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non si trovava compenso. In prima il conte aveva seco disposto di presentarsi nella congregazione in mezzo de'due oratori imperiali, secondo il comandamento che essi ne avevano, e di star tutti e tre in piedi rincontro a Legati finchè leggevansi le sue lettere, e dietro a ciò subitamente partirsi: ma un tal modo strano e nuvoloso di comparire non parea nè d'onore al re, nè di consolazione al concilio. Indi trattossi che i Franzesi non andassero quella volta in congregazione: ma essi erano di ciò ritrosi per non abbandonare il luogo nè pure un giorno: senza che nè anche la spontanea assenza de'Francesi per un di solo potea valere al concio della quistione, però che lo spagnuolo non sarebbesi contentato di star poi esule in perpetuo dalle adunanze. Ma come la forma del misto la quale vuol dominar fra i varii elementi, vale a tirare in unione la loro contrarietà, similmente conferì molto a mitigare l'austerità de Francesi la gran disposizione del cardinal di Loreno, bramosissimo di tal concordia, come colui che stimava troppo vantaggio alla sua riputazione e a' suoi intendimenti qualche lega almeno apparente de suoi con gli Spagnuoli e con gl'imperiali, della quale egli fosse il capo e il rettore: e non lasciava industria per farla credere. L'autorità dunque di esso cooperando agli ufficii del presidenti, feaccordar la lite per le congregazioni nel modo altre volte proposto (1), cioè, che quivi gli oratori franzesi tenessero il grado antico, e lo spagnuolo sedesse fuori dell'ordine presso al segretario di rimpetto a Legati. Era gran desiderio negli Spagnuoli, che si prendesse a un'ora altresì spediente per le sessioni e per le cappelle: ma ciò si mostrava impossibile per la ragione altrove narrata, facendosi quivi alcune azioni, sì come di porger l'incenso e la pace, nelle quali non potea dissimularsi la maggioranza. E benchè si ponesse in ragionamento d'usar due paci e due incensieri allo stesso tempo, i Francesi fremevano ad ogni proposta d' equalità, e quando sentivansi premere a ciò da Legati, minacciavano d'appellare ad un futuro pontefice non ingiusto e parziale, e ad un concilio

(1) Lettera de'Legati al card. Borromeo de 20 di maggio 1563.

più libero. Onde a' Legati convenne di gettarsi all'estremo, e lor sempre odioso partito, cioè di rimettere questo nodo inestricabile dalle lor mani a quelle del papa, a cui amendue le parti dissero che sporrebbono loro diritti. Al travaglio che recava l'emulazione degli oratori secolari, se ne congiunse un altro per l'inchiesta de'procuratori ecclesiastici. Il suscitamento della quale ebbe cagione, o più tosto occasione da un detto dell'arcivescovo di Lanciano. Egli il giorno diciassettesimo (1) di maggio in pronunziando la sentenza sopra il terzo canone intorno a rei usi prescrivente ai vescovi il fare le ordinazioni per se medesimi, e non per altrui, disse: che se i vescovi attendessero agli ufficii loro, sarebbe riformata la Chiesa, perciò che risederebbono e pascerebbono. Là dove al contrario i vescovi di Germania, e in primo luogo gli elettori, quasi disprezzavano d'esser vescovi. E in questo fervore voltatosi al Drascovizio, soggiunse: Parlo a

(1) Atti di castel s. Angelo, e lettera de' Legati al cardinal Borromeo e dell'arcivescovo di Zara al card. Cornaro de' 17 di maggio 1565.

voi, reverendissimo signore, come ad amibasciador di Cesare. Qual è la ragione che i vescovi d'Alemagna, e massimamente gli elettori, non vengono al concilio, trascurando e dimenticando il giuramento fatto di ciò nella loro elezione? Se portano i freni e le staffe d'oro, se cavalcano con tanta pompa e comitiva, se sono principi e spirituali e temporali, tutto è perchè sono vescovi: e nondimeno ricusano di comparire al concilio. Posto che abbiano impedimento, dovrebbono almeno mandarvi loro procuratori, come fanno l'arcivescovo di Salsburgo, e i vescovi d'Eistatte e di Basilea, con che adempierebbono in qualche parte l'obligazione. Quindi passò agli altri capi della materia, senza che mai fosse interrotto. Ma come egli tacque, così il Drascovizio riprese: che quantunque ei non fosse oratore della maestà cesarea come di Cesare, ma come di re d'Ungheria, nondimeno perche l'arcivescovo l'aveva interpellato, non volea rimaner di rispondere. La cagione perchè i vescovi d'Alemagna non venivano, sapersi notoria: ciò era il dubbio che gli eretici, partiti essi, non occupassero i loro stati. Quella poi, che li riteneva dal mandarvi loro procuratori, essere per non deputarli ad occupar, muti e con la lingua legata quasi statue o dipinture, l'ultimo luogo. Che a tempo di Paolo III in quello stesso concilio erasi a procuratori de prelati germanici prestata facultà di dar voce: e che anche sotto il presente pontefice aveala data una volta il procuratore dell'arcivescovo di Salsburgo: e che non sapeva poi, come e perchè ciò fosse stato loro disdetto. Nel qual parlare, benchè molto si distendesse, contennesi traforme di gran modestia. E per intendimento di questa materia è opportuno di ridire ciò che altrove da noi se n'è sparsamente scritto, e insieme d'aggiugnere ciò che non se n'è fin a qui raccontato. Ne'tempi di Paolo III scorgendosi e trascuraggine di molti vescovi a convenire personalmente, e un'ordinazione del vicerè di Napoli, che quattro andassero al concilio con mandati di tutti i vescovi del regno, si previdero da ciò estremi disordini, mentre o dozzinali ministri, o eletti a talento del principi da prelati innumerabili di varii reami, avrebbon retto e dominato il concilio. Onde il papa con

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