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non s'intralciassero dimore, fin che si potesse conchiudere con buona pace dei principi una sospensione. Giudicando però ne cessario il presidente scaricare sè e i colleghi di sì scandalosa imputazione, incominciò con dire: che i padri facevano querela dei Legati per la lunghezza del concilio: di che i Legati non potersi altramente purgare, che riversando la querela sopra di loro per la lunghezza delle sentenze, le quali divenivano più veramente lezioni. Nelle stesse lezioni essere biasimevole la prolissità; ma nei pareri delle congreghe laudevolissima la brevità, Come volere essi emendare i cattivi usi del mondo, se non sapevano correggere questo mal uso in se stessi di scialacquare il tempo, cioè il più prezioso dei tesori, in quistioni leggiere e infruttuose ? Doversi porre ogni studio per mostrare a tutti, che in quel concilio si procedeva secondo lo spirito; e pure essere argomento dell'Apostolo: se fra voi sono liti e contenzioni, non procedete secondo l'uomo? Per queste ed altre cagioni avere i presidenti deliberato di prorogare la sessione. Pensassero i padri al quando : ma ove non

si provvedesse innanzi a recidere il superfluo nel dire, non parere ai Legati di poterne segnare il dì certo: onde proponeva di prorogarla ad arbitrio dell'assemblea. Nella dilazione tutti convennero: ma sopra l'incertezza del giorno fu gran discordia. Il cardinal di Loreno approvò la proposta (1); biasimando quel dire prolisso, e avvisando che il deputare un di certo sarebbesi fatto con rischio che ne mancasse l'effetto, e però insieme il decoro; rimanendo ancora forse cento padri a dover favellare, e per tanto essendo impossibile il prevedere quando puntalmente sarebbe possibile la sessione. Ad altri non piacea quell'indugio senza verun confine, e tutto ad arbitrio. Il Colonna disse, che quantunque della lunghezza fossero in colpa i prelati, non n'erano però innocenti i Legati: cui debito sarebbe stato esercitare l'autorità, e troncare il soverchio, secondo il detto: al savio poche parole. Tanta si udiva la varietà del pareri, che nè pur si discerneva qual parte fosse (1) oltre agli Atti, una dell'ambasciador fiorentino al duca Cosimo, e una dell'arcivescovo di Zara a 26 di novembre 1562 r, i

la più accettata, ed era già tramontato il sole: tal che il Seripando consigliò, e fu seguito, che per quell'ora si prorogasse a giorno incerto, sì veramente, che fra otto dì, nel qual tempo si darebbe maggior ordine, e apparrebbe maggior luce, tale incertitudine si determinasse. E nel vero quella diuturnità di fatiche sotto un cielo sì crudo, oltre agli altri danni che ne seguivano, si provava insoffribile alla complessione fiacca o senile di alcuni padri. Era morto (1) in quel tempo nella città di Spoleti, mentre per malattia partito da Trento ritornava alla sua chiesa, Giambattista Osio romano, vescovo di Rieti, uomo dotto e zelante, ma tenace del suo parere: difetto nelle congregazioni quanto spiacevole come argomento d'apprezzar poco i compagni, tanto nocevole come impedimento della concordia. I Legati avevano raccomandato per quella chiesa il Castagna arcivescovo di Rossano: ma il pontefice la sposò al cardinale Amulio: di che essi molto il com

- rs - - si i (1) Varie lettere de'Legati, e del Visconti al cardinal Borromeo parlano della sua persona, e

della sua morte, come negli Atti del Paleotto.

mendarono (1), se non in quanto al merito dell'eletto parea troppo inferiore tal guiderdone. In quei giorni altresì, di due vite più riguardevoli seccate in fiore portò novella in Trento uno stesso corriere. L'una era mancata (2) in Roma ai venti di novembre nella persona di Federico Borromeo fratello del cardinale, genero del duca di Urbino, e nel quale il papa suo zio aveva piantate le più gioconde, e le più sublimi speranze secondo il sangue; onde se ne afflisse profondamente: e il male dell'animo passò al corpo con qualche infermità, quantunque breve e leggiera. Ma nel cardinale fratello del conte questo disastro operò a maggior salute; imperò che mostrògli quella vanità delle fabriche, e delle grandezze mondane, la quale non si conosce mai bene o per udito, o per vi sta, se non si tocca in casa propria. Riti

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo ai 26 di novembre 1562.

(2) Una del cardinal Borromeo al Mantovano de'20, ed un'altra a'Legati in comune de 21 di novembre, e una di Lansac alla reina de' 28 di novembre 1562.

rossi però a meditare tra gli esercizii spirituali di sant'Ignazio nel noviziato della compagnia di Gesù: e vi raffinò quei lumi, e quegli affetti di santità, i quali fin dalla puerizia Iddio gli aveva sparsi nel cuore, e che il rendettero poi uno de'più gloriosi santi che adori il mondo cristiano. L'altra vita di pari splendente ed acerba erasi estinta a Pisa il dì ventesimo quinto di novembre (1) nel cardinal Giovanni de' Medici figliuolo del duca Cosimo, principe assai benemerito del concilio. Cadde in età d'anni diciotto: e fu bisbiglio che ciò avvenisse per violenza (2). Ma l'ambasciadore Lansac, al quale è ve. risimile che non mancasse notizia di un fatto per sua natura non occultissimo, scrisse (3) alla regina, che il cardinale era morto dopo quattro giorni di febre pestilenziale: onde può essere, che la dianzi accennata fosse una di quelle tragedie (1) Il Diario a 29 di novembre 1562. (2) Il Diario di Francesco Fermano, maestro delle cerimonie in Roma, a'25 di novembre 1562, il quale reca una relazione del Fedele residente vineziano in Fiorenza.

(5) Nella già nominata lettera de' 28 di novembre.

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