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Signor, che far si debba di questa cosa?— Il marchese in ultimo, A me par, disse, che per niente quel colombo non sia sepelito in chiesa, perchè essendosi impiccato da sè stesso, è da credere che fosse disperato. — Quasi di tal modo fu quel di Scipione Nasica ad Ennio; che essendo andato Scipione a casa d'Ennio per parlargli, e chiamandol giù dalla strada, una sua fante gli rispose che egli non era in casa; e Scipione udi manifestamente, che Ennio proprio avea detto alla fante che dicesse ch'egli non era in casa: cosi si parti. Non molto appresso venne Ennio a casa di Scipione, e pur medesimamente lo chiamava stando da basso; a cui Scipione alta voce esso medesimo rispose, che non era in casa. Allora Ennio, Come? non conosco io, rispose, la voce tua? — Disse Scipione: Tu sei troppo discortese; l'altro giorno io credetti alla fante tua che tu non fossi in casa, e ora tu noi vuoi credere a me stesso. —

LXXVI. È ancor bello, quando uno vien morso in quella medesima cosa che esso prima ha morso il compagno; come essendo Alonso Cadilo alla corte di Spagna, ed avendo commesso alcuni errori giovenili e non di molta importanza, per comandamento del re fu posto in prigione, e quivi lasciato una notte. Il di seguente ne fu tratto, e cosi venendo a palazzo la mattina, giunse nella sala dove eran molti cavalieri e dame; e ridendosi di questa sua prigionia, disse la signora Boadilla: Signor Alonso, a me molto pesava di questa vostra disavventura, perchè tutti quelli che vi conoscono pensavano che '1 re dovesse farvi impiccare. — Allora Alonso subito, Signora, disse, io ancor ebbi gran paura di questo; pur aveva speranza che voi mi dimandaste per marito. — Vedete come questo è acuto ed ingenioso; perchè in Spagna, come ancor in molti altri lochi, usanza è che quando si mena uno alle forche, se una meretrice publica l'addimanda per marito, donasegli la vita. Di questo modo rispose ancor Rafaello pittore a dui cardinali suoi domestici, i quali, per farlo dire, tassavano in presenza sua una tavola che egli avea fatta, dove erano san Pietro e san Paolo, dicendo che quelle due figare eran troppo rosse nel viso. Allora Rafaello subito disse: Signori, non vi maravigliate; chè io questi ho fatto a som mo studio, perchè è da credere che san Pietro e san Paolo siano, come qui gli vedete, ancor in cielo cosi rossi, per vergogna che la Chiesa sua sia governata da tali uomini come sete voi.—

LXXVII. Sono ancor arguti quei motti che hanno in sè una certa nascosta suspizion di ridere; come lamentandosi un marito molto, e piangendo sua moglie, che da sè stessa s'era ad un fico impiccata, un altro se gli accostò, e, tiratolo per la veste, disse: Fratello, potrei io per grazia grandissima aver un rametto di quel fico, per inserire in qualche albero dell'orto mio? — Son alcuni altri motti pazienti, e detti lentamente con una certa gravità; come, portando un contadino una cassa in spalla, urtò Catone con essa, poi disse: Guarda. Rispose Catone: Hai tu altro in spalla che quella cassa? — Ridesi ancor quando un uomo, avendo fatto un errore, per rimediarlo dice una cosa a sommo studio, che par sciocca, e pur tende a quel fine che esso disegna, e con quella s'ajuta per non restar impedito. Come a questi di, in consiglio di Fiorenza ritrovandosi doi nemici, come spesso interviene in queste republiche, l'uno d'essi, il quale era di casa Altoviti, dormiva; e quello che gli sedeva vicino, per ridere, benchè '1 suo avversario, che era di casa Alamanni, non parlasse nè avesse parlato, toccandolo col cubito lo risvegliò, e disse: Non odi tu ciò che il tal dice? rispondi, chè i Signori domandan del parer tuo.—Allor l'Altoviti, tutto sonnacchioso e senza pensar altro, si levò in piedi e disse: Signori, io dico tutto il contrario di quello che ha detto l'Alamanni.— Rispose l'Alamanni: Oh, io non ho detto nulla. — Subito disse l'Altoviti: Di quello che tu dirai. — Disse ancor di questo modo maestro Serafino, medico vostro urbinate, ad un contadino, il qual, avendo avuta una gran percossa in un occhio, di sorte che in vero glielo avea cavato, deliberò pur d'andar per rimedio a maestro Serafino; ed esso vedendolo, benchè conoscesse esser impossibile il guarirlo, per cavargli denari delle mani, come quella percossa gli avea cavato l'occhio della testa, gli promise largamente di guarirlo; e cosi ogni di gli addimandava denari, affermando che fra cinque o sei di cominciarla a riaver la vista. Il pover contadino gli dava quel poco che aveva; pur, vedendo che la cosa andava in lungo, cominciò a dolersi del medico, e dir che non sentiva miglioramento alcuno, nè discernea con quell'occhio più che se non l'avesse avuto in capo. In ultimo, vedendo maestro Serafino che poco più potea trargli di mano, disse: Fratello mio, bisogna aver pazienza: tu hai perduto l'occhio, nè più v'è rimedio alcuno; e Dio voglia che tu non perdi anco quell'altro. — Udendo questo il contadino, si mise a piangere e dolersi forte, e disse: Maestro, voi m'avete assassinato e rubato i miei denari: io mi lamentarò al signor Duca; — e facea i maggiori stridi del mondo. Allora maestro Serafino in collera, e per svilupparsi, Ah villan traditor, disse, dunque tu ancor vorresti aver dui occhi, come hanno i cittadini e gli uomini da bene? vattene in malora: — e queste parole accompagnò con tanta furia, che quel povero contadino spaventato si tacque, e cheto cheto se n'andò con Dio, credendosi d'aver il torto.

LXXVI1I. È anco bello quando si dechiara una cosa, o si interpreta giocosamente. Come alla corte di Spagna comparendo una mattina a palazzo un cavaliero, il quale era bruttissimo, e la moglie, che era bellissima, l'uno e l'altro vestiti di damasco bianco, disse la Reina ad Alonso Cadilo: Che vi par, Alonso, di questi dui?— Signora, rispose Alonso , panni che questa sia la dama e questo lo asco, — che vuol dir schifo. Vedendo ancor Rafael de'Pazzi una lettera del Prior di Messina, ch'egli scriveva ad una sua signora, il soprascritto della qual dicea: Està charla s' ha de dar a quien causa mi penar; Parmi, disse, che questa lettera vada a Paolo Tolosa. — Pensate come risero i circostanti, perchè ognuno sapea che Paolo Tolosa aveva prestato al Prior diece mila ducati; ed esso, per esser gran spenditor, non trovava modo di rendergli. A questo è simile, quando si dà una ammonizion famigliare in forma di consiglio, pur dissimulatamente. Come disse Cosimo de'Medici ad un suo amico, il qual era assai ricco, ma di non molto sapere, e per mezzo pur di Cosimo aveva ottenuto un officio fuori di Firenze; e dimandando costui nel partir suo a Cosimo, che modo gli parea che egli avesse a tenere per governarsi bene in questo suo officio, Cosimo gli rispose: Vesti di rosato, e parla poco.—Di questa sorte fu quello che disse il conte Ludovico ad uno che volea passar incognito per un certo loco pericoloso, e non sapea come travestirsi; ed essendone il conte addimandato, rispose: Vestiti da dottore, o di qualche altro abito da savio.— Disse ancor Giannotto de' Pazzi ad un che volea far un sajo d'arme dei più diversi colori che sapesse trovare: Piglia parole ed opre del Cardinale di Pavia. —

LXXIX. Ridesi ancor d'alcune cose discrepanti; come disse uno l'altro giorno a messer Antonio Rizzo d'un certo Forlivese: Pensate s'è pazzo, che ha nome Bartolommeo.— Ed un altro: Tu cerchi un maestro Stalla, e non hai cavalli: — ed, A costui non manca però altro che la roba e 'I cervello.— E d'alcun'altre che pajon consentanee; come, a questi di, essendo stato suspicione che uno amico nostro avesse fatto fare una renunzia falsa d'un beneficio, essendo poi malato un altro prete, disse Antonio Torello a quel tale: Che stai tu a far, che non mandi per quel tuo notaro, e vedi di carpir quest' altro beneficio? — Medesimamente d'alcune che non sono consentanee; come l'altro giorno avendo il papa mandato per messer Joan Luca da Pontremolo e per messer Domenico dalla Porta, i quali, come sapete, son tutti dui gobbi, e fattogli Auditori, dicendo voler indrizzare la Rota, disse messer Latin Juvenale: Nostro Signore s'inganna, volendo con dui torti indrizzar la Rota. —

LXXX. Ridesi ancor spesso quandol'uomoconcede quello che se gli dice, ed ancor più, ma mostra intenderlo altramente. Come, essendo il capitan Peralta già condotto in campo per combattere con Aldana, e domandando il capitan Molart, che era patrino d'Aldana, a Peralta il sacramento, s'avea adosso brevi o incanti che lo guardassero da esser ferito: Peralta giurò, che non avea adosso nè brevi nè incanti nè reliquie nè devozione alcuna in che avesse fede. Allor Molart, per pungerlo che fosse marrano, disse: Non vi affaticate in questo, chè senza giurare credo che non abbiate fede nè ancor in Cristo. — È ancor bello usar le metafore a tempo in tai propositi; come il nostro maestro Marc'Antonio, che disse a Botton da Cesena, che lo stimolava con parole: Botton, Bottone, tu sarai un di il bottone, e '1 capestro sarà la fenestrelIa. — Ed avendo ancor maestro Marc' Antonio composto una molto lunga comedia e di varii atti, disse il medesimo Bollini pur a maestro Marc'Antonio: A far la vostra comedia bisogneranno per lo apparato quanti legni sono in Schiavonia; — rispose maestro Marc'Antonio: E per l'apparato della tua tragedia basteran tre solamente. —

LXXXI. Spesso si dice ancor una parola, nella quale è una nascosta significazione lontana da quello che par che dir si voglia. Come il signor Prefetto qui, sentendo ragionare d'un capitano, il quale in vero a' suoi di il più delle volte ha perduto, ed allor pur per avventura avea vinto; e dicendo colui che ragionava, che nella entrata che egli avea fatta in quella terra s'era vestito un bellissimo sajo di velluto chermosi, il qual portava sempre dopo le vittorie; disse il signor Prefetto: Dee esser nuovo. — Non meno induce*il riso, quando talor si risponde a quello che non ha detto colui con cui si parla, ovver si mostra creder che abbia fatto quello che non ha fatto, e dovea fare. Come Andrea Coscia, essendo andato a visitare un gentiluomo, il quale discortesemente lo lasciava stare in piedi, ed esso sedea, disse: Poichè Vostra Signoria me lo comanda, per obedire io sederò; — e cosi si pose a sedere.

LWXI1. Ridesi ancor quando l'uomo con buona grazia accusa sè stesso di qualche errore; come l' altro giorno, dicendo io al capellan del signor Duca, che Monsignor mio avea un capellano che dicea messa più presto di lui, mi rispose: Nonè possibile;—ed accostatomisi all'orecchio, disse Sappiate, ch'io non dico un terzo delle secrete. — fiiagin Crivello ancor, essendo stato morto un prete a Milano, domandò il beneficio al Duca, il qual pure stava in opinion di darlo ad un altro. Biagin in ultimo, vedendo che altra ragione non gli valea, E come? disse; s'io ho fatto amazzar il prete, perchè non mi volete voi dar il beneficio? — Ha grazia ancor spesso desiderare quelle cose che non possono essere; come l'altro giorno un dei nostri, vedendo questi signori che tutti giocavano d'arme, ed esso stava colcato sopra un letto, disse: Oh come mi piaceria, che ancor questo fosse

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