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sua compagnia. E perchè il cardinale di Loreno mandò in quel tempo al pontefice il Bertone suo segretario, non mancarono al sospetto i suoi alimenti (1) in quell'azione per altro amorevole ed ossequiosa: dicendosi, ch'egli il faceva, affinchè molte persone confidenti che aveva in Roma, dessero al Bertone quelle segrete contezze a voce, le quali non s'attentavano di commettere alla carta. Molto più sinistra credenza si aveva in Trento, e di là si spargeva in Roma sopra il signor (2) di Lansac: il quale, essendone informato dal signor dell'Isola, e avendo da esso ricevuta infin copia di ciò che contra di lui avea scritto il cardinal Simonetta al Borromeo, ne fegran querela col Gualtieri allor che questi gli presentò la lettera del pontefice: ricevendo nel resto in grado l'ufficio, e con esso il mezzano. E quando si venne alle prove, non mostrò poi sì brutto il viso, come si era effigiato nel ritratto.

(1) Scrittura già detta del Visconti al cardinal Borromeo segnata il dì ultimo di novembre 1562.

(2) Lettera del Gualtiero al cardinal Borromeo a 26 di novembre 1562.

Di queste imputazioni i Francesi rendevano il cambio: per ciò che il medesimo signor dell'Isola, ritenendo il malanimo contra il Gualtieri (1), scrisse al cardinal di Loreno, che stesse in guardia di lui come di nemico, il quale erasi ingegnato di rappresentarlo al pontefice per un eretico. Ma il cardinal nella conversazion del Gualtieri, preso da quegli speciali caratteri di lealtà, i quali persuadono quasi sempre, e non ingannano quasi mai, non solo non prestò fede alla lettera, ma la comunicò a lui stesso (pericolo assai frequente delle sinistre relazioni), e poi nella risposta fe segno d'opinione af, fatto contraria. E a queste dimostrazioni private verso il mediatore andava egli conformando le publiche verso la causa: imperò che, udita nelle prime congregazioni la lunghezza e la superfluità con cui trattavasi quella differenza sopra il settimo canone, la biasimò (2) a tutti palesemente. Non richiedere allora il servigio di

(1) Appare da una del Gualtiero al cardinal Borromeo all'ultimo di novembre 1562.

(2) Lettera del Gualtieri e de'Legati al cardimal Borromeo a 26 di novembre 1562.

Dio, che si piatisse in tali quistioni altrettanto infruttuose, quanto pericolose: alla tavola dell'imperadore essersi parlato di ciò con maniera di vituperazione, e di scandalo. Quanto più scandalo sarebbe se il fine di tal controversia desse a credere, che si fosse proceduto con passione, e per interesse? Aggiunse ridendo, non consentir lui, che si segnasse a suo conto la preterita prorogazione, nè volersi a ciò soscrivere, veggendo che rimaneasi tanto indietro nel corso, e tanto lungi dalla meta. - Nè cessavano (1) i ministri spagnuoli d'usar tutte le diligenze coi loro prelati, a fin di ritrarli da quell'impeto di controversie non acconce al tempo, e valevoli o a cagionare, o a significar poca unione fra 'l capo e le membra della Chiesa cattolica. E sperimentando che alle risposte generali sempre buone, non consonavano i fatti particolari, stimò il marchese di Pescara, che ciò procedesse forse dalla debole autorità del segretario Pagnano: onde riscaldato dall'ultime richieste del

(1) Lettere del Visconti al cardinal Borromeo a 27, ed ultimo di novembre.

papa dianzi contate, volle, secondo il cenno dato nella sua risposta, avvalorarla con la messione a tal fine del senator Molines. Ma quando il diverso parere è passato in gara, e la volontà si ha fatto servo l'intelletto, nessun mediatore è bastevole; nominandosi e riputandosi la causa una volta abbracciata, causa di Dio. Senza che, avvisavansi gli Spagnuoli, che questo fosse un sentimento di ministri, indorato nella superficie dal nome reale: o almeno che il re non sarebbesi innoltrato di là dall'esortazioni moderate; le quali come non hanno la punta del timore, così vagliono di sprone ottuso. Ed avvenne un accidente ch'esasperò forte l'animo di quei prelati, e guastò insieme lo stomaco al cardinal di Loreno, per colpa di coloro i quali, sì come scrisse (1) al cardinal Borromeo il Gualtieri, facendo ostentazione d'esser gli unici difenditori dell'autorità pontificia, provocavano altri a divenirne offenditori ed assalitori. Il dì primo (2) di dicembre

(1) A 3 di dicembre 1562.

(2) Oltre agli Atti di Castello, una dell'ambasciador fiorentino al duca a 5 di dicembre, una dei Legati, ed un'altra del Visconti al cardinal Borro

occorrendo a Melchiorre Avosmediano, vescovo di Guadix, d'esporre il suo giudicio sopra quelle parole del canone proposto, nelle quali si conteneva, che i vescovi son chiamati dal papa in parte della solletitudine, e che gli assunti da lui sono veri vescovi; oppose, che dovevasi usar dicitura più larga e men limitata: però che se alcuno era eletto secondo i canoni degli apostoli e del concilio Niceno, divenia vero vescovo, benchè non fosse assunto dal papa : quando ne già detti canoni si dispone, che sia ordinato e consecrato dal metropolitano, senza far menzione del papa: nè apparire universale quest'uso nella Chiesa, che 'l papa elegga. Grisostomo, Niccolò, Ambrogio, Agostino, ed altri essere stati vescovi non eletti dal papa : anzi, che di fatto l'arcivescovo di Salzburgh creava vescovi quattro suoi suffraganei, senza che di ciò il papa s'intromettesse. ll che udendo il cardinal Simonetta, affinchè quella opinione non allignasse,

meo, la prima de 2, e la seconda de 3 di dicembre 1562, ed una dell'arcivescovo di Zara al cardinal Cornaro, e un'altra del Foscarario al Morone altresì de 3 di dicembre.

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