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ra del concilio; per tutto questo non s'era mai estinta nell'animo dolce di Ferdinando l'antica benivolenza. Ed aveva cominciato a darne segno nella risposta renduta al papa (1) sopra l'annunzio delle due nuove legazioni imposte a quel cardinale, cioè presso il medesimo Cesare, e nel concilio: riscrivendo con forme di singulare allegrezza, non aver potuto il pontefice deputare uomo nè più grato a se per l'antica famigliarità, nè più riputato da se per l'esperienza del suo sapere, e del suo zelo: sì che da questa elezione dicea di promettersi il desiderato ristoro dell'afflitta cristianità. Diè poscia l'imperadore nuove dimostrazioni d'un tale affetto verso il Legato nel primo ricevimento, uscendogli incontro (2) un miglio fuor della terra. Indi fu agevole al Morone col valor della lingua sgombrare ogni caligine, se pur qualche velo ne rimaneva, e ritornare affatto nella primiera confidenza, la quale in ogni trattamento è il più valido ordigno per convenire. E ciò allora sperimentossi. Era sempre dispiaciuta al Legato la

(1) A 28 di marzo 1565.
(2) Atti del Paleotto.

incominciata forma di maneggiare i negozii, non solo come prolissa ma come pericolosa, commettendo (1) successivamente l'imperadore ad un consiglio di suoi teologi l'esaminazione di varii punti che andavano a ogni ora nuovamente insurgendo fra gli articoli trattati col cardinale nelle scritture scambievoli date e ricevute. E benchè il Legato si procacciasse aiuto dall' opera d'alcuni più zelatori fra quella congrega, e specialmente dello Stafilo e del Canisio; nondimeno, oltre alla difficultà di strigner conclusione intorno alle materie proposte, sempre vivea con ansietà che non s'eccitassero quistioni tempestose e sediziose, come sopra l'autorità del pontefice. Per tanto giovandosi dell'antica e rinovata confidenza, significò all'imperadore, che quello non era modo per venire in accordo, secondo che portava desiderio sua maestà sì per la bontà del suo animo bramoso della publica quiete, sì per l'amicizia ch'ella aveva

(1) Tutto sta in una piena relazione del Legato al card. Borromeo scritta da Trento il dì 17 di maggio 1565, e nell'altre scritture passate fra lui e l'imperadore da noi allegate,

col papa. Queste vie che usavansi, non solo non condurre, ma contrariare a un tal fine. Volersi dunque conferire immediatamente fra la maestà sua e'l Legato, il quale fidavasi, che posta la somma equità e sapienza di lei, le avrebbe fatto sentire che 'l pontefice concedeva quanto poteva: ciò che si dimandava più avanti, nè pur esser conforme all'intento di sua maestà: onde ella bene informata, avrebbe goduto di quella che allora le spiaceva quasi durezza. Non fu restio l'imperadore di soddisfare in ciò al Legato: nè questi ne trasse gli effetti minori della speranza: imperò che ristretti a solo a solo in un lungo e segreto ragionamento, concordarono in ciò che segue. Che si troncassero le quistioni superflue, e particolarmente quelle in cui non s'avevano per avversarii gli eretici. Che si lasciasse a tutti i padri la piena franchezza della sentenza. Il che Cesare promise eziandio di quelli che rappresentavano in concilio la sua persona. Che si resistesse alle digressioni, e si riscotesse da parlatori la modestia, sopra che parimente l'imperadore di certezza ch'ei scriverebbe a suoi ministri. E ve n'era mestiero, perciò che il Ciurelia non rifinava (1) dal procacciarsi le risa, o più veramente i fremiti dell'adunanza colle sconce beffe delle sue profezie: tanto che il signor di Lansac s'accese d'indegnazione non solo contro all'insolenza del dicitore, ma contro alla tolleranza de' presidenti.

Che 'l papa lasciasse, come offeriva, al concilio intera la libertà nelle decisioni.

Essendosi dal Legato fatto vedere all'imperadore, che 'l sinodo in tempo di Paolo e di Giulio, ed anche del presente pontefice, avea corretti molti usi men buoni della corte romana, e pregando quegli il Legato, che essendovene degli altri, si desse compimento all'emendazione, non solo ebbe di ciò promessa, ma gli furon dimostrati molti canoni che i presidenti aveano già su l'ancudine in questo tema.

Che s'avesse special cura di dar riparo alla inordinata elezione de vescovi, ed all'esenzione del capitoli da loro ordinarii; amendue origine d'infiniti mali.

(1) Due del Visconti del 21 e del 29 d'aprile 1563.

Aver saputo l'imperadore, che la disputazione, se la residenza fosse di ragion divina, aveva acceso gran contrasto e tolto gran tempo, ond'egli alcuna volta s'era avvisato, mettere a meglio il non quistionar di ciò, e solo costrignere i vescovi a risedere: ma ch'essendosi già tant' oltre e in punto di terminarla, avrebbe sua maestà pregati i presidenti, che si venisse ad una santa concordia. Che informato Cesare, parer disconvenevole a molti e per molte ragioni, l'essersi posto in uso fin a quell'ora un sol segretario a registrare le azioni del concilio, pregava egli amorevolmente il Legato a considerar sopra ciò attentamente insieme co' suoi colleghi, almeno per torre i lamenti e le cavillazioni. E benchè al cardinale paresse, che l'opera d'un segretario fosse bastevole, e la querela inragionevole; nondimeno si dispose interiormente di soddisfare in questo all'imperadore, ov'egli insistesse nella domanda: però che Ferdinando già dichiarava, che l'elezione dell'aggiunto dovesse farsi con autorità del pontefice e de'Legati: a posto ciò, niun pregiudicio ne riusciva.

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