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egli dietro al Lorenese, consigliato di ciò anche dal cardinal Simonetta: ma per impedire i comenti al viaggio, sparse voce d'ir a vedere in Padova un suo nipote scolare in quello studio, ch'era gravemente infermo, e che di fatto ritrovò già finito. Quivi giunto lo stesso dì che'l cardinale, fu immantenente a visitarlo ed a presentargli (1) una lettera del cardinal Borromeo in affettuosa ed onorevole espression di cordoglio per la morte del duca di Guisa: nelle cui lodi avea consumata il pontefice una mezz'ora in concistoro (2); ed in fine aveva ordinato, che si celebrasse un solennissimo funerale, come si usa verso i gran re, coll'intervenimento di tutto il collegio. A questa perdita in quella famiglia s'era di poi aggiunta quella del gran priore di Francia, altro fratello del cardinale, non saputa ancora in Roma, e da lui sofferta con la solita costanza. Fu gratissimo a lui quel primiero ufficio del Visconti: al quale data breve

(1) Varie lettere da Padova del Visconti al cardinal Borromeo.

(2) Lettera del card. Borromeo a Legati del 17 di marzo 1565.

risposta, passò ben tosto a domandarlo sopra l'andata del cardinal Morone all'imperadore. Nè il Visconti, parendogli già l'entrata opportuna, volle dissimular la cagione del suo viaggio. Ricordatogli dunque ciò ch'esso cardinale gli aveva divisato intorno alla venuta del papa a Bologna, ed all'altre opere che sarebbonsi potute fare in quella città; gli disse d'aver ciò pienamente significato al cardinal Borromeo: e qui ristando, aspettò che l'altro, sì come avvenne, raffermasse i suoi rammemorati ragionamenti, ricercando tutto curioso ciò che ne paresse al pontefice. Allora il Visconti, o per usar, o per mostrar libertà, gli feveder la stessa risposta del cardinal Borromeo, ed un'altra del nunzio Delfino, a cui parimente ne aveva scritto. Il tenore d'ambedue tendeva ad approvare il consiglio, e a desiderare gli ufficii del cardinale con Cesare per trarlo ad effetto. Ma egli, o considerando su l'opera, che avea data la speranza sopra la possanza, o per quella sua natura che avea descritta il Gualtieri, mutò subito e lingua e faccia : far mestiero prima attendere, qual risposta ri

cevesse dal papa l'imperadore sopra l'invito di convenire a Trento; e non meno, ciò che trattasse in Roma il nuovo ambasciadore spagnuolo. I principi volere una piena riformazione; della quale fin allora non erasi ottenuto altro che un vano suono di remote promesse. Tale adunamento di papa, d'imperadore, e di concilio in Bologna potere eccitar sospetto di qualche lega contra gli eretici; il quale gli stimolasse a prevenire, e a perturbare il cristianesimo. Non dover sè intromettersi in questo negozio, quando il pontefice mostrava di lui sì picciola confidenza, che nè pur gli aveva offerta una legazione; di cui avrebbe ricusato l'effetto, ma ben gradito l'onore in testimonianza di stima : essersi adoperati alcuni malevoli ad affrettare il pontefice a quella elezione, prevedendo che l'imperadore ed altri grandi avrebbono proposta la sua persona: e gli stessi malevoli aver sempre aggiunta nuova esca nell'animo del papa, per nudrirvi le suspizioni contro alla sincerità del suo.

Ripigliò il Visconti: ch'era indarno l'aspettar altro lume sopra la mente del pontefice dalle sue risposte all'imperado

re, o da suoi ragionamenti coll'Avila, quando ella si scorgea chiaro nella lettera ad esso dianzi mostrata del cardinal Borromeo : la buona ed efficace volontà di sua beatitudine sopra la riformazione apparir da ciò ch'egli giornalmente andava operando e con le severe constituzioni, e con gli effetti rispondenti alle leggi nella corte. La tardità in ciò del concilio essersi cagionata dall' osservazione dell'ordine di conformar successivamente le riformazioni alle trattate dottrine. Averne però allora i Legati in lavoro alcune rilevatissime corrispondenti al sacramento dell'Or. dine: ben volersi tenere in mente il detto del sapientissimo cardinal Torrecremata nel concilio di Basilea: che conveniva le vare gli abusi, ma non gli usi. Il sospetto della lega torsi dalla pace ultimamente conchiusa in Francia con gli ugonotti, di cui dirassi tantosto: finalmente la destinazione de nuovi Legati essere avvenuta tanto di subito dopo la morte del Mantovano, che non era rimaso agio a veruno di sollecitarvi il papa con lo stimolo di rei ufficii. Non poterono sì fatti argomenti smuovere il cardinale dal suo contegno. E di ciò trasse il Visconti maggior certezza poi dal Musotto ch'era dianzi colà venuto; e mediante il quale i Legati (1) aveano mandato al cardinale un Breve del papa in ufficio di condolersi: ed a cui aveva riferito il cardinale tutto il colloquio. Era passato il Musotto a servigi di lui dopo la morte del Legato Seripando : in vita del quale gli era accaduto più volte di dover seco trattare, e ne avea guadagnato l'animo; sì che non prima rimase privo dell'antico padrone, che quegli invitollo (2) ad esser quivi suo segretario, e di poi, terminato il concilio, ad esercitare in Roma la persona di suo agente. Il che da Legati non fu distornato, come di leggieri potevan fare, specialmente essendo egli nobile bolognese, e però suddito del pontefice. Onde a ragione funne dato lor biasimo (3) dal Gualtieri; avendo essi dovuto considerare, che non solamente gli

(1) Lettera de' Legati al card. Borromeo de 29 di marzo 1563.

(2) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de'25 di marzo 1565.

(5) Lettera del Gualtieri al card. Borromeo de 22 di marzo 1565.

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