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religione, e la dignità della sede apostolica il tollerasse: la seconda, una simile volontà sua propria di spendere ogni suo studio ed ogni suo spirito per conseguir questi beni. Tali cose ch'egli recava, quanto fossero per giovare, stare in balia de' padri. Con la loro prudenza, con la loro dottrina, con la loro autorità potersi condurre il concilio al fine desiderato. Confortarli però egli e scongiurarli per Dio, che poste giù le contenzioni, le quali generavano molto scandalo alla cristianità, e le quistioni disutili, le quali non valevano a edificazione della fede, ma più tosto a sovversione degli ascoltanti, e a iattura del tempo, si rivolgessero unitamente e totalmente al più necessario. In primo luogo guardassero che i vento della scienza non gli traesse dal porto dell'umiltà: essendoci dinunziato, che Iddio, dal quale doveva attendersi tutto il bene, a superbi resiste, e agli umili dona la grazia. Se fossero umili e concordi, seguirebbe che con la scorta dello Spirito santo producessero alla Chiesa un abbondantissimo frutto di tanti loro viaggi, dispendii, studii, e patimenti; e che accendessero come

un sublime, e perpetuo fanale, al cui lume non solo i presenti, ma i futuri indirizzando il corso della lor vita, perverrebbono di leggieri al sicuro porto della salute: e Iddio per opera loro sarebbe sommamente lodato, essendo essi partecipi di sì fatta lode nel mondo, e rimunerati con più salda ed immortal gloria nel cielo. Uditosi questo parlamento con grande applauso, la congregazione si sciolse: partendone i più con pari letizia, e fiducia. Perocchè quantunque le parole sì come agevoli sieno fiacco indizio delle malagevoli opere; nondimeno pochi ci ha che non accettino le graziose, e nervose parole a gran caparra dell'opere. E adamantino è quell'animo che resiste agl'incanti della favella. Non avendosi relazione che'l cardinal di Loreno fosse in viaggio: anzi significando il signor di Lansac (1) ch'egli dovea fermarsi in Vinezia qualche giorno sopra ciò che avesse prima creduto; onde non convenia che 'l Legato Morone per ca

(1) Lettera dell'arcivescovo di Zara a 19 di aprile 1565.

gion sua più tardasse (1); questi a sedici d'aprile verso la sera prese il cammino per Ispruch. La stessa mattina avealo (2) di per se visitato il conte di Luna; da capo amplificandogli le commessioni a se date dal suo signore, specialmente per sostegno della sede apostolica. Quindi era proceduto a ragionar sopra le parole: proponenti i Legati: aver egli mandamento preciso dal re di fare ogni opera affin che si desse loro assetto; andando voce che per esse il concilio non fosse libero. Il cardinal Morone gli rendette le risposte menzionate più volte. A che l'oratore: che tali parole non erano state poste ne preceduti concilii; e che bisognava pensar senza fallo d' acconciarle; perch'egli faceva assapere al Legato, che in ciò concorrevano i re di Spagna, di Portogallo, di Francia, e l'imperadore. A sì gran batteria si sforzò il cardinale di contrapporre non men forti baluardi. E'l primo fu quello che in tal contesa con gli Spa

(1) Lettera de' Legati al card. Borromeo de 15 d'aprile 1565.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo de 16 d'aprile 1565.

gnuoli parea stare in cavaliere sopra tutte le loro macchine; e però con essi era sempre riuscito a difesa invitta: come potersi far questo, essendosi quella forma statuita in sessione? Non vedere il conte, che sarebbe ciò stato, non pur trarre a dubbio le cose già stabilite, del che nulla più abborriva sua maestà, ma rivocarle; con porgere ardimento agli altri di chiedere innovazioni più gravi, e di sconvolgere e mandar a ruina quanto s'era edificato: al qual preparato torrente era l'unico ritegno quell'argine che fosse disdetto di quistionare sopra il già decretato? Senza che, quanta confusione, quanta lunghezza cagionerebbe l'esser lecito ad ogni testa di sì ampla, e di sì varia moltitudine il costrignere che si dicessero le sentenze sopra gli strani appetiti, e trovati del suo cervello? Finalmente come accordarsi questa domanda del re con la professione di favorar la sede apostolica; la qual riceverebbe quindi un'alta percossa e nell'autorità, e nella riputazione? L'ambasciadore, come sentissi, così mostrossi convinto dalla forza delle ragioni: alla quale un uomo intendente, e sincero non sa resistere nè in cuore, nè in volto. Ed avvedutosi di ciò il Legato, avvengachè il conte pur si scusasse coll'ordinazion fissa del re, che gli lasciava i meri ufficii d'esecutore: nondimeno rincorossi, non ignorando esser raro e difficil caso, che un uomo di spirito non affatto servile s'affatichi ardentemente per quel che stima disconvenevole, e nocevole al suo signore. E però il più valido comandamento per fargli porre in effetto la volontà del principe, è imprimergli lo stesso parere del principe: quando a niuna podestà più si suole ubbidire che all'intelletto proprio. Si venne dunque fra loro a proporre varii temperamenti. E imbracciando il Legato contra gli assalti dell'impeto il saldo scudo dell'indugio, prese spazio finchè avesse trattato con Cesare, e conosciuta la sua mente.

Partito l'ambasciadore, furono dal cardinale l'arcivescovo di Granata e'l vescovo di Segovia, ch'erano i più riputati fra gli Spagnuoli, e i più duri nelle contese. E come è uso di chi è stato in discordia con gli officiali vecchi, il mostrare ottima disposizione verso i nuovi; affermarono essi, confidarsi di lui som

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