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tendeva manifestamente a sedizione, guerre, e scisme. Raccomandava con ciò due cose al pontefice; il non consentire che si dessero altrui facultà di prender gli ordini da ciascun vescovo : convenendo al ben della Chiesa, che questo fosse riserbato al proprio diocesano : e il non cercare nella distribuzione de beneficii l'utilità sua e de' suoi ministri, ma la salute delle anime, e 'l pro delle chiese. In fine, gli domandava di così fatta sua libertà umilmente perdono. Questa morte, accompagnata con perfetto esempio di religiosa divozione, fu di gran dispiacere al concilio: al quale parea di rimanere quasi in un buio infausto, perdendo in ogni genere alcune delle sue maggiori lumiere. Ma come accade nella vicissitudine delle cose mortali, si compensava la tristizia delle iatture con l'allegrezza degli acquisti. E quasi incontamente, ciò fu a ventotto di aprile, se n'ebbe uno di gran pregio nella venuta del Legato Navagero. Entrò (1) egli con privata forma in lettica dopo

(1) Diario a 28, e lettere de' Legati e del Visconti al card. Borromeo de 19 d'aprile 1565.

l'imbrunir della notte; eleggendo l'oscurità dell'ora perchè non fosse proporzionata a veruno splendor di ricevimento: e allo stesso fine prevenne d'un giorno il dì prenunziato. La ragione che'l mosse a questo, fu per non eccitar contrasti di luogo fra gli oratori de due re che gli sarebbono usciti incontro. Ma la somma degli affari tridentini pareva che stesse allora fuori di Trento; cioè in Ispruch ne' trattati del cardinal Morone con Ferdinando. Non aveva quegli voluto conducer (1) seco verun prelato del concilio, perchè non s'avvisassero gli Alemanni, che da lui si dicesse non ciò che gli dettava il suo proprio giudicio intero dalle sinodali contese, ma la suggestione di tale che ne fosse già parziale coll'aderenza e con la passione. Gli fu nondimeno mandato appresso il promotor Castello, che in ogni uopo gli ministrasse l'informazioni de'fatti. L'instruzioni ch'egli portava da Roma, si rivolgeano intorno al tenore della lettera segreta scritta da Cesare al papa; il quale nella breve già mandata risposta,

(1) Atti del Paleotto.

come fu detto, rimettevasi a ciò che più ampiamente il Legato doveva esporre: onde la scrittura, oltre al proemio ufficioso, si distingueva in varii capi secondo quei della lettera menzionata. Il primo capo dell' instruzione avea per suggetto la lunghezza del sinodo, la quale dicevasi non meno spiacere al papa, che all'imperadore: perciò che ne seguivano innumerabili danni; il pericolo di perder a ogni ora qualche nuova provincia, come accadeva allor nella Francia; la dissensione de'padri, e per conseguente la poca estimazion del concilio; le spese sopra le forze tanto inverso della sede apostolica, quanto de vescovi particolari, il detrimento delle chiese per l'assenza de'lor pastori, i rischi di gran disturbo se mancasse la vita al pontefice, e di gravissimo nocumento se cadesse sua maestà , alla cui religione e protezione il concilio stava appoggiato; la licenza del procedere che ogni giorno quivi cresceva; il pericolo e delle discordie intestine che v'eccitasse alcun maligno col manto di voler la riformazion della Chiesa, e di qualche tumulto che rompesse il conci

lio, e lo rendesse infruttuoso. Annoverati i mali della lunghezza, se ne mostravano le cagioni; e proponevansi i rimedii. Le cagioni essere state la moltitudine delle voci, la prolissità del pronunziati pareri, che spesso per entrare in nuove materie uscivano dalle proposte; le discordie originate fra padri da sì fatte digressioni; le preterite instanze degli oratori francesi, che s'aspettasse il cardinal di Loreno e la sua comitiva ; l' utilità del medesimo imperadore, il quale aveva desiderato che s'indugiasse di diffinire fin a tanto che nella dieta di Francfort si venisse all'elezion di Massimiliano; le susseguenti richieste de Francesi perchè s'attendessero altri di lor nazione, ed anche Inglesi e Tedeschi; l'essersi poste a trattato nuove quistioni fra cattolici in vece di fermarle verità contraddette dagli eretici; le molte commessioni le quali affermavano d'aver gli oratori da loro principi, e di non potersi allontanar da quelle senza nuovo mandato, cosa che frammettea gran dimore; il volere alcuni che si riproponesser suggetti già proposti; come avveniva intorno alle domande presenti

de Francesi, molte delle quali eransi disaminate e decretate in altri tempi; i mali ufficii d'alcuni forse occulti fautori de'luterani, e però seminatori di liti e di confusioni, il che parimente soleva accader nelle diete di Germania; l'alterazione che in dicendo le sentenze facevasi nelle materie proposte, secondo ch'era intervenuto nel capo della residenza; in cui la proposizione trattava di formare un decreto sopra la disciplina, e molti l'avevano voluta ridurre a dogma. In riparo si proponeva di sottrarre le cagioni per innanzi : il che sarebbesi adoperato congiugnendosi daddovero l'imperadore col papa, e facendo sua maestà, che i suoi ambasciadori dessero aiuto a Legati, onde non si lasciassero introdurre in concilio nuove disputazioni di dogmi; e per tanto s'applicassero alle sole controversie con gli eretici. Gli articoli della riformazione fossero proposti di comun assenso, e non volesse ciascuno produrre in mezzo nuovi volumi; dal che seguiva che la medesima cosa tornasse a quistione più volte. Si custodisse in concorde osservanza il secondo decreto della prima sessione; si

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