Immagini della pagina
PDF
ePub

lo re cattolico, e non insieme di Cesare, secondo che innanzi erasi detto: o ciò fosse per la significazione del dispiacere che ne aveano prenunziato i Francesi, co'quali voleva l'imperadore proceder di concordia in concilio, prevalendo in ciò l'identità dei bisogni a quella dei sangui: o perchè la contrarietà de' bisogni appunto fra gli Spagnuoli e i Tedeschi non permettesse ad uno stesso l'essere oratore per le opposte petizioni d'amendue i principi. Ora domandava il re Filippo, che si trovasse compenso onde il suo ambasciadore potesse quivi assistere con dignità insieme e con pace. Ed in sequela di ciò il conte prima di muoversi ricercava di sapere le future sue accoglienze, per non esporre e se, e la maestà cattolica a rischio di rotture col re cristianissimo, col pontefice, e col concilio. Il papa dunque ingiunse ai Legati con la maggior caldezza che avesse già mai usata verso di loro in altro affare, il porre ogni sollecitudine per darvi concio: non ignorando che 'l concorso e l'aiuto d'amendue questi re richiedevasi al buon andamento del sinodo, come quello di due piedi o di due ruote al camminar

[ocr errors]

dell'uomo e del carro. Bene alla stess'ora ammoniva, che essendo imminente, secondo ch'egli avvisavasi, il giorno della sessione, tacessero col signor di Lansac fin dopo quell'atto, per non alterare gli animi e impedire il tranquillo avvenimento di essa. Imperò che, quantunque nè ancor di poi volesse che si stabilisse nulla senza piegarvi i Francesi, ai quali intendeva, che qualunque temperamento niun pregiudicio dovesse apportare nè intorno alla possessione, nè intorno al diritto; nondimeno sapeva, ch'essi erano sì teneri in questa materia, che ricevevano le stesse proposte di concordia per offese. Oltre ad una tal significazione fatta dal pontefice ai Legati in comune, un'altra ne fece al Mantovano (1) in ristretta credenza, e da non comunicarsi ad altri che al Simonetta. Ciò era, l'ambasciador Vargas avergli esposto in profondissimo segreto a nome del re, che, ove non sortisse effetto veruno dei partiti, sua maestà, prima che recar disturbo a quella santissima

(1) Lettera del cardinal Borromeo al Mantovano de 21 di novembre 1562.

opera, voleva, che 'l suo ambasciadore cedesse ad ogni minimo del concilio; ma con protestare, che nulla ciò le nocesse nè sopra la quistione principale, nè sopra la possessione. Di che il Vargas aveva obligato il papa al silenzio verso i Legati eziandio, affinchè la notizia non gli rendesse meno industriosi nel procurare altro spediente al re più onorevole. Con tutto questo il pontefice riputò conveniente di farne partecipi quei due che governavano il trattato: però che dall'un canto era certo, ch'essi e per lor propria inclinazione verso il re di Spagna, e per le sue commessioni caldissime avrebbono mossa ogni pietra a fine di tirare a qualche accordo i Francesi: dall'altro non voleva, che, ove scorgessero impossibile la riuscita, cadessero in disperazione sopra il pacifico processo del concilio; sì che o lasciassero nel resto le diligenze sì come inutili, o tentassero in questo affare i precipizii sì come necessarii. Venuti i già detti ordini, veggendo i Legati che il giorno della sessione non era sì prossimo come il papa aveva creduto; riputarono che non fosse luogo al silenzio comandato loro con gli ambasciadori francesi avanti a quell'atto. Onde gli chiamarono a se; e mostrarono ad essi quanto fosse in pro non solo della Chiesa, ma della Francia, che 'l concilio, adunato principalmente a riquisizion di quel regno, felicemente si proseguisse: e quanto facesser mestiero alla felicità del procedimento gli oratori d'amendue le corone. Se l'una l'abbandonasse, mancare al concilio tanto di lena che nè ancor varrebbe ad operare efficacemente il beneficio dell'altra. Rivolgessero però in cuore, non solo come buoni cittadini del mondo cristiano, quali conveniva loro di professarsi, ma come buoni figliuoli della Francia e buoni ministri del re cristianissimo, a concordare in qualche partito, nel quale, salva la dignità del loro signore, si mantenesse ancora la soddisfazione dell'altro re suo cognato. E dopo sì fatto preambolo proposero due maniere, amendue con lasciare ai Francesi il luogo immediato sotto l'ambasciador laico imperiale; ed erano queste: ovvero che 'l conte di Luna avesse un seggio in mezzo incontro ai Legati, quale in tempo di Giulio III erasi dato

all'ambasciador portoghese nella lite coll'ambasciador di Ferdinando come di re d'Ungheria: o, che'l conte sedesse fra gli ambasciadori ecclesiastici sotto quello che era di Cesare come di Cesare. Fu risposto dai Francesi, che sì come ogni rottura solea trarre origine da qualche innovazione; così la più giusta e la , più agevole strada per mantenere la concordia era il continuare nell'uso antico. Di ciò aver essi comandamento dalla maestà cristianissima; la quale lor commetteva, che volendosi far novità, si partissero di presente con tutti i vescovi della Francia. Queste alterazioni tentarsi per affetti o inquieti o ambiziosi dei ministri, e non per sentimento del re cattolico: il quale avea dati e dava sì larghi pegni di amistà e di fratellanza verso il cognato, che ben palesava inclinazione in tutto diversa dal volergli diminuire una dramma delle sue antiche prerogative, massimamente in questa sua fanciullezza. Assicurarsi gli ambasciadori, che più tosto in mantenimento di esse adoprerebbe il re Filippo tutta la sua potenza, come di fatto l'adoperava in mantenere al re

« IndietroContinua »