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stanno unite sì veramente che ciascuna fa impeto contro all' altra per andarle sotto: e che i pontificii non pure non aspiravano a seminar male fra ministri di que due principi, ma che a sommo stento poterono distornar que mali che soprastavano al publico da questa lor controversia. Il papa sentì con piacere, che 'l cardinal di Loreno aprisse quest' uscio di pratica, e di fidanza al Legato Navagero, perciò che aveva inteso prima di ciò dal Visconti (1), e poi dal Musotto, che egli era adombrato, e infastidito del Gualtieri. Onde fe scrivere a presidenti, che, tralasciato questo mezzano, procurassero la corrispondenza del predetti due cardinali senza interposita persona. E di vero non potea fra Legati commettersi ad altri che al Navagero quest'opera, essendo i due antichi in poca estimazione, e in minor soddisfazione del Lorenese, e 'l Morone nulla accetto a lui e sì come ad offenditore, e sì come a vinto, avendone il cardinal di Loreno sinistramente

(1) Appare specialmente da una del Visconti al card. Borromeo de 19 d'aprile 1565.

parlato, quasi di nocivo consigliatore al pontefice negli affari del concilio, ed essendogli stato emulo perditore nell'inchiesta della presidenza. Alla qual mala disposizione s'era aggiunto novellamente un (1) rapporto venuto al Lorenese dal vescovo di Rennes ambasciador di Francia presso l'imperadore: che 'l cardinal Morone gli avesse detto, i ministri francesi dolersi a torto de'Legati, che'l concilio non fosse libero, quando essi più veramente tenevano in una dura servitù i loro prelati, sgridandoli qualor non seguivan del tutto la volontà degli oratori, e chiamandoli a spesse congreghe nazionali: di che molti vescovi francesi aver fatto con lui richiamo. La qual accusa il Lorenese avvisavasi che tutta ferisse lui, come duce di quello stuolo. Per contrario il cardinal Navagero, indifferente d'affetti e di patria, puro d'ogni tintura delle antecedenti gare e contese, riputatissimo in probità ed in senno, e discretissimo nel negozio, pareva una quinta essenza di varie doti, unica a

(1) Lettera del Gualtieri al cardinal Borromeo de'30 d'aprile 1565.

render fisso questo mercurio. E alla buona introduzione di così fatta domestichezza intervenne ben ad uopo il ritorno del Musotto, il quale, (1) trattato con singulare umanità dal pontefice, e ritrattene risposte ottime nella sustanza delle proposte, condite con parole onorevolissime verso il cardinale, portò relazioni che assai mitigarono del suo acerbo, e soddisfecero generalmente a tutti i Francesi. Fra tanto al cardinal di Loreno venne opportunità di fare un ufficio accettevole ed onorevole insieme. Gli giunse una lettera scritta al concilio dalla reina Maria di Scozia sua nipote, e già moglie dell'ultimo re di Francia: ond'egli chiese di presentarla in una general congrega, sì come ottenne il giorno decimo di maggio (2). Ivi la reina scusava la sua impossibilità di mandar vescovi al sinodo: e prometteva ubbidienza perpetua ad esso ed alla sede

(1) Lettere del Gualtieri al cardinal Borromeo de'30 d'aprile, e de'3 di maggio, ed altre del Visconti allo stesso in que giorni.

(2) Lettera de' Legati al card. Borromeo de' 6 e de' 10 di maggio 1565, e Diario a 10 di maggio, ove è registrata la risposta del concilio al cardinale.

apostolica. Uditasi la lettera, il cardinale con magnifica orazione, benchè non premeditata, com'egli disse quando il segretario gliene chiese la consueta copia, amplificò la dignità di quella reina, la nobiltà della sua schiatta, la pietà dell'animo, i travagli sofferti per mantener la religione in quel regno, le miserie di esso per cagion degli eretici. Non poter ella spigner quindi nè prelati nè ambasciadori al concilio. Aver nondimeno lei scritto ad alcuni pochi vescovi di sua nazione, i quali dimoravano in Francia sbanditi, che vi convenissero, come sperava che seguirebbe. Ma senza fallo intender lei di sottomettersi a ciò che fosse decretato in quel santissimo convento, sì come ubbidiente figliuola della sede apostolica. Fu risposto dal segretario al cardinale con le forme convenienti verso una sì religiosa, e sì tribolata reina, e verso la qualità, e le parole del mediatore. Più memorabile nondimeno, per quanto è all'istoria presente, fu il cardinale su quel tempo ne pareri di negozio, che ne parlamenti d'ufficio. Eransi già messi in appresto da deputati i capitoli sopra

l'emendazion de'rei usi nel sacramento dell'Ordine: il che tosto avea dato a vedere quanto la riformazione dagli oratori sì domandata in generale, fosse ricusata da loro in particolare. Imperò che trattandosi nel primo divisato capo (1) sopra l'elezione dei vescovi, e ponendosi quivi necessità di gran prove, e testimonianze intorno a meriti di coloro che altronde non erano già noti al papa: il conte di Luna fece instanza a Legati, che que capitoli s'accorciassero per non proporre i volumi, e per non ispargere prodigamente il tempo in disputazioni prolisse: di che scusandosi loro con dire, che tutto era opera del deputati, il conte soggiunse, dover essi commettere a deputati che gli abbreviassero. A che i presidenti non consentirono, pigliando spazio a deliberare, affinchè poi non s'opponesse, che 'l concilio non era libero, secondo che più di tutti solean gridare gli ambasciadori. Ed

(1) La forma del predetti capi proposti nella congregazione il dì 12 di maggio 1565 sta negli Atti di castello, e il resto appare da una lettera de' Legati al card. Borromeo de 28 d'aprile, e da una del Visconti lo stesso giorno.

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