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sciare quella di Rems, sì veramente che, ove ad un cardinale fosse disdetto di tener vescovado, più volentieri egli avrebbe deposto il cappello, andando a servire alla sua chiesa. E quindi presa materia di parlar sopra i cardinali, sentì che dovrebbono crearsi in età non minor di ventisette anni, o almeno nell'età dovuta al diaconato, il difetto della quale non doversi supplire con quel maestevole paludamento. Convenire che i vescovi si consagrassero, massimamente quei che stavano in concilio: essendo agli eretici di grave scandalo, che giudichino in cause di religione coloro, che non hanno podestà d'imporre le mani, e per poco son laici. - Per tanto volersi fare un decreto, che tali o si consecrassero presentemente, o fosser privi del vescovado, o almen della voce sinodale. Discese a dire, che essendo state ignote alla Chiesa per cinquecento anni le dispensazioni, e di poi tanto male usate, avrebbe giudicato per buono l'astenersene almeno per cinque, o per due anni: e contra di esse allegò il consiglio datosi a Paolo III da quella celebre scelta di cardinali e prelati, e di poi andato alle stampe, di cui, ove ne fu luogo, assai ragionammo. Che le funzioni de'quattro ordini minori eransi constituite dapprima con grandissimo senno, onde convenia rinve-. nirle, ed esercitarle attualmente nella Chiesa. E produsse a quest'intendimento i libri dello stesso cardinal Osio, e dell'Aiala vescovo di Segovia, pregando il primo ad operare in quel tempo con l'autorità ciò che altre volte aveane desiderato col zelo. Questi furono i suoi concetti. Seguendo a parlare l'arcivescovo di Granata, si udì quasi (1) nel tutto concorde col Lorenese. Aveva il conte di Luna fatte a suoi Spagnuoli vive significazioni da parte del re a favore della sede apostolica: e'l marchese di Pescara non era rimasto di concorrervi, tenendo quivi più lungamente di ciò che per altro si richiedesse, il segretario Pagnano (2), affinchè instillasse nel nuovo oratore salubri sensi, nè sul primo avvento il lasciasse in preda alle impressioni di certi discordiosi più che

(1) Atti di castel s. Angelo a 5 di maggio, e lettera allegata del Gualtieri de' 16 di maggio.

(2) Molte lettere originali del Pagnano al marchese da Trento sono appresso l'autore.

gelosi. Ed insieme aveva raccomandato per sue lettere il diligente patrocinio di quella causa ad alcuni prelati de' suoi più amorevoli e meglio disposti. Nondimeno fra la contrarietà delle informazioni e dei consigli stava l'animo del conte ancora incerto e diviso. Ma non meno il tenea sollecito la propria causa che la comune. Per quanto i Francesi divolgassero che stavano uniti con gli Spagnuoli, e che il contrasto intorno al luogo era acconciato, rimaneva esso in verità più discomposto che mai. Anzi erasi stato in avventura di qualche tumulto fin il primo giorno dopo la venuta del conte. Imperò che (1) essendo quello il terzo dì festivo di Pasqua, e celebrandosi però solenne cappella nel Duomo, il conte stette in forse di comparirvi. Di che fatto consapevole Diego Sarmiento vescovo d'Astorga, s'argomentò di ritrarnelo ad ogni suo potere. E notossi che quella mattina il signor di Lansac venne più tardi del solito alla funzione, forse per avere odorato questo pensiero del(1) Varie lettere del Visconti al card. Borromeo l'emulo, e volersi prima certificar dell'effetto, e non ire in chiesa a una mischia: come è saggio consiglio di chi s'avvisa d'aver chiara la ragione, il non commetter la sentenza al cieco giudicio della forza: onde in tal accidente non avrebbe adoperato altro, che mandare i premeditati protesti a presidenti per caso che coll'autorità loro non l'avessero sostenuto nel suo possesso. Ma il conte di Luna se ne distolse, e sparse di non avere innanzi saputo che si tenesse cappella quel dì nella chiesa cattedrale, quando tra per divozione e per curiosità gli era surto in animo d'andarvi. Or parea convenevole ad esso e generalmente agli Spagnuoli, che 'l papa con più ardente cura si fosse intraposto per qualche onorata concordia. Ma egli vi procedeva con gran ritegno, sapendo quanto non solo il re, ma il regno di Francia si risentisse ad ogni leggier toccamento di questa quasi loro pupilla, e non parendogli buon senno il porger materia a molti cattivi spiriti in quel paese d'alzar come spezioso stendardo l'onore della nazione per farla alienar dalla sede apostolica, quasi ella volesse spogliarla Francia delle antiche preminenze. Dall'altro canto la gnavasi il re Filippo, che per esser lui più saldo nel mantenere al pontefice l'ubbidienza, il pontefice fosse men saldo nel mantenere ad esso il decoro. E sopra ciò scrisse una lettera agra all'orator Vargas, nella quale dicea, che se allora per ser. vire alla causa di Dio avesse trascurati i rispetti della sua dignità nel concilio, terminato che ei fosse, avrebbe rimosso ogni suo ambasciadore da Roma. La qual lettera sentita dal papa, maravigliosamente il commosse: e rispose in sua giustificazione, che per loro fede gli Spagnuoli dicessero in ispecialità ciò che potesse egli fare senza que tramazzi e que rivolgimenti, i quali erano ad essi più che ad ognuno in abborrimento. E lo stesso conte di Luna riprovò il tenore di quella lettera regia come troppo acerbo: e considerò saviamente, che i principi non deono innoltrarsi a dinunziare ciò che mai forse non giudicheranno buon consiglio di fare, per non avvilire in tal modo l'estimazione delle loro minacce. Adunque, non venendo allora special commessione dal papa, e non avendo i Legati balia d'innovare,

de 19, de 22 e de 28 d'aprile e degli 8 di maggio 1565, e Atti del vescovo di Salamanca.

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