesso fine, ma di più lento e donnesco passo, venivagli dietro Eleonora sua moglie. Con l'opportunità di questo viaggio era il duca arrivato in Trento poche ore dopo il cardinal di Loreno: e trovandovi il zio aggravato dal male, l'amore e 'l dovere il costrinse a fermarsi: fin che fra tre giorni, cioè la seconda sera di marzo, vide il tristo spettacolo della sua morte. Ne furono incolpati i medici, i quali, non conosciuta la vera sua malattia, non gli avessero applicato l'acconcio medicamento: ma come in molte professioni il difetto degli artefici è trasportato nell'arte, così spesso nella medicina il difetto dell'arte è imputato agli artefici. Lasciò di vivere in età di cinquantott'anni (1), trentasei de quali ne aveva ornati la porpora. Ebbe altezza d'ingegno conforme al nascimento, pazienza di studio non conforme al nascimento. In lui si congiunse lo splendore di principe coll'edificazion d'ecclesiastico, e l'estimazione

(1) Vedi il Ciaccone all'anno 1527, coll'aggiunte dell'Ughello, e del Vitorello, e gli autori da essi allegati, e' conclave dell'elezione di Pio IV.

della prudenza politica con la venerazione della pietà cristiana. Rimase chiaro nelle laudi principalmente di due letteratissimi cardinali, del Bembo, e del Sadoleto. Le due maggiori corone fra loro emule convenivano in volerlo per padre della cristianità. Chi l'escluse, non gli oppose difetto, ma eccesso di pregi: e fu l'unico suo demerito per non salire, l'esser troppo alto. Illustrollo nondimeno ancora il pontificato non conseguito, nè tanto perchè meritato, quanto perchè non desiderato, o almeno così temperatamente nel cuore, che nulla ne trasparisse nell'opere. Andò presidente al concilio contra sua voglia e per ubbidienza, e continuovvi per ubbidienza: ma con sì grande applicazione, che mostrò, non esser violento alla virtù il molesto, qualora onesto. Quivi fra tanta varietà d'intelletti, e d'affetti, non era chi non gli desse le prime lodi: si che quando trattò d'appartarsene, tutta l'assemblea si commosse, tutti i principi della cristianità vi si opposero, l'imperadore s'inchinò alle preghiere, il papa forse più, venendo al comandamento. Poco innanzi al morire, per desiderio di spendere gli ultimi anni nelle cure di vescovo, chiese di deporre in un col peso la dignità di cardinale: e pur non potè sì fuggire la calunnia d'ambizioso (1), quasi di vizio splendido ed universale a grandi, che non fosse paruto aspirare a maggior dignità, ed a questo fine indirizzar la dolcezza ch'egli usava co' vescovi, considerandoli come in prossimo grado a divenir elettori del futuro pontefice. Ma chi vedea quanto risultasse in pro della Chiesa il mantenere al concilio e dentro la soddisfazione d'un piacevolissimo reggimento, e fuori la riputazione d'una interissima libertà, conosceva che 'l presidente era tanto più laudevole, mentre per servire alla causa publica esponevasi alla nota d'ambizione privata. Fu sì caritativo al suo gregge con pascerlo ancora corporalmente, che in quell'anno assai carestoso in cui egli morì, facea distribuire ogni giorno in Mantova a mille poveri farina bastevole per l'alimento. Anzi non ristrignendo la carità in Mantova sola, ma diffondendola per tutta la (1) Relazione già detta dell'ambasciador vineziano. - - - -

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Lombardia, si trae ragione che negli ultimi tre anni sterili dispensasse in elemosine danaro immenso ed inestimabile. Alla vita corrispose la morte sì nella pietà, si nella liberalità. Ritenne il conoscimento finchè ritenne lo spirito, e tutto esercitollo in atti d'egregia divozione. Ma come il peggior effetto del male è il torre il senso del male, quando già gli altri non avevano più speranza della sua vita, non aveva (1) egli pur suspizione della sua morte: ei servidori, gli amici, e i parenti, con un rispetto e con un amore che non è benivolenza, non s'attentavano d'ammonirlo. Il fece Camillo Olivo suo famigliare di quarant'anni, ringraziatone dal padrone con affetto eguale al valore e alla singularità del servigio. Volle (2) gli ultimi sacramenti da Diego Lainez generale de'gesuiti, dianzi ritornato di Mantova, dove egli l'avea mandato per aiutarvi in un breve trascorrimento l'anime, e per fondarvi stabilmente un collegio di quella re

(1) Relazione del concilio di Nicolò da Ponte ambasciadorvineziano. i (2) Le aggiunte al Ciaccone, già mentovate, e il Sacchino nel principio del lib. 7.

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