Immagini della pagina
PDF
ePub

tendeva (1) d'intervenirvi: nel che sarebbesi rinovata l'antica lite fra lui e 'l portoghese. Onde a'Legati convenne d'usare i più studiosi preghi per farlo rimanere. Volle nondimeno andarvi Sigismondo Ton, col qual non era contesa, per esser egli oratore di Cesare come di Cesare: nè da ciò il tenne l'essere allora in convalescenza: o il facesse per onorare il conte assai amato dal suo signore; o, come altri snspicava, per guastare l'intendimento del portoghese, il quale s'era proposto di condurre il nuovo oratore spagnuolo in mezzo fra se e 'l signor di Lansac: essendo inclinato l'uomo, eziando senz'odio, a impedir con arte l'onoranze di chi con arte le si procaccia. i Dal cardinal Morone appena arrivato (2) andarono gli ambasciadori di tutti i principi, e i vescovi di tutte le nazioni. I Francesi gli esposero la necessità della presta riformazione; e il sollecitarono a proporre quelle trentaquattro loro domande. Del primo, nel che s'univano anche fe instanze de'prelati spagnuoli, rispose, che il papa avanzava ciascuno col desiderio; e che tosto le prossime opere comproverebbono le parole: a che alcuni professaron di prestar fede; altri di riserbarla agli effetti: ed in generale ne' padri sembrò al Legato di ritrovare gli animi più tosto varii, che mali. Del secondo capo disse a Francesi, che innanzi di trattarne, gli conveniva udir la mente di Cesare per deliberar provvedimento d'universal soddisfazione; che la sua andata sarebbe tosto, e 'l ritorno com' ei potesse più tosto. Essi, approvata la risposta, confortaronlo al viaggio: nel che tutti gli altri convennero, sì veramente che aspettasse e'l conte di Luna ch'era in appresto d'entrare il dì a canto, e 'l cardinal di Loreno che s'attendeva di corto; i quali amendue per loro lettere ne richiedeano il nuovo Legato. Il portoghese si contenne in esprimere il suo consueto gran zelo d'un ottimo procedimento (1). Il veneto raccomandò con somma caldezza la buona conclusione; ed

- (1) Lettera del visconti al cardinal Borromeo de 15 d'aprile 1565. ' ' ; (2) Lettera sudetta de'Legati al cardinal Bor

romeo, -
T. X, 26

(1) Lettera del card. Morone al card. Borromeo de 17 d'aprile 1565.

offerse ogni possibile aiuto della sua republica. I cesarei, e specialmente il Drascovizio, ritoccaron subito la solita corda sopra la concessione del calice. E fu loro risposto, che intorno a ciò, in quanto apparteneva al concilio, già sapevano la passata diversità del pareri: per quel che s'aspettava al pontefice, dopo la rimessione fatta da padri a sua santità, non esserne a lei venuta novella instanza da Cesare. Cosa vera, benchè al Drascovizio giugnesse inopinata: perocchè l'imperadore, prima d'innoltrarsi ad iterata petizione, volea tener consiglio co principi sì della sustanza sì della maniera, come notificherassi. Bene il Bavero avea (1) mandati per ciò ambasciadori a Pio: e i Francesi ne l'aveano assiduamente ripregato. Andò poi anche a visitare i Legati il conte di Luna (2), presentando loro una lettera regia scritta fine il preterito ottobre. Scusò la tardanza sua, in parte con

(1) Il primo appare da una del card. Borromeo a Legati del 10 di febraio 1565, e 'l secondo, dalle scritture allegate.

(2) Lettera de Legati al cardinal Borromeo de 14 d'aprile 1563.

malattie intrapostesi, in parte con altri impedimenti di publici affari. Espose la speranza del re intorno a frutti del concilio in tanta necessità de'cristiani; gli ordini a se dati di favorarlo con tutta l'autorità reale; e la sua prontezza all'adempimento. E verso il principe, e verso l'ambasciadore la risposta de Legati fu qual si conviene, e si costuma. Essi poi, finite le parole superflue ma insieme necessarie d'urbanità, pregarono il conte, che sì come pratichissimo della corte imperiale, e della Germania, additasse loro qualche via di riducere i traviati. A che diss'egli, non sovvenirgliene altra, che l'adoperar buoni predicatori; e dilatar più che si potesse la compagnia di Gesù: schifando a studio il parlare sopra il concedimento del calice. La sera del tredici d'aprile fu ricevuto (1) il nuovo Legato con le debite cerimonie nella congregazion generale: e lettosi il Breve della sua elezione, fece egli un attissimo ragionamento. Annoverò le miserie de paesi cristiani; in sovvenimen

(1) Oltre agli Atti, il Diario a 13 d'aprile 1565, to delle quali il papa avea raccolto quel sinodo a placar l'ira di Dio, e ad unir la cristianità contra l'orgoglio del nimico comune. Mostrò la dignità di quell'assemblea ov'erano due cardinali principi, tanti oratori di re, e di gran signori, tanti prelati per ogni pregio venerabili, tanti teologi d'eccellente dottrina. Si dolse per la fresca perdita di due chiarissimi presidenti. Menzionò la sustituzione sua e del Navagero. Disse, ch'egli, quanto gli era stato lecito, avea ricusato il peso come formidabile alle sue forze; ma che in fine l'ubbidienza era prevaluta al timore. Dover lui di presente passare a Cesare; e quindi con tutta la celerità ritornare per esser compagno a padri in procurare il publico bene. Dato che in se mancasse tutt'altro, portar egli certamente due cose: la prima, un'ottima volontà del pontefice, i cui sommi voti erano che fosse purgata la dottrina cattolica dagli errori, la disciplina ecclesiastica dalle corruzioni, la cristianità dagli usi cattivi, che si provvedesse a bisogni particolari delle provincie, e che si pacificasse la Chiesa eziandio con gli avversarii, per quanto la

« IndietroContinua »