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del suo regno, delle quali non doversi attendere il riparamento se non dalla divina misericordia: le diligenze del morto re suo fratello e sue per l'adunazion del concilio: le necessità dell'indugio ad inviarvi i prelati: e due rispetti di mandarvi il cardinal di Loreno, l'uno, però ch'egli, non dimenticando il dovere della sua professione, aveva chiesta più volte licenza di convenirvi, l'altro, però che essendo allevato da giovinetto ne più segreti affari della corona, sapeva gl'intimi fonti delle presenti miserie. Confortava il re i padri a una commendabile e santa riformazione, con restituire ciò che per malizia degli uomini e per ingiuria dei tempi era scaduto nella Chiesa. Di che non solo avrebbono rimuneratore Iddio, ma debitori tutti i principi, e tutti i principati, e laudatori tutti i futuri. Ultimamente pregavali di dar fede al cardinale, come avrebbono data al re stesso. Poichè fu letta l'epistola, cominciò il cardinal con una eloquenza di stile, e con una graziosità d'azione che rapì ed inteneri generalmente gli uditori. Mise avanti agli occhi le sciagure della Francia, nate per li corrotti costumi di tutti gli ordini, per l'ecclesiastica disciplina affatto mancata, per l'eresie non soppresse, e per li sì lungamente trascurati rimedii da Dio instituiti. Non perdonarsi alle chiese: farsi strage de sacerdoti mentre stavano abbracciati agli altari: calpestarsi i sacramenti: per ogni parte innalzarsi i roghi degli ornati ecclesiastici, e le pire dell'immagini sacre abbattute: ardersi le antichissime librerie, ardersi i publici archivii: spezzarsi gli altari: trarsi quindi, bruciarsi, e gittarsi ne'fiumi le reliquie de santi, e con esse i disotterrati corpi de'pontefici, de're, e degl'imperadori: essere bestemmiato il nome di Dio, scacciati i pastori, interdetti i sacrificii, sprezzato il re, ammutite le leggi. Ammonì gli oratori degli altri principi, che le disavventure, le quali allora potevan essi oziosamente rimirar nella Francia, proverebbonle con tardo pentimento nelle loro patrie, se quel propinquo regno col suo cadere le traesse nella ruina. Non però mancare a tanti mali le speranze nell'egregia indole del re pupillo, negli ottimi consigli della reina madre e del re di Navarra, e nelle forze saldissime de'baroni. Ma la spada vincitrice immergersi finalmente nelle proprie lor viscere, onde non potersi confidare in più salubre argomento, che nell'aiuto il qual si chiedeva da quel sacrosanto sinodo, e dalla Chiesa universale congregata legittimamente nello Spirito santo. Due cose principalmente ricordare a que” padri il re, per l'osservanza che portava al concilio, e per la molestia che gli recavano quelle discordie di religione: che ad ogni potere si fuggissero nuove liti ed infruttuose controversie: che si ritraessero i principi dal muover l'armi. Avere il re Arrigo nella sua morte raccomandata la pace: averla desiderata il re presente e la reina, secondo la convenienza dell'età, e del sesso. Questi consigli esser veramente riusciti ad infelice successo; ma infelicità maggiore potersi temere, se tutto il cristianesimo s' immergesse nel pericoloso golfo d'una guerra, e s'avventurasse a perir tutto in uno stesso naufragio. Venne poi alle richieste della riformazione, mostrandone la necessità per mantener la Chiesa, e massimamente la Francia. Ridisse quel; le parole della Scrittura dette già da'Legati di Paolo III nel cominciamento del sinodo: per noi, fratelli, è nata questa tempesta; gettate noi nel mare. E finì con professare, ch'egli e i vescovi della sua comitiva volevano essere soggetti dopo Dio al beatissimo papa Pio IV pontefice massimo: che riconoscevano il suo primato in terra sopra tutte le chiese: che non avrebbono mai repugnato a suoi comandamenti : che veneravano i decreti della Chiesa cattolica e del concilio generale: si sommettevano agl'illustrissimi Legati: offerivano le destre sociali agli altri vescovi: e si rallegravano d'aver quivi per testimonii delle loro sentenze i chiarissimi ambasciadori del principi. Datosi fine dal Lorenese, il Mantovano (1) sottentrò con alcune parole, ricevendone altrettanto applauso di maestà, quanto il primo avea riportato di facondia. Il concetto fu tale. Che avendo il cardinal di Loreno significato a Legati nella prima sua visitazione, voler egli esporre a quel

(1) Le parole del Mantovano, e dell'arcivescovo di Zara sono registrate nel Diario a 25 di novembre 1562.

la sacra adunanza le commessioni del suo re, erasi da loro eletto l'arcivescovo di Zara, uomo dotto e prudente, perchè in nome del sinodo rispondesse all'elegante, copioso, ed erudito ragionamento del cardinale, quale avealo promesso la sua eccellente scienza, e quale avealo comprovato la riuscita : e perchè insieme esplicasse, quanto grata fosse giunta a quel convento la fatica presa da lui di venire ad accrescerlo con molti vescovi, abati, e teologi della chiesa gallicana, sperandosi da tale aggiunta di dottissimi uomini gran sussidio alla causa della fede cattolica, e maravigliosi processi all'emendazione de'mancamenti e de'costumi nella Chiesa universale. Imperò che sapevano quanto il cardinale avea fatto ne'consigli della reina e del re per difender la religione, per fortificar l'autorità della sede apostolica e la dignità del pontefice: e non meno quanto avea detto nelle pubbliche prediche, non arrossandosi dell'Evangelio, come il più de'nobili suole : e quanto finalmente avea operato la virtù militare degl'illustrissimi suoi fratelli in quella guerra franzese presa per

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