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prima dato impression alcuna di sè stessi con l'opere o buone o male: subito che s'intenda l'un esser nato gentiluomo e l'altro no, appresso ciascuno lo ignobile sarà molto meno eslimato che'l nobile, e bisognerà che con molte fatiche e con tempo nella mente degli uomini imprima la buona opinion di sè, che l'altro in un momento, e solamente con l'esser gentiluomo, averà acquistata. E di quanta importanza siano queste impressioni, ognun può facilmente comprendere: chè, parlando di noi, abbiam veduto capitare in questa casa uomini, i quali essendo sciocchi e goffissimi, per tutta Italia hanno però avuto fama di grandissimi Cortegiani; e benchè in ultimo siano stati scoperti e conosciuti, pur per molti di ci hanno ingannato, e mantenuto negli animi nostri quella opinion di sè che prima in essi hanno trovato impressa, benchè abbiano operato secondo il lor poco valore. Avemo veduti altri al principio in pochissima estimazione, poi esser all' ultimo riusciti benissimo. E di questi errori sono diverse cause: e tra l'altre, la ostinazion dei signori, i quali, per voler far miracoli, talor si mettono a dar favore a chi par loro che meriti disfavore. E spesso ancor essi s'ingannano; ma perchè sempre hanno infiniti imitatori, dal favor loro deriva grandissima fama, la qual per lo più i giudicii vanno seguendo: e se ritrovano qualche cosa che paja contraria alla commune opinione, dubitano d'ingannar sè medesimi, e sempre aspettano qualche cosa di nascosto: perchè pare che queste opinioni universali debbano pur esser fondate sopra il vero, e nascere da ragionevoli cause; e perchè gli animi nostri sono prontissimi allo amore ed all'odio, come si vede nei spettacoli de'combattimenti e de'giochi e d'ogni altra sorte contenzione, dove i spettatori spesso si affezionano senza manifesta cagione ad una delle parti, con desiderio estremo che quella resti vincente e l'altra perda. Circa la opinione ancor delle qualità degli uomini, la buona fama o la mala nel primo entrare move l'animo nostro ad una di queste due passioni. Però interviene che per lo più noi giudichiamo con amore, ovvero con odio. Vedete adunque di quanta importanza sia questa prima impressione, e come debba sforzarsi d'acquistarla buona nei principi!, chi pensa aver grado e nome di buon Cortegiano.

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26 IL CORTEGIANO.XVII. Ma per venire a qualche particolarità, estimo che la principale e vera profession del Cortegiano debba esser quella dell' arme; la qual sopra tutto voglio che egli faccia vivamente, e sia conosciuto tra gli altri per ardito e sforzalo e fedele a chi serve. E '1 nome di queste buone condizioni si acquisterà facendone l'opere in ogni tempo e loco; imperocchè non è licito in questo mancar mai senza biasimo estremo: e come nelle donne la onestà una volta macchiata mai più non ritorna al primo stato, cosi la fama d'un gentiluomo che porti l'arme, se una volta in un minimo punto si denigra per codardia o altro rimprocchio, sempre resta vituperosa al mondo e piena d'ignominia. Quanto più adunque sarà eccellente il nostro Cortegiano in questa arte, tanto più sarà degno di laude; bench'io non estimi esser in lui necessaria quella perfetta cognizion di cose, e l'altre qualità, che ad un capitano si convengono; che per esser questo troppo gran mare, ne contentaremo, come avemo detto, della integritÓ di fede e dell'animo invitto, e che sempre si vegga esser tale: perchè molte volte più nelle cose piccole che nelle grandi si conoscono i coraggiosi; e spesso ne' pericoli d'importanza,e dove son molti testimonii, si ritrovano alcuni i quali, benchè abbiano il core morto nel corpo, pur, spinti dalla vergogna o dalla compagnia, quasi ad occhi chiusi vanno inanzi, e fanno il debito loro, e Dio sa come; e nelle cose che poco premono, e dove par che possano senza esser notati restar di meitersi a pericolo, volentier si lasciano acconciare al sicuro.Ma quelli che ancor quando pensano non dover esser d'alcuno nè mirati nè veduti nè conosciuti, mostrano ardire, e non lascian passar cosa, per minima che ella sia, che possa loro esser carico, hanno quella virtù d' animo che noi ricerchiamo nel nostro Cortegiano. II quale non volemo però che si mostri tanto fiero, che sempre stia in su le brave parole, e dica aver tolto la corazza per moglie, e minacci con quelle fiere guardature che spesso avemo vedute fare a Berto: chè a questi tali meritamente si può dir quello, che una valorosa donna in una nobile compagnia piacevolmente disse ad uno, ch'io per ora nominar non voglio; il quale essendo da lei, per onorarlo, invitato a danzare, e rifiutando esso e questo,

e lo adir musica, e molti altri intertenimenti offertigli, sempre con dir, cosi fatte novelluzze non esser suo mestiero; in ultimo dicendo la donna, Qual è adunque il mestier vostro? — rispose con un mal viso, Il combattere; — allora la donna subito, Crederei, disse, che or che non siete alla guerra nè in termine di combattere, fosse buona cosa che vi faceste molto ben untare, ed insieme con tutti i vostri arnesi di battaglia riporre in un armario, finchè bisognasse, per non rugginire più di quello che siate; — e cosi, con molte risade'circonstanti, scornato lasciollo nella sua sciocca presunzione. Sia adunque quello che noi cerchiamo, dove si veggon gl'inimici, fierissimo, acerbo, e sempre tra i primi; in ogni altro loco, umano, modesto e ritenuto, fuggendo sopra tutto la ostentazione, e lo impudente laudar sè stesso, per lo quale l' uomo sempre si concita odio e stomaco da chi ode.—

XVIII. Ed io, rispose allora il signor Gaspar, ho conosciuti pochi uomini eccellenti in qualsivoglia cosa, che non laudino sè stessi: e parmi che molto ben comportar lor si possa; perchè chi si sente valere, quando si vede non esser per l'opere dagli ignoranti conosciuto , si sdegna che'l valor suo stia sepolto, e forza è che a qualche modo lo scopra, per non esser defraudato dell'onore, che è il vero premio delle virtuose fatiche. Però, tra gli antichi scrittori, chi molto vale, rare volte si astien da laudar sè stesso. Quelli ben sono intolerabili, che essendo di niun merito, si laudano; ma tal non presumiam noi che sia il nostro Cortegiano. —Alloril Conte, Se voi, disse, avete inteso, io ho biasimato il laudare sè stesso impudentemente e senza rispetto: e certo, come voi dite, non si dee pigliar mala opinion d'un uomo valoroso, che modestamente si laudi; anzi tòr quello per testimonio più certo, che se venisse di bocca altrui. Dico ben che chi, laudando sè stesso, non incorre in errore, nè a sè genera fastidio o invidia da chi ode, quello è discretissimo, ed, oltre alle laudi che esso si dà, ne merita ancor dagli altri; perchè è cosa diffidi assai. - Allora il signor Gaspar, Questo, disse, ci avete da insegnar voi.—Rispose il Conte: Fra gli antichi scrittori non è ancor mancato chi l'abbia insegnato; ma, al parer mio, il tutto consiste in dir le cose di modo, che paja non che si dicano a quel fine, ma che caggiano talmente a proposito, che non si possa restar di dirle, e sempre mostrando fuggirle proprie laudi, dirle pure; ma non di quella maniera che fanno questi bravi, che aprono la bocca, elascian venir le parole alla ventura. Come pochi di fa disse un de' nostri, che essendogli a Pisa stato passato una coscia con una picca da una banda all'altra, pensò che fosse una mosca che l'avesse punto; ed un altro disse, che non teneva specchio in camera, perchè quando si crucciava diveniva tanto terribile nell' aspetto, che veggendosi aria fatto troppo gran paura a sè stesso. — Rise qui ognuno; ma messer Cesare Gonzaga soggiunse: Di che ridete voi? Non sapete che Alessandro Magno, sentendo che opinion d'un filosofo era che fossino infiniti mondi, cominciò a piangere, ed essendogli domandato, perchè piangeva, rispose, Perch'io non ne ho ancor preso un solo; — come se avesse avuto animo di pigliarli tutti? Non vi par che questa fosse maggior braveria, che il dir della puntura della mosca? — Disse allor il Conte: Anco Alessandro era maggior uomo, che non era colui che disse quella. Ma agli uomini eccellenti in vero si ha da perdonare quando presumono assai di sè; perchè chi ha da far gran cose, bisogna che abbia ardir di farle e confidenza di sè stesso, e non sia d'animo abietto o vile, ma si ben modesto in parole, mostrando di presumer meno di sè stesso che non fa, pur che quella presunzione non passi alla temerità. —

XIX. Quivi facendo un poco di pausa il Conte, disse ridendo messer Bernardo Birikna: Ricordomi che dianzi dicesti, che questo nostro Cortegiano aveva da esser dotato da natura di bella forma di volto e di persona, con quella grazia che lo facesse cosi amabile. La grazia e'1 volto bellissimo penso per certo che in me sia, e perciò interviene che tante donne quante sapete ardeno dell' amor mio; ma della forma del corpo sto io alquanto dubioso, e massimamente per queste mie gambe, che in vero non mi pajono cosi atte com'io vorrei: del busto, e del resto contentomi pur assai bene. Dichiarate adunque un poco più minutamente questa forma del corpo, quale abbia ella da essere, acciò che io possa levarmi di questo dubio, e star con l'animo riposato.—Essendosi di questo riso alquanto, soggiunse il Conte: Certo, quella grazia del volto, senza mentire, dir si può esser in voi, nè altro esempio adduco che questo, per dichiarire che cosa ella sia; chè senza dubio veggiamo, il vostro aspetto esser gratissimo e piacere ad ognuno, avvenga che i lineamenti d'esso non siano molto delicati; ma tien del virile, e pur è grazioso: e trovasi questa qualità in molte e diverse forme di volti. Edi tal sorte voglio io che sia lo aspetto del nostro Cortegiano, non cosi molle e feminile come si sforzano d'aver molti, che non solamente si crespano i capegli e spelano le ciglia, ma si strisciano con lutti que' modi che si faccian le più lascive e disoneste femine del mondo; e pare che nello andare, nello stare, ed in ogni altro lor atto siano tanto teneri e languidi, che le membra siano per staccarsi loro l'uno dall' altro; e pronunziano quelle parole cosi afflitte, che in quel punto par che lo spirito loro finisca: e quanto più si trovano con uomini di grado, tanto più usano tai termini. Questi, poi che la natura, come essi mostrano desiderare di parere ed essere, non gli ha fatti femine, dovrebbono non come buone femine esser estimati, ma, come publiche meretrici, non solamente delle corti de' gran signori, ma del consorzio degli uomini nobili esser cacciati.

XX. Vegnendo adunque alla qualità della persona, dico bastar ch'ella non sia estrema in piccolezza nè in grandezza; perchè e l'una e l'altra di queste condizioni porta seco una certa dispettosa maraviglia, e sono gli uomini di tal sorte mirati quasi di quel modo che si mirano le cose mostruose: benchè, avendo da peccare nell'una delle due estremità, men male è l'esser un poco diminuto, che ecceder la ragionevol misura in grandezza; perchè gli uomini cosi vasti di corpo, oltra che molte volte di ottuso ingegno si trovano, sono ancor inabili ad ogni esercizio di agilità: la qual cosa io desidero assai nel Cortegiano. E perciò voglio che egli sia di buona disposizione e de' membri ben formato, e mostri forza e leggerezza e discioltura, e sappia di tutti gli esercizii di persona che ad uom di guerra s'appartengono: e di questo penso, il primo dover essere maneggiar ben ogni sorte d'ar

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