Immagini della pagina
PDF
ePub

Salate, gl'inscrisse il nome suo; parendogli che, benchè fosse nato in una famiglia cosi chiara, ed onorata di tanti titoli di consolati, di trionfi e d' altre dignità, e fosse litterato e perito nelle leggi e numerato tra gli oratori, potesse ancor accrescere splendore ed ornamento alla fama sua lasciando memoria d'essere stato pittore. Non mancarono ancor molti altri di chiare famiglie celebrati in quest'arte; della qual, oltra che in sè nobilissima e degna sia, si traggon molte utilità, e massimamente nella guerra, per disegnar paesi, siti, fiumi, ponti, ròcche, fortezze, e tai cose; le quali se ben nella memoria si servassero, il che però è assai difficile, altrui mostrar non si possono. E veramente, chi non estima questa arte, parmi che molto sia dalla ragione alieno; chè la machina del mondo, che noi veggiamo coll'amplo cielo di chiare stelle tanto splendido, e nel mezzo la terra dai mari cinta, di monti, valli e fiumi variata, e di si diversi alberi e vaghi fiori e d'erbe ornata, dir si può che una nobile e gran pittura sia, per man della natura e di Dio composta ; la qual chi può imitare, parmi esser di gran laude degno: nè a questo pervenir si può senza la cognizion di molte cose, come ben sa chi lo prova. Però gli antichi e l' arte e gli artefici aveano in grandissimo pregio, onde pervenne in colmo di somma eccellenza: e di ciò assai certo argomento pigliar si può dalle statue antiche di marmo e di bronzo che ancor si veggono. E benchè diversa sia la pittura dalla statuaria, pur l' una e l'altra da un medesimo fonte, che è il buon disegno, nasce. Però, come le statue sono divine, cosi ancor creder si può che le pitture fossero ; e tanto più, quanto che di maggior artificio capaci sono. —

L. Allor la signora Emilia , rivolta a Joanni Cristoforo Romano, che ivi con gli altri sedeva, Che vi par, disse, di questa sentenza? confermante voi, che la pittura sia capace di maggior artificio che la statuaria? — Rispose Joanni CmStoforo: Io, Signora, estimo che la statuaria sia di più fatica, di più arte e di più dignità, che non è la pittura.— Soggiunse il Conte: Per esser le statue più durabili, si poria forse dir che fossero di più dignità; perchè, essendo fatte l'IT memoria, satisfanno più a quello effetto perchè son fatte, che la pittura. Ma, oltre alla memoria, sono ancor e la pittura e la statuaria fatte per ornare, ed in questo la pittura è molto superiore; la quale se non è tanto diuturna, per dir cosi, come la statuaria, è però molto longeva; e tanto che dura, è assai più vaga. — Rispose allor Joanni Cristoforo: Credo io veramente che voi parliate contra quello che avete nell'animo, e ciò tutto fate in grazia del vostro Rafaello; e forse ancor parvi che la eccellenza che voi conoscete in lui della pittura sia tanto suprema, che la marmoraria non possa giungere a quel grado: ma considerate, che questa è laude d'un artefice, e non dell'arte. — Poi soggiunse: Ed a me par bene, che l' una e l'altra sia una artificiosa imitazion di natura; ma non so già come possiate dir che più non sia imitato il vero, e quello proprio che fa la natura, in una figura di marmo o di bronzo, nella qual sono le membra tutte tonde, formate e misurate come la natura le fa, che in una tavola, nella qual non si vede altro che la superficie, e que' colori che ingannano gli occhi: nè mi direte già, che più propinquo al vero non sia l'essere che '1 parere. Estimo poi, che la marmoraria sia più difficile, perchè se un error vi vien fatto, non si può più correggere, chè '1 marmo non si ritacca, ma bisogna rifar un' altra figura; il che nella pittura non accade, chè mille volte si può mutare, giungervi e sminuirvi, migliorandola sempre. —

LI. Disse il Conte ridendo: Io non parlo in grazia di Rafaello; nè mi dovete già riputar per tanto ignorante, che non conosca la eccellenza di Michel'Angelo e vostra e degli altri nella marmoraria: ma io parlo dell'arte, e non degli artefici. E voi ben dite vero, che l'una e l'altra è imitazion della natura; ma non è già cosi, che la pittura appaja, e la statuaria sia. Chè, avvenga che le statue siano tutte tonde come il vivo, e la pittura solamente si veda nella superficie, alle statue mancano molte cose che non mancano alle pitture, e massimamente i lumi e l'ombre: perchè altro lume fa la carne ed altro fa il marmo; e questo naturalmente imita il pittore col chiaro e scuro, più e meno, secondo il bisogno; il che non può far il marmorario. E se ben il pittore non fa la figura tonda, fa que' muscoli e membri tondeggiati di sorte che vanno a ritrovar quelle parti che non si veggono, con tal maniera, che benissimo comprender si può che '1 pittor ancor quelle conosce ed intende. Ed a questo bisogna un altro artificio maggiore in far quelle membra che scortano e diminuiscono a proporzion della vista con ragion di prospettiva; la qual per forza di linee misurate, di colori, di lumi e d'ombre, vi mostra anco in una superficie di muro dritto il piano e '1 lontano, più e meno come gli piace. Parvi poi che di poco momento sia la imitazione dei colori naturali in contraffar le carni, i panni, e tutte l'altre cose colorate? Questo far non può già il marmorario, nè meno esprimer la graziosa vista degli occhi neri o azzurri, col splendor di que' raggi amorosi. Non può mostrare il color de' capegli flavi, no '1 splendor dell'arme, non una oscura notte, non una tempesta di mare, non que'lampi e saette, non lo incendio d' una città, no '1 nascere dell' aurora di color di rose, con que'raggi d'oro e di porpora; non può in somma mostrare cielo, mare, terra, monti, selve, prati, giardini, fiumi, città nè case: il che tutto fa il pittore.

LlI. Per questo parmi la pittura più nobile e più capace d' artificio che la marmoraria, e penso che presso agli antichi fosse di suprema eccellenza come l'altre cose: il che si conosce ancor per alcune piccole reliquie che restano, massimamente nelle grotte di Roma; ma molto più chiaramente si può comprendere per i scritti antichi, nei quali sono tante onorate e frequenti menzioni e delle opre e dei maestri; e per quelli intendesi quanto fossero appresso i gran signori e le republiche sempre onorati. Però si legge che Alessandro amò sommamente Apelle Efesio, e tanto, che avendogli fatto ritrar nuda una sua carissima donna, ed intendendo, il buon pittore per la maravigliosa bellezza di quella restarne ardentissimamente inamorato, senza rispetto alcuno gliela donò: liberalità veramente degna d'Alessandro, non solamente donar tesori e stati, ma i suoi proprii affetti e desiderii; e segno di grandissimo amor verso Apelle, non avendo avuto rispetto, per compiacer a lui, di dispiacere a quella donna che sommamente amava; la qual creder si può che molto si dolesse di cambiar un tanto re con un pittore. Narransi ancor molti altri segni di benivolenza d'Alessandro verso d'ApelIejma assai chiaramente dimostrò quanto lo estimasse, avendo per publico comandamento ordinato che niun altro pittore osasse far la imagine sua. Qui potrei dirvi le contenzioni di molti nobili pittori con tanta laude e maraviglia quasi del mondo; potrei dirvi con quanta solennità sIi imperadori antichi ornavano di pitture i lor trionfi, e ne' lochi publici le dedicavano, e come care le comperavano; e che siansi già trovati alcuni pittori che donavano l'opere sue, parendo loro che non bastasse oro nč argento per pagarle; e come tanto pregiata fosse una tavola di Protogene, che essendo Demetrio a campo a Rodi, e possendo intrar dentro appiccandole il foco dalla banda dove sapeva che era quella tavola, per non abrusciarla restò di darle la battaglia, e cosi non prese la terra; e Metrodoro, filosofo e pittore eccellentissimo, esser stato da Ateniesi mandato a Lucio Paolo per ammaestrargli i figlioli, ed ornargli il trionfo che a far avea. E molti nobili scrittori hanno ancora di quest' arte scritto; il ehe è assai gran segno per dimostrare in quanta estimazione ella fosse: ma non voglio che in questo ragionamento più ci estendiamo. Però basti solamente dire, che al nostro Corte- giano conviensi ancor della pittura aver notizia, essendo onesta ed utile, ed apprezzata in que' tempi che gli uomini erano di molto maggior valore che ora non sono: e quando mai altra utilità o piacer non se ne traesse, oltra che giovi a saper giudicar la eccellenza delle statue antiche e moderne, di vasi, d'edificii, di medaglie, di camei, d'intagli e tai cose, fa conoscere ancor la bellezza dei corpi vivi, non solamente nella delicatura de'volti, ma nella proporzion di tutto il resto, cosi degli uomini come di ogni altro animale. Vedete adunque come lo aver cognizione della pittura sia causa di grandissimo piacere. E questo pensino quei che tanto godono contemplando le bellezze d' una donna che par lor essere in paradiso, e pur non sanno dipingere: il che se sapessero, arian molto maggior contento, perchè più perfettamente conosceriano quella bellezza, che nel cor genera lor tanta salisfazione. —

LUI. Rise quivi messer Cesare Gonzaga, e disse: logia non son pittore; pur certo so aver molto maggior piacere di vedere alcuna donna, che non aria, se or tornasse vivo, quello eccellentissimo Apelle che voi poco fa avete nominato.— Rispose il Conte: Questo piacer vostro non deriva interamente da quella bellezza, ma dalla afl'ezion che voi forse a quella donna portate; e, se volete dir il vero, la prima volta che voi a quella donna miraste, non sentiste la millesima parte del piacere che poi fatto avete, benchè le bellezze fossero quelle medesime: però potete comprender quanto più parte nel piacer vostro abbia l'affezion che la bellezza.— Non nego questo, disse messer Cesare; ma secondo che'1 piacer nasce dalla affezione, cosi l' affezion nasce dalla bellezza: però dir si può che la bellezza sia pur causa del piacere.— Rispose il Conte: Molte altre cause ancor spesso infiammano gli animi nostri, oltre alla bellezza; come i costumi, il sapere, il parlare, i gesti, e mill'altre cose, le quali però a qualche modo forse esse ancor si poriano chiamar bellezze; ma sopra tutto il sentirsi essere amato: di modo che si può ancor senza quella bellezza di che voi ragionate amare ardentissimamente; ma quegli amori che solamente nascono dalla bellezza che superficialmente vedemo nei corpi, senza dubio daranno molto maggior piacere a chi più la conoscerà, che a chi meno. Però, tornando al nostro proposito, penso che molto più godesse Apelle contemplando la bellezza di Campaspe, che non faceva Alessandro: perchè facilmente si può creder che l'amor dell' uno e dell' altro derivasse solamente da quella bellezza; e che delib;rasse forse ancor Alessandro per questo rispetto donarla a chi gli parve che più perfettamente conoscer la potesse. Non avete voi letto, che quelle cinque Fanciulle da Crotone, le quali tra l'altre di quel popolo elesse Zeusi pittore, per far di tutte cinque una sola figura eccellentissima di bellezza, furono celebrate da molti poeti, come quelle che per belle erano state approvate da colui, che perfettissimo giudicio di bellezza aver dovea? —

LIV. Quivi, mostrando messer Cesare non restar satisfatto, nè voler consentir per modo alcuno che altri che esso medesimo potesse gustare quel piacer ch' egli sentiva di contemplar la bellezza d'una donna, ricominciò a dire: ma in

« IndietroContinua »