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Instruzioni portate dal cardinal di Loreno. - Bastiano Gualtieri vescovo di Viterbo mandato dal pontefice per trattar con esso. Ricevimento del cardinal nella congregazione. - Lettere del re Francesco al concilio. Orazione del Lorenese; e risposta rendutagli prima dal Mantovano, poi dall'arcivescovo di Zara. Nuova orazione fatta successivamente dall'ambasciador Ferier. Diffidenza che ha il cardinal di Loreno del Legato Simonetta; e varii sensi di lui significati a presidenti, e al Gualtiero. Sessione prorogata, e con qual condizione. Morti memorabili d' alcuni grandi. Partita dell'orator bavero per la differenza coll'Elvezio. Varii trattati di concordare i luoghi tra gli ambasciadori delle due corone, ma senza frutto. Buoni ufficii del senator Molines coi prelati spagnuoli. Disturbi nell'adunanza proceduti da vescovi di Guadia e d'Aliffe. Creazione di Massimiliano re di Boemia a re de Romani, e allegrezze fatte di ciò nel concilio. - Morte del re di Navarra. - Primo ragionamento del cardinal di Loreno intorno alla instruzione de vescovi, seguitato da molti, ma non da tutti i Francesi. Forma de'canoni da lui proposta nelle materie contese. Altro suo parere intorno alla residenza. - Nuove significazioni temperate del re di Spagna a suoi ministri per non offender il papa, i Francesi. Lamenti del Lorenese. Sessione prorogata di nuovo, e come. Il Visconti mandato a Roma da Legati, e con quali commessioni. Diligenze del Gualtieri per torre le suspizioni scambievoli tra il papa e 'l cardinal di Loreno. Pelvè promosso all'arcivescovado di Sans. Processione per gli affari della religione in Francia, e novella sopraggiunta in poco d'ora della vittoria ottenuta da cattolici. Letizia fatta di ciò. Promozione de cardinali Gonzaga e Medici. Intenzione del papa d'andare a Bologna, consigliatone dal cardinal Seripando, e dal Lorenese, sconsigliatone dal Mantovano. Commessioni del pontefice a Legati intorno alla trattazione del cardinal di Loreno, e all'assetto delle controversie: e risposta libera degli stessi. Giorno quarto di febraio stabilito per la sessione. - Trentaquattro petizioni portate dagli oratori francesi a Legati. Il Gualtieri mandato a Roma per trattar di esse da parte del Lorenese col papa. Maniera divisata fra presidenti e 'l cardinal di Loreno per aggiustare i canoni intorno all'autorità del papa, e de vescovi; ma ripugnanza che quegli trova ne suoi Francesi, e negli Spagnuoli. Elezione fatta di lui e del cardinal Madruccio con facultà di chiamarvi altri per racconciare il decreto sopra la residenza. Difficultà e contese insurte in quello special convento. - Decreto piaciuto al più de'deputati, ma intoppo che poi riceve da molti canonisti. Il Lancellotto mandato al conte di Luna come a destinato ambasciador del re cattolico, per affrettarlo: ritorno di lui, e risposta riportata. Dichiarazione degli oratori francesi a vantaggio del concilio sopra il papa, confutata virilmente da Legati. Venuta dell'ambasciador di Savoia. Ritorno del Visconti da Roma, e risposte da lui recate. Disperazione di concordare in breve le differenze sopra i camoni e i decreti; e però sessione prolungata ai ventidue d'aprile, con ordine di trattar fra tanto ancora sopra il sacramento del matrimonio. - Senso precedente de Legati, del Lorenese, e degli ambasciadori sopra questa prorogazione: e varietà di sentenze intorno ad essa nell'adunanza.

II cardinal di Loreno il dì a canto (1) alla sua entrata fu a visitare i Legati insieme con gli ambasciadori francesi. E premise, ch'egli doveva appresentare due maniere di cose; altre partenenti al re cristianissimo, altre riguardanti la sua persona. Cominciò da se stesso, e rammemorando

(1) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo ai 16 di novembre 1562.

l'antica deliberazione fatta da sua maestà di mandar lui a quel concilio, ritardata fin allora per insuperabili impedimenti, disse: che sì come a pigliar questo carico l'aveva spinto il zelo verso la religione cattolica, verso la quiete comune, e verso il servigio del suo re e della sua nazione; così era per usar maniere conformi a tali suoi fini: e che aveva fermo animo di riconoscere e d'ubbidire i Legati con piena sommessione, come ministri della sede apostolica: alla quale portava una somma obligazione e per la porpora, e per altre segnalatissime grazie: e specialmente si professava umile e divoto servo del presente pontefice. Dietro a ciò, trasportando il ragionamento all'altro capo, salutò i Legati a nome del re; di cui significò aver lettere ad essi, e a tutto il concilio. La contenenza essere, il porre loro davanti le presenti calamità di quel suo già felicissimo e gloriosissimo regno, alle quali s'aspettavano i ristori da quella santa assemblea, secondo che avrebbono esposto gli ambasciadori per le nuove instruzioni da lui recate soscritte da sua maestà cristianissima, dalla madre, da fratelli, dal re di Navarra, e dagli altri principali signori del consiglio reale. Che desiderava di essere ammesso in una generale adunanza per esporre ciò che a lui era imposto; e particolarmente il romore suscitato nella Germania, che in quel sinodo si avesse a statuire una lega fra'principi cattolici contra i protestanti: i quali per ciò erano stati in molti sospetti, e in diversi trattati. Il suo re essersi portato in ciò secondo suo dovere: bene intendendo, che una tal lega ne avrebbe provocata un'altra non meno valida fra gli avversarii; accendendo un fuoco inestinguibile nella cristianità. E finalmente conchiuse: che fatto questo ufficio a nome reale, avrebbe lasciata la cura delle cose publiche agli ambasciadori; aiutando egli come privato alla sollecita conclusione del concilio con mantenimento ed accrescimento della dignità pontificale, quanto fosse nel suo potere. Con brevità i Legati risposero nel primo capo, affermando un sommo loro approvamento dell'elezione fattasi già dal re e dal consiglio nella persona del cardinale a quell'impresa, una singulare alle

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