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a tal passo. Esso certo prometteva di dargli assai più , se il mandava salvo , che non Antigono , se il metteva sul trono. Qui il reo Parto dopo aver con iscuse e giuramenti cessato da se tal sospetto n' andò a Pacoro; e di presente que' Parti colà lasciati , che n' ebbero la commissione , miser le mani addosso a Fasaelo ed Ircano, che detestavano oltre lo spergiuro altre cose e la loro infedeltà.

VI. Intanto il coppiere spedito perciò macchinava di prendere ancora Erode, tirandolo frodolentemente fuor . delle mura, come se avesse commissioni per lui. Ma egli fin dapprincipio mirando i Barbari con sospetto , e allora appunto avendo sentito ch' erano date nelle man de' nimici le lettere , che gli portavano il tradimento per lor commesso , non volle uscire , contutto gliene adducesse Pacoro un motivo assai ragionevole, cioé ch' egli andasse incontro a chi gli recava le lettere; che non era vero altrimenti , che fossero state intercette dagl' inimici, né già recavano nuova di tradimento; ma del quanto operato avea Fasaelo. Egli però aveva per buona sorte udito d' altronde del fratello già arrestato, e gli era venuta innanzi (38) Mariamme figliuola d' Ircano, donna , quanto niun' altra mai , acutissima , scongiurandolo a non partire , né a mettere la, sua vita in mano di Barbari, che apertamente omai gli tramavano la rovina.

i VII. Or mentre stava Pacoro co'suoi ripensando al come venire a capo furtivamente de' loro insidiosi disegni , giacché l' operare scopertamente non era possibile con un uomo cotanto accorto, Erode colle persone più

Flavio, t. VI. Detta G. G. t. /., • 5 care, colto il buon tempo , di notte senza saputa de* gi' inimici. ritiròssi nell' Idumea. Penetratolo i Parti gli tennero dietro , ad egli fatto proseguire il cammino alla madre , alla sorella , alla donzella promessagli sposa con esso la madre sua, e al minor suo fratello , esso co' servi assai francamente tenea lungi i Barbari; e in tutti gli assalti, che loro diede, uccisine molti al castello arrivò di Massada.

Vili. Ma più dolorosi, che non i Parti furono nella sua fuga per lui i Giudei , che infestarono continuamente , e di presso a Gerusalemme a sessanta stadj inseguironlo lungo tempo schierati in giusta ordinanza. Quivi Erode, domatili pienamente, e messine a morte assai , fabbricò poscia in memoria di questa lieta avventura una terra adornata d' una sontuosissima reggia con entrovi una fortissima cittadella, e dal suo nome chiamòlla Erodio. Ora mentr' egli stava tuttor fuggendo, gli si aggiugnevano di continuo molte persone: e giunto a Tressa dell' Idumea gli venne incontro Giuseppe suo fratello, e gli die per consiglio che si scaricasse d'una gran parte del seguito suo; perciocché tanta gente che ri numero oltrepassava di novemila non capirebbe in Massada. Persuaso Erode sparse per l' Idumea le persone gravose e disutili, cui forni prima di viatico, e ritenuti presso di se oltre i suoi più congiunti gli uomini più gagliardi ricogliesi salvo nella fortezza; e quivi lasciate alle donne ottocento persone di guardia con tutto il bisognevole per sostenere un assedio egli tirò verso Petra d'Arabia.

IX. Intanto i Parti messisi in Gerusalemme a rubare

caccia vansi nelle case di chi fuggiva , e ancor nella reggia , intatti però lasciando gli averi d' Ircano , i quali non erano più di trecento talenti. Capitarono loro alle mani anche quelli degli altri (3g) , ma non quanti speravan che fossero. Perciocché Erode antivedendo da lungi la poca fede de' Barbari , avea provveduto , che il meglio delle sue masserizie fosse recato nell' Idumea; e feciono similmente ciascuno de' suoi congiunti. Ora i Parti dopo il saccheggio a tanto innoltraronsi di baldanza , che d'una implacabile guerra riempirono tutto il paese, e abbatterono da' fondamenti la città di Marissa , e non pure misero in trono Antigono , ma gli diedero Fasaelo ed Ircano prigioni , perché straziasseli a suo talento; ed egli ad Ircano , che gli era caduto supplichevole a piede , schiantò coi denti gli orecchi; onde in avvenire , se mai le cose mutassero faccia, racquistar non potesse il pontificato; perciocché questa carica non può darsi, che a' sani della persona.

X. Antigono però rimase al di sotto con Fasaelo, il quale animosamente il prevenne con battere il capo in un sasso , perché non aveva né ferro né mani in balia. Egli adunque mostrando se stesso vero fratel d'Erode ed Ircano un uomo dappoco, muore coraggiosissimamente facendo una fine conforme alla scorsa sua vita. Ma u*» torno a questo corre altra voce , ed é, ch' egli si riebbe dal colpo , e che il medico a lui mandato da. Antigono col pretesto , che lo curasse , gli empì la ferita d' empiastri attoscati, e l' uccise. Comunque ciò sia, il prin-» cipio fu per lui (4o) onorevole. Dicesi finalmente , che «gli prima ancor di spirare, udito da certa donnicciuo-» la, ch' era fuggito Erode di mano al nimico « or, » disse , muojo contento , perché lascio al mondo, chi » saprà vendicarmi de' miei nimici ».

XI. Così egli muore, e i Parti , tuttoché andasse fallita lor la speranza d' aver le donne , che più volevano , a favore però d' Antigono mettono in sesto le cose di Gerusalemme, e ne menano in patria Ircano prigione.

Capitolo XIV.

Erode escluso cF Arabia si volge a Roma; ove, mercé di Cesare e Antonio vien fatto re.

L Intanto Erode con maggior fretta viaggiava verso l' Arabia , come se fosse ancor vivo il fratello, sollecitandosi d' ottenere dal re denajo , col qual solo sperava di muovere a bene di Fasaelo l' avarizia de' Barbari. Perciocché ripensava seco medesimo, che se I arabo fosse stato dimentico dell' amicizia paterna e non avesse avuto il coraggio di fargliene un dono , ne avrebbe almeno in prestanza la somma per lo riscatto col dargliene in pegno il figliuolo del riscattato: e a questo effetto menava seco il nipote in età di sett' anni; ed era pronto a sborsare trecento talenti, premessavi la mediazione de'Tirj. Ma il destino (40 prevenne le sue premure , e morto Fasaelo tornò in vano il fratellevole amor d' Erode. Anzi neppur presso gli Arabi trovò amicizia costante. Perciocché Malco re loro mandatogli sollecitamente un messo gi' ingiunse, che votasse il paese, iidducendo in iscusa , che i Parti gli aveano intimato di cacciar dall' Arabia Erode; benché la vera cagione di tal procedere fosse la voglia di non pagare que' debiti , ch'esso avea con Antipatro , e il gravargli di rendere in ricompensa de' suoi regali alcun guiderdone a' figliuoli di lui bisognosi. Di questa mdegna spilorceria aveva per consiglieri persone , -che amavano al par di lui , si smarrissero i depositi fatti appo loro da Antipatro ; erano questi i più possenti baroni del regno.

II. Erode adunque, scoperti gli Arabi suoi nimici per quel medesimo,. onde sperava che fossergli amici più stretti , e data a' messi quella risposta , che suggerigli il dolore , si volse all' Egitto; e alla prima sera si ferma in un tempio villereccio per adunare i lasciati qua e là. Il dì appresso appena fu giunto a Rinocolura (4a) , gli é data la nuova , che é morto il fratello. Quivi sfogata, quanto poté , la sua doglia, come prima calmòssi l' affanno , andò oltre. Allor , benché tardi, F arabo riconosciutosi spedì prestamente persone , che richiamasser l' offeso. Ma Erode avanzandoli nell' andare pervenne a Pelusio: dove da que' nocchieri ottener non potendo il passaggio ricorse a"governatori, i quali avendo risguardo al famoso e grand' uomo , ch' egli era , lo accompagnano in Alessandria. Erode entrato in città fu accolto magnificamente da Cleopatra, perché sperava di affidare alla sua condotta le imprese , che avea divisate. Ma egli rigettate le suppliche della regina , senza timore del mir tempestoso , né de'tumulti d'Italia navigò verso Roma.

III. Sorpreso da gran fortuna presso a Parafila e fatto getto di pressoché tutta la roba sua a gran pena afferrò

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