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archivii inanimati, ma non meno gli animati vogliono tenersi chiusi agli estranii. E benchè di fatto il Musotto non cagionasse poi nocumento o disturbo al negozio, anzi conferisse molto alla buona corrispondenza tra i padrone e 'l pontefice ; tuttavia la prosperità della riuscita non basta ad assolver l'azione. Non così fecesi con Camillo Olivo. Egli, dopo la morte del Mantovano, a consiglio del Visconti fu (1) per commession de' Legati, e con beneplacito di Pio, ritenuto in tutti que ministerii i quali esercitava vivente il suo signore. E dopo la venuta del cardinal Morone gli assegnarono i presidenti un salario stabile di quaranta scudi il mese in ricompensazione delle fatiche presenti, con raccomandarlo oltre a questo al papa, affinchè 'l rimunerasse con altri guiderdoni de meriti suoi passati. Al Visconte in Padova fu confermato quel che in Trento avevagli detto l'ambasciador di Savoia tornato da riverir

(1) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de 4 di marzo, e a Tolomeo Gallio degli 8 d'aprile, e tre de' Legati al card. Borromeo de 22 di marzo, de'5 e del 15 d'aprile 1565.

l'imperadore in Ispruch, ed anche il vescovo d'Orliens: non calere a Ferdinando della coronazione sua; ma più tosto desiderarla al figliuolo, nuovo re de' Romani. E non mancava chi sospicasse vo. ler egli seguir l'esempio del fratello con rinunziamento di regni, e ritiramento di vita: a che parea che dovesse avere men di ripugnanza per la men prospera fortuna, e più d' inclinazione per la più quieta natura. Oltre a questo il cardinal di Loreno parlava in forma sopra l'impermutabile volontà del principi intorno a gravissime riformazioni ed incomportabili dal pontefice, che ben rendeva palese, non essere in lui o quell'autorità con loro la qual dianzi parea vantare, o quella volontà della traslazione a Bologna che aveva significata; mutato in ciò forse da nuove lettere a se venute di Francia dopo il suo ritorno da Ispruch: onde non potendo negare al Visconti i suoi preceduti conforti alla deliberazione, amplificava gl'impedimenti all'esecuzione. Tal era lo stato del negozio co Franzesi. Dal canto degli Spagnuoli sentivasi mistura di soave, e d'austero. Il reavea scritto (1) al conte di Luna, essersi lagnato seco il pontefice de vescovi spagnuoli. E che quantunque egli s'avvisasse, proceder questo da mala informazione di sua beatitudine, e non da poca divozione vedutasi in que prelati verso la sede apostolica; nondimeno il conte vi stesse attento, e facesse andar l'operazioni in modo che 'l papa non avesse titolo di querela. Il che al vescovo di Salamanca, e ad altri ch'erano stati più ossequiosi al pontefice, fu di piacere: nel Granatese ed in quelli di simil senso (2) non valse fuor che a ritrarre una lettera al conte, di lunga giustificazione: imbracciando essi specialmente lo scudo splendido insieme e forte della coscienza, incontro al quale ogni autorità discreta s'arresta. Gl'imperiali non mostravano avversa disposizione: anzi era pochi di avanti accaduto, che'l Drascovizio tenesse una raunanza in casa del Granatese; ed essendo

(1) Appare da una del Visconti al card. Borromeo de 22 di marzo 1565, e dagli Atti del vescovo di Salamanca.

(2) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de 25 di marzo 1563.

nata credenza, che quivi egli intendesse solo a tirar (1) gli Spagnuoli nella concessione del calice; il vero nondimeno fu altro. Addietro contaronsi i lamenti fatti dal Commendone con Cesare per l'opposizione de Francesi a dichiarar la podestà del pontefice sopra la Chiesa universale: in prova della qual podestà aveagli mostrati varii detti di concilii, e di santi: pregando sua maestà, che sì come avvocato della sede apostolica, la volesse proteggere in causa sì giusta. I medesimi ufficii aveva iterati sempre il nunzio Delfino. E benchè l'imperadore da principio rispondesse, che non veniva in acconcio l'involgere il concilio tra le difficultà di tali nodose quistioni; contuttociò essendogli dato a considerare, che non poteva il pontefice mentre si stabiliva la podestà de vescovi, lasciar che la sua fosse taciuta, massimamente per ostacolo di contraddizione; rivolse l'animo ad agevolarne l'effetto: e scrisse al Drascovizio che ne trattasse co prelati spagnuoli, i quali erano riputati in ciò per uomini fuori di parte, e non per av

(1) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de' 18 e del 25 di marzo.

versarii come i Francesi: e facesse veder loro le testimonianze che'l pontefice a suo favor produceva. Espose dunque ciò l'oratore a molti di essi convocati in casa del Guerrero: ed egli, udita la proposta, rispose, che l'allegagione di que concilii, e di que padri era superflua con loro i quali ammettevano il sinodo fiorentino: e che però si doveva più tosto usarco Franzesi. Discioltasi l'adunanza, Bartolomeo Sebastiani vescovo di Patti, un degli Spagnuoli favorevoli a Roma, quindi prese destro di confortare il Guerrero, ch'egli ed altri suoi aderenti scrivessero al pontefice in quel concetto: dichiarandosi conoscitori della sua autorità suprema: il che gioverebbe a purgar la mente di sua santità da qualche sinistra opinione impressale altronde. Ma il Guerrero, ad uso di non curante, sdegnando di procacciarsi con ricercati modi la grazia altrui, rispose: non esser ciò necessario: bastar che 'l papa a suo tempo dalla relazione delle pronunziate sentenze ricevesse chiarezza del vero; soggiugnendo: dia egli a noi il nostro, e noi daremo a lui il suo. E qui proruppe in querela, che si dicesse, i vescovi in ri

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