Opere di Torquato Tasso colle controversie sulla Gerusalemme poste in migliore ordine, ricorrette sull'edizione fiorentina, ed. illustrate dal professore Gio. Rosini, Volume 10

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Pagina xxv - ben omai siccome io vado Per questo loco al ver , che tu desiri, Si che poi sappi sol tener lo guado . Lo moto, e la virtù de'santi giri Come dal fabbro l'arte del martello, Da' beati motor convien che spiri. Qui
Pagina xxv - efassene suggello. E come l'alma dentro a vostra polve , Per differenti membra, e conformate A diverse potenzie si risolve : Così la intelligenzia sua bontate Multiplicata per le stelle spiega, Girando se sovra sua unitate.
Pagina xiii - disabitati ; laonde poteva dire Solo e pensoso i più deserti campi Vo misurando a passi tardi e lenti, E gli occhi porto per fuggire intenti, Ove vestigio
Pagina 72 - Segretario. Sarà più cauto per l'avvenire, e direi guardingo, s'io non me ne avessi a guardare. Forestiero. Passiamo ad altro. DIALOGO . E quanto al vivo delle figure : Manca il parlar, di vivo altro non chiedi: Né manca questo ancor s
Pagina v - respice ) Pallas Insedit, nimbo effulgens et gorgone saeva. Ipse pater Danais animos viresque secundas Sufficit : ipse Deos in Bardana suscitat arma. Voleva oltre seguir lo Spirito, ma io troppo volenteroso interruppi le parole, e dissi: A me pare ch'Enea in questo luogo non vegga l'Idee, ma l'Intelligenze;
Pagina 111 - O come lieto Arno la riga, e fende, „ E quinci, e quindi, quando freschi, e molli „ Rivi tra via sotto sua scorta prende. „ A veder pien di tante ville i colli, „ Par che '1 terren ve le germogli, come „ Vermene germogliar suole e rampolli. „ Se dentro un mur sotto un medesmo
Pagina xxiii - mio infermo, e bruno e soggiunse ; Che dal destr' occhio, anzi dal destro sole De la mia donna al mio destr' occhio venne II mal, che mi diletta, e non mi dole; E pur com'intelletto avesse, e penne , Passò, quasi una stella , che 'n
Pagina vii - corpo aereo , in que' versi: Tali Cyllenius ore locutus Mortales visus medio sermone reliquit, Et procul in tenuem ex oculis evanuit auram. Parlo teco volentieri
Pagina 7 - più bello. Ma finalmente per non perdere il nome di buon cortigiano, non si curò di ritener a forza quello d'ottimo poeta; e udite come. . Leggeva alcuni suoi canti al Principe suo padrone, e quando egli cominciò a leggere erano le camere piene di gentiluomini ascoltatori, ma nel fine, tutti erano spariti
Pagina xi - d'un faggio , E'n bianca nube sì fatta, che Leda Avria ben detto che sua figlia perde. Come stella , che 'I Sol copre col raggio. E

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