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sarii. Principalmente si guardassero dagli strepiti e dalle indegnità del passato giorno, altramente i Legati uscirebbono dal convento per non tollerare azioni sì sconce a presenza loro, ne'quali si rappresentava la persona del papa, oltre alla riverenza che si doveva a quella di due altri prestantissimi cardinali, degli ambasciadori mandati da molti grandissimi principi, e di tanti santissimi padri. Il cardinal di Loreno, a cui apparteneva il dire avanti d'ogni altro, consenti alla proposta in tutte le parti. E per maniera di lodare gli ultimi detti del Mantovano, si feluogo a riprendere con modestia e gravità il commesso tumulto, e massimamente coloro i quali aveano profferito contra il vescovo di Guadix: anathema : sia bruciato: è eretico : le quali parole non esser degne che in quel convento fossero pronunziate sì di leggieri. E sopra ciò disse, non approvar già egli quello che pareva essersi dinunziato quasi a disciplina di somiglianti falli nei casi d'avvenire, cioè la partenza de'Legati dall'assemblea. Che questo sarebbe riuscito non a pena, anzi a premio de'più

ardimentosi: i quali se tanto osavano al cospetto de'Legati, in qual audacia trascorrerebbono disciolti da cotal freno? Volersi trovare più conveniente punizione di chi sì poco venerava un auditorio si ve nerando. Le parole del Lorenese niente dispiacquero a presidenti, come quelle che non gastigavan veruno in particolare, ed erano dette non quasi da chi s'arrogasse l'autorità di capo, ma da chi si conformasse al detto del capo. E più di cento padri confermaron il suo concetto. Ma il (1) Caselio, il qual vedeva che quella generale riprensione diveniva in gran parte sua propria, quando gli toccò la volta, non si tenne dall'intralciare alcune cose fuori del tema, e del senno, tal che dai Legati, e dal Visconti appresso al cardinal Borromeo ebber titolo d'impertinenti, come indirizzate contra il cardinal di Loreno: ciò fu : ch'egli aveva udito l'un de'Legati, e che ad essi, non ad altri, doveva ubbidire: che se volevano gli Spa(1) Lettere de'Legati, e del Visconti al cardidire, che tali discorsi nè conferivano al suggetto, nè valevano a edificazione, ma sì a distruzione: e che non conveniva ai vescovi il muover quistione sopra l'autorità del loro sovrano. La controversia con gli eretici esser questa : se i vescovi assunti dal papa fossero veri vescovi ed instituiti da Cristo: ed allora udirsi alcuni in quel luogo, i quali per contrario ardivano d'affermare, potersi creare i ve scovi senza che gli assumesse il papa. Non si maravigliassero dunque, se talora in dir le sentenze sentivansi interrotti, quando non rispondevano alla cosa proposta, come dovevano. Ma il Noguera riprese, che mentre s'esaminava la giurisdizione dei vescovi, facea mestiero di ragionare ancora sopra quella del papa. E insurgendo il Granatese a difender il Noguera, e dall'altra parte rinsurgendo il Caselio quasi punto dal Granatese, già il contrasto e si dilatava, e s'infiammava: quando il cardinal Simonetta fe cenno al Caselio che tacesse: e così tacquero anche gli altri contra i quali ei diceva, e si lasciò finire il Noguera, benchè non mancassero alcuni che cercarono d'impedirlo. Terminato ch'egli ebbe, ricominciò il cardinal Osio con precedente approvazione del Lorenese che gli sedeva a canto, e disse: riputar lui, che in quella sacra adunanza ogni cosa fosse profferita per buon zelo: ma la vera controversia fra i cattolici e gli eretici consister solo in ammettere, o no per legittimi vescovi gli eletti dal papa: inverso la quale essere affatto estranee quelle disputazioni, se ci potessero avere ancor legittimi vescovi senza una tale elezione. Anzi in affermando ciò, favoreggiarsi gli avversarii più tosto che impugnarsi. Ma il Noguera volle da capo tenzonare in contrario: onde il cardinal Simonetta gli disse: ch'egli era insolente, e che desse ormai luogo agli altri di seguitare. Il che parendo meritato dalla contenziosa pertinacia dell'uomo, nè offese in universale i padri, quasi violazione della libertà, né in particolare gli Spagnuoli, quasi onta della nazione. Due novelle (1) in questi giorni arrivarono colà di gran momento agli affari publici sì civili, come sacri. L'una fu la

mal Borromeo a 5 di dicembre, ed altra de' Legati a 6 di dicembre 1562.

(1) Il Diario agli 8, e una de'Legati al cardinal Borromeo de 3 di dicembre 1562.

dire, che tali discorsi nè conferivano al suggetto, nè valevano a edificazione, ma sì a distruzione: e che non conveniva ai vescovi il muover quistione sopra l'autorità del loro sovrano. La controversia con gli eretici esser questa: se i vescovi assunti dal papa fossero veri vescovi ed instituiti da Cristo: ed allora udirsi alcuni in quel luogo, i quali per contrario ardivano d'affermare, potersi creare i vescovi senza che gli assumesse il papa. Non si maravigliassero dunque, se talora in dir le sentenze sentivansi interrotti, quando non rispondevano alla cosa proposta, come dovevano. Ma il Noguera riprese, che mentre s'esaminava la giurisdizione dei vescovi, facea mestiero di ragionare ancora sopra quella del papa. E insurgendo il Granatese a difender il Noguera, e dall'altra parte rinsurgendo il Caselio quasi punto dal Granatese, già il contrasto e si dilatava, e s'infiammava: quando il cardinal Simonetta fe cenno al Caselio che tacesse: e così tacquero anche gli altri contra i quali ei diceva, e si lasciò finire il Noguera, benchè non mancassero alcuni che cercarono d'impedirlo. Termina

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