Raccolta di melodrammi giocosi scritti nel secolo XVIII.

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Società Tipogr. dei Classici Italiani, 1826 - 673 pagine
 

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Pagina 497 - Appunto perché sono Una bestia solenne, io son filosofo: Chi fu Socrate? un asino. E te lo proverò. Mai non parlava Costui da sé, ma domandava sempre: Chiaro segno evidente, Ch'era una bestia, e non sapeva niente... Ed io maggior mi stimo Filosofo di lui, per la ragione, Che ogni qual volta lo voglio imitare, Nemmeno so che cosa domandare!
Pagina 491 - L'universale sventura di tanti suoi imitatori incoraggisce me a presentare al pubblico con minor rossore questo debole parto del mio ingegno. Ho cercato in esso trarre la materia del ridicolo da un soggetto quasi somigliante, cioè dal supporre un uomo semplice, che dalla cognizione confusa e volgare delle vite de' filosofi antichi (come quegli dalle vite de' Cavalieri erranti) abbia stravolto il cervello, fino a credere di poter ristorare l'antica filosofia.
Pagina 244 - Sorte fra noi non fa: fra noi l'uom colto Con cortese linguaggio Presta alle belle omaggio; Piace il cor dolce e la gentil maniera; S'odia il tuon minaccioso e l'alma fiera. Se stride irato il vento, Se il mar minaccia e freme, II passegger lo teme, Lo teme il marinar.
Pagina 68 - Ve pur troppo Quella gran diceria Che la Cuccagna sia Cercata in più d'un loco, Ma che, quando si trova, dura poco. Vi son due strade al mondo Per l'uomo pellegrin; Chi non ricerca il fin, Conoscerle non sa. La strada più fiorita Lo guida alle rovine; O E l'altra fra le spine Al porto il guiderà, (parte SCENA QUINTA Madama LIBERA e POLLASTRINA POLL.
Pagina 307 - Come una ruota è il mondo: Chi in cima sta, chi in fondo; E chi era in fondo prima, Poscia ritorna in cima: Chi salta, chi precipita, E chi va in su, chi in giù: Ma se la ruota gira, Lascisi pur girar. Felice è chi fra i vortici. Tranquillo può restar.
Pagina 496 - Quel mastro Antonio, che fu mastro Antonio. Sta sottoterra ascoso II tartufo odoroso: il porco immondo Lo scava col suo grugno; e quello poi Si fa cibo di dame e di alti eroi. Stava cosi sepolto II porco io fui, che lo scavai. Lo tenni Alla mia scuola, e in men di sette giorni Filosofo divenne mastro Antonio: Gittò ranno e sapone, Vesti la toga, e diventò Piatone...
Pagina 530 - Non vi è nella ginnastica, chi sia Più della pulce elastico. Io presi un giorno a misurare un suo Più picciol salto. E come? Con due punti fissai li due confini Del salto fatto, ed indi Impressi nella cera Li piedi poi della bestiola, e dopo Col compasso ne presi la misura; E ritrovai, che avea saltato poi Trecento e nove piedi delti suoi. Questa regola dunque Abbia ciascun di voi, e diverrete Li primi saltatori della Grecia. ANTONIO E facitelo sà, ca non c'è àuto (agli alunni) Pe* ròmperve...
Pagina 500 - E' bello e buono; ma quel far da sposa Con un bel giovanotto è un'altra cosa. Una rosa ed un giacinto Se portate uniti in petto, Bel piacer da quel mazzetto, Bell'odor che n'uscirà. Ma se a guasto tulipano Voi la rosa poi unite, Quell'odor più non sentite: Quella rosa marcirà. Signorina, si stia bene: Lei giudizio già ne tiene: Già capisce, come va.
Pagina 491 - Savj: il suo perpetuo interrogare: il suo vantarsi di non saper altro, che il saper di non sapere: il Demon'e con cui diceva consigliarsi: la morte in fine datagli dalla superstizione de' Sacerdoti per calunniose accuse colla cicuta; e molle altre particolarità, che n'el corso del dramma si ravviseranno.
Pagina 338 - La guardatura fissa, il viso giallo, E ora piango, ora rido, or canto, or ballo. Via largo, ragazzi, Che arriva la sposa Con gala sfarzosa; La bella Tonina Che vien dalla China: Oh quante carrozze! Oh quanti cavalli! Venite alle nozze, Si canti, si balli, Cantate, ballate, La ra, la ra là.

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