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ad altro prego che del suo merito il nominò, e lo strinse contra sua voglia all'arcivescovado Salernitano. Indi il pontefice Pio IV gli die il cappello, più per affatigarlo che per rimeritarlo; volendo che travagliasse in trarre a compimento con autorità di Legato quel concilio, a cui principii avea recato gran lume, e sostegno ne' giorni di Paolo III in condizione di generale. Il potremmo credere maltrattato dalla fortuna, perchè gli negò di veder perfetto quell'edificio del qual egli era stato sì principale architetto; se ci fuggisse dalla memoria, che la vera fortuna è Iddio; e che agli animi virtuosi non si toglie, anzi s' aumenta il piacere per le prosperità della religione in terra, quand'elle son fatte rimirar loro di cielo. Per affanno maggior de' Legati nelle due morti, l'una già seguita, l'altra fin allora sol imminente, de primi e più autorevoli lor colleghi, alle contese togate si erano poc'anzi aggiunte le armate. Il (1)

(1) Due lettere de' Legati al cardinal Borromeo a 15 di marzo 1565, e il Diario agli 8 di marzo, nel quale tuttavia è qualche divario da ciò che narrano i Legati.

si

di ottavo di marzo s'appiccò una quistione fra parecchi servidori di due vescovi, l'uno francese, l'altro spagnuolo; nella quale un franzese sostenne mortal ferita. E fu voce o per verità, o per l'uso della fama, il cui favore suol opporsi a quello della fortuna, che vi fosse intervenuta soperchievole violenza per esser andati molti spagnuoli sopra il francese: onde alcuni italiani si mossero o per aiutarlo, o per vendicarlo. Di ciò gli spagnuoli adirati contro alla nazione italiana, cominciarono ad oltraggiar qualunque italiano in cui sprovveduto abbattevansi. Quindi vennero frequenti zuffe ; e con queste non isfogandosi, ma nutrendosi l'ira e l'odio, si giunse a tale, che i prelati più non osavano di mandare i famigli loro fuori di casa; nè per poco eglino d'uscirne o per la messa, o per le congregazioni: dubitando sempre di qualche nuovo romore ; specialmente essendosi introdotto il gridare, Italia e Spagna: il che negli animi di gran turba temeraria e leggiera riusciva a un segno di battaglia, quasi per fedeltà verso l'onor di sua gente. Intermisero i Legati per qualche dì le raunan

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ze, chiamando fra tanto i vescovi principali delle nazioni per trovar concio alla pace. Ma nulla fu in pro: e 'l giorno duodecimo di marzo avvenne un combattimento sì grosso, che parve anzi conflitto che rissa: con rimaner molti o uccisi, o feriti. I Legati in sì orribil tumulto ricorsero, oltre al governatore di Trento, che era (1) Dario Poggiolini da Imola, al capitano imperiale custode della città, il quale, facendo sonare una campana a martello, raccolse in piazza buon numero di soldati, che per quella volta repressero il movimento. Ma tosto cessatone il terrore, tornò il furore. Onde i presidenti spinsero corrieri al cardinal Madruccio; il quale, aspettando la dieta, facea soggiorno in Brissinone non lungi da Ispruch, e a Niccolò suo padre che dimorava a Riva di Trento, perchè ritornassero, e ponessero freno e ordine a tanto scompiglio. Ma tardando la risposta del cardinale, e trovandosi il padre infermo, e però inabile al

(1) Appare da varii strumenti autentici che sono in mano dell'autore: e ne quali si vede che poi fu data al Poggiolini anche dagli stessi Legati per la parte loro la giurisdizion di quel governo.

viaggio; nè bastando quel numero di milizia ordinaria per tenere a segno gl'inquieti, non vedevasi altro spediente che torre ad ogni uno l'arme. Il che dapprima non potè riuscire; perciocchè il cardinal di Loreno fra le presenti suspizioni della sua vita volea la famiglia armata, nè s'appagava d'una guardia di publici alabardieri che i Legati gli profferivano; e ciò che 'l cardinale chiedeva per giusta gelosia di salvezza, domandavano altri per superstiziosa gelosia di grandezza. Il signor di Lansac riputava, convenirsi all'onore del suo ufficio il mantener questo privilegio senza veruna limitazione di numerosità ; e senza pur dare in iscritto i nomi de'veri perchè si potessero distinguer da simulati suoi familiari: onde nè altresì gli Spagnuoli consentivano a disarmarsi: nè trovavasi partito: ed eransi già per sei giorni tralasciate le congregazioni. Quando finalmente i Legati chiamarono tutti gli ambasciadori; e mostraron loro, che se volevano concilio in Trento, convenia che volessero pace in Trento, e che, ove gli animi sono accesi, non v'ha maniera d'aver la pace, salvo con levare lo

strumento della guerra, cioè l'arme. Dunque non essere acconcio tempo di custodir tenacemente quel privilegii, i quali in altre condizioni valeano a far pompa, allora a far sangue. E perchè soltanto dura la pertinacia nel vano, quanto non si conosce che noccia al sodo, essendo contro all'animo di tutti gli oratori, che 'l concilio si sciogliesse, convennero in questo: che per loro dignità ad essi, e a un numero diffinito di servidori fosse lecito di portar armi; sì veramente che se ne desse al magistrato la nota co' nomi, e co'distinti segnali non soggetti ad inganno: che il medesimo si concedesse fuor d'ogni limite, poste le speciali e forzanti ragioni, al cardinal di Loreno, ma con obligazione della medesima nota: alla famiglia di ciascun altro fosser disdette. E sì come la più forte proibizione in ciò che suol desiderarsi per decoro, è l'esempio de'maggiori; così i Legati cominciarono l'osservazion della legge dalle loro famiglie. Con questo smorzaronsi i tumulti ; e 'l seguente giorno de'sedici si ripigliarono i conventi. E molto conferì poi alla stabilità della quiete un editto imperiale: che chiunque fosse

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