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occulto del detto da se poc'anzi, che non potea significare a sua santità per venti giorni quel modo occorsogli di terminar felicemente in un mese il concilio: imperocchè ritornato egli d'Ispruch, e destinando di mandare al pontefice con la proposizione d'un tal pensiero l'abate Manna, avea poi deliberato di soprassedere; intendendo che molti prelati ed ambasciadori gli auguravano la legazione; e non volendo perciò mostrare, che la mession del Manna caminasse a quella meta. Il Gualtieri, udito ciò dall'Antinori, fu tosto dal cardinale a fin di pacificarlo. E gli disse: creder sè, che 'l pontefice per due riguardi si fosse ritenuto dal collocar nella sua persona quel grado. L'uno era per non pregiudicargli con la reina, la quale avealo mandato al concilio, acciò che v'assistesse ministro suo, e guidator de Francesi, non rappresentatore del papa: l'altro, per non privarse, e la sede apostolica di maggior frutto, il quale sperava raccorre dal zelo del cardinale mentr'egli si conservasse quell'autorità, e quella confidenza co suoi, e con tutti gli oltramontani, la quale tosto avrebbe perduta nel divenir ministro papale. Ma queste scuse non l'appagavano: e seguiva dolendosi con tanta caldezza e lunghezza, quanta è solita delle persone accorte quando amplificano l'asperità dell'offesa per conseguirne soddisfazione, non per dimostrarne inutilmente passione. Onde il Gualtieri suspicò, che bramoso eziandio dei secondi onori, da che l'elezion del Morone per l'antichità del cardinalato gli rendeva impossibile il primo luogo, aspirasse a quello del Seripando: il quale a punto in que'dì fu al sinodo materia di nuovo lutto. Avealo assalito una febre nella congregazione che si teneva il giorno ottavo di marzo (1), e tosto cominciarono gli altri a temere, ed esso a dubitare della sua morte. Ond'ei non tardò, e non s'arrestò un'ora di far come da vicino quelle preparazioni, le quali avea fatte da lontano in tutta la sua religiosissima vita. Prese (2)

(1) Tutto sta in lettere de' Legati al cardinal Borromeo da' 9 di marzo fin a 17, e in altre del Visconti, e del Gualtiero su que giorni.

(2) Relazione sopra citata dell'ambasciador vineziano, e lettera del vescovo di Trevigi nell'infermità dell'arcivescovo di Zara al cardinal Cornaro a 15 di marzo 1565.

l'Eucaristia, non dispogliato ed in letto, sì come i più passionati verso la sua corporal salute lo confortavano, ma vestito e ginocchione; dicendo che volea pigliar quell'estrema licenza nella più dicevole forma. E negli ultimi commiati da colleghi, da padri, e da' familiari, assai mosse di tenerezza, assaissimo di devozione. Ambedue questi affetti s'accrebbero nel volerne egli reprimer l'uno ne circostanti; allor che veggendo pianger molti principali prelati suoi amorevoli, disse loro quelle parole dell'Apostolo: quare contristamini, quasi in vobis non sit speso nel qual tema latinamente seguì con un bellissimo sermone, e tale di cui andaron le copie, resistendo al forte giudicio degli occhi; o perciocchè l'uomo allora è più eloquente quando ragiona più daddovero; o perciocchè il parlare affettuoso è a guisa del fuoco, il quale non solo più incende, ma più risplende naturale, che dipinto. Ed avendo a lui feriti gli orecchi qualche susurro, che taluno sospettasse intorno alla sincerità della sua credenza, forse per le opinioni speciali da lui già seguite nel concilio sotto Paolo III sopra la materia del peccato originale, e della giustificazione, fevenire a se molti teologi principalissimi; e recitati in loro presenza ad uno ad uno gli articoli della nostra fede, giurò per quel Dio che tosto dovea giudicarlo, d'averli sempre tenuti con certezza purissima d'ogni dubbio. Il suo pericolo immediato dopo il caso del Mantovano è incredibile di qual dolore, e spavento riempiesse il concilio, quasi stimandosi in ira al cielo. Ed affinchè questa seconda iattura, ove non fosse opera della volontà divina, non fosse difetto, come fu riputata la prima, dell'arte umana, s'applicò alla cura sua con ogni sollecitudine Simone Pasqua genovese, vescovo (1) di Sarzana, uomo eccellente in varie scienze, ma raro nella medicina. Tal che il Visconti (2) pochi di avanti, coll'esempio del Mantovano ricordando al cardinal Borromeo i danni che reca la poca perizia de'medici, l'avea consigliato che sott'altro titolo facesse chiamare il

(1) Vedi il Ciaccone, ed anche l'Ughello nell'Italia sacra sopra la Chiesa di Sarzana al vescovo cinquantesimo quinto.

(2) A 4 di marzo 1565.

Pasqua a Roma per attendere alla sanità del papa già cagionevole. Nè di quest'uomo dee tacersi per compimento di notizia, ch'egli prima del vescovado era ito ambasciadore della sua republica al re Filippo; e che terminatosi il concilio fu onorato per pochi mesi del maggior grado. Ma tutte le diligenze e del Pasqua, e d'altri esperti fur nulla, perchè, dopo un alternare di gravi timori, e di leggiere speranze, il diciassettesimo giorno di marzo quell'uomo egregio non cadesse. Era egli nato nella città di Napoli settant'anni prima, di nobil sangue: cinquantasei aveva portato l'abito de religiosi romitani, preso da lui mentre alla regola presedeva Egidio da Viterbo, anch'egli poi litteratissimo cardinale. Egidio immantenente conobbe l'ottima indole del giovane; e ne trasse i frutti con la coltura. Avendo il Seripando la lingua pari all'ingegno, diventò non meno eloquente che scienziato. Fu eletto dal pontefice Paolo III per general vicario dell'ordine, e poscia dall'ordine per general maestro. Andò, mandato per affari della sua patria, a Carlo V imperadore: il quale non

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