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una Bolla (1) statuì, che i procuratori non avessero autorità di fare alcun legittimo atto, salvo di scusare l'assenza del principali, adducendone le cagioni: e rivocò qual si fosse loro diritto o privilegio impetrato. Intendendo egli dietro a ciò dai Legati, che i procuratori di qualche principe ecclesiastico alemanno fremevano di questa esclusione, e che 'l medesimo sentimento si temeva in tutti i prelati germanici, privilegiò con un Breve particolare (2) quelli di tal regione, l'impedimento dei quali parea manifesto, essendo le diocesi loro cinte d'eretici armati, e però necessitose di custodia personale. Ma i Legati, che avevano consigliato il pontefice di quella eccezione, da poi dubitando sì di tumulto per alcuni prelati grandi d'altre contrade, sì di soverchia piena di procuratori alamanni, che prevalesse all'altre nazioni in deliberare, e cagionasserei effetti: s'ingegnarono di quietare i Tedeschi, a quali con approvazione del papa occultarono quel privilegio. E solo a procuratori di qualche principe, come al Iaio del cardi

(1) Al primo di maggio 1545.
(2) A 5 di dicembre 1547.

mal d'Augusta, ed al Pelargo dell'elettore treverese, permisero la voce consigliativa. In tempo di Pio il segretario Massarello, ricordandosi di così fatto privilegio davanti conceduto a Tedeschi, e non mai annullato, ammise in una congregazione (1) alla voce giudicativa i procuratori dell'arcivescovo di Salsburgo, e del vescovo d'Eistatte. Il che a Legati dispiacque forte, e consigliarono il pontefice, che con una sua constituzione rivocasse espressamente quel privilegio di Paolo. Egli di risposta (2), riprovando l'azione del segretario, e significando che in concistoro s'era già fatto un decreto, che agli assenti fosse disdetta ogni voce, con ordinarne anche una constituzione, la quale però non s'era di poi ridotta a perfezione, ma ch'egli la farebbe compire e stampare, e la manderebbe: e così pose in ef

(1) A 20 di luglio 1562, come in una de'Legati al card. Borromeo in quel giorno. Il mandato dell'arcivescovo è segnato a 25 d'aprile 1562 in persona d'Ercole Rettinger vescovo di Laventmuntz, e di Feliciano Morbinio dottore di teologia, e sta nelle scritture registrate dietro al Diario.

(2) Lettera del card. Borromeo a Legati del 29 di luglio 1562.

T. X. 32

fetto col seguente corriere (1). Nondimeno fu d'avviso, che per minore strepitosi tenesse celata una tal rivocazione, mostrandola sol ne fatti, e non publicandola nè in Trento nè in Roma fuor di necessità. I Legati riscrissero, che questa universale proibizione a procuratori non sarebbesi riputata valevole per toglier forza al concedimento speciale di Paolo III ai prelati dell'Alemagna. Onde il papa fe nuova dichiarazione (2) che anche il suddetto privilegio s'intendesse estinto. Quest'era la condizion dell'affare, quando il Drascovizio rispose nella menzionata forma all'arcivescovo di Lanciano. Il cardinal Simonetta, unico fra'Legati che fosse intervenuto al concilio in amendue i tempi, ed informato appieno della faccenda, ridusse in memoria che quel Breve di Paolo III non avea mai ottenuto l'uso, salvo nella voce consigliativa, e soggiunse che n'era poi seguita rivocazione: che veramente una volta il procuratore dell'arcivescovo di Salsburgo ave

(1) Agli 8 d'agosto 1562. (2) Mandata a Legati il dì 20 d'agosto 1562, e sta fra le scritture raccolte dietro al Diario.

va dato il parer diffinitivo in tempo di Pio, ma per errore: e che saputosi il già detto rivocamento, non erasi ciò da lui più tentato. Nè volle senza necessità far menzione di que Brevi onde i due prenominati pontefici non tanto avevano annullati i già conceduti privilegii, quanto espressamente vietata a procuratori l'una e l'altra sorte di voce, posto che ella inverso di se lor fosse dovuta; però che avrebbe ciò formata un'odiosa mostra, quasi a vescovi si togliessero i loro diritti, rompendosi la ragion comune, non in graziare, il che è accettevole a graziati, comportevole agli altri, ma in levare, il che si rende insoffribile a danneggiati, dannabile a tutti. Qui alzossi il presidente Ferier: e fatto cenno prima coll'occhio al cardinal di Loreno, quasi volesse parlar di cosa già tra loro composta, disse: che molti prelati ottimi della Francia sarebbon venuti al concilio, se la guardia delle lor chiese dalle insidie degli eretici non gli avesse ritenuti. Che però da quelli eransi colà mandati loro procuratori uomini dotti ed interi, ond'egli pregava i Legati, che gli ammettessero alla voce, perchè niuno avesse titolo di lamentarsi. I presidenti, ammaestrati dagli esempii preteriti, specialmente sopra la residenza, quanto sia maggior senno schifare che investire le odiose quistioni mosse di traverso, nulla risposero: sperando che il bollore, come eccitato per accidente, sarebbesi da per se stesso smorzato. Ma i giorni appresso Leonardo Aller, vescovo di Filadelfia e suffraganeo d'Eistatte, quando gli toccò la volta, in prima fe acerbe querele (1) che tanto mal conci fossero nelle sentenze de' padri i vescovi titolari, qual'era egli, quasi nell'ordinazioni e nelle altre funzioni non esercitassero gli ufficii episcopali: dicendo, non aver esso mai fatto avviso, in vegnendo al sinodo convocato da Pio IV retto da tali Legati, e composto di tali prelati, dover quivi essere ormato di queste rose: indi rinovò la predetta instanza (2) a favor de'procuratori. Anche gli ambasciadori francesi furono a rinovarla a casa de'Legati. Onde essi chiesero spazio a deliberare, scrivendone fra

(1) Lettera dell'arcivescovo di Zara a 17 di maggio. (2) Lettera de' Legati de 20 di maggio 1565.

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