La strada

Copertina anteriore
Einaudi, 2010 - 218 pagine
Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

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Indubbiamente la narrazione è magistrale: il ritmo, a volte lento, a volte incalzante, l'assenza di nomi, la carenza di contesti interpretativi della situazione apocalittica, il rapporto padre-figlio, le descrizioni drammatiche ne fanno un libro di riferimento tra i romanzi moderni.
Dal punto di vista scientifico mi lascia però perplesso la dinamica del mondo distrutto da una catastrofe non specificata, basata su incendi. Sembra che non cresca più nulla, neppure l'erba. Però c'è ancora acqua e ci sono ancora uomini vivi e morti da poco, il che vuol dire microbiologicamente attivi: perché non riescono a fertilizzare il terreno per coltivare? Come è possibile che gli uomini possano sopravvivere (male) ma nessun animale ci riesca?
Mi si potrà obiettare che si tratta di un romanzo diverso da The Martian che è la storia di sopravvivenza basata su conoscenze chimico-fisiche.
Comunque sia, è un libro che fa pensare e perciò raccomandabile a chi ha lo stomaco robusto (alcune descrizioni di cannibalismo, anche se non "splatter", sono "pesanti").
La conclusione lascia aperta una tenue speranza, ma non mi convince.
 

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