Poi dice che uno si butta a sinistra!

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Gremese Editore, 1994 - 310 pagine
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LO ZUCCHERO DEL RAGIONIER CASORIA. SCRITTO DA ROCCO SIFAREDI. La mia linea era chiara: cercare una tana, un nido, un rifugio difficile da trovare per restare nell'ombra dei Sei problemi per Don Isidro Parodi quando il contuso Don Vito Corleone sarebbe stato licenziato dall'ospedale Durand. Per le insistenze di Michael Corleone, mi installai mazzo di fiori in mano nella hall del Franch Hospital, dove accolsi il materiale per il mio studio poliziesco La vittima di capitan Mc Cluskey. Lasciai che Michael Corleone mi accendesse una sigaretta, gesto al quale non si decise finché non mi gettò via i fiori che avevo portato al Padrino in persona, suo padre. Dovevo dissimulare un'aria disinvolta, di una sua guardia del corpo, come se nella fondina della giacca avessi una pistola. Il film Il Padrino non aveva rotto i vecchi stampi de Sei problemi per Don Isidro Parodi; vi figurano i modelli per la morte, di quelli che propinano Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, messi di fronte a due a due o a tre a tre, con figure di Fainberg rivestiti Tom Hagen e Le Fanu-Fanucci. Il Puledro Nitrione da Montevideo-Uruguay ci dette la chiave che non bisognava guardare troppo il Takoe Lake, coi suoi Rosato e Pentangeli, ma le figure così come appaiono in Un modelo para la muerte, con i suoi spazi o arie che si trovano nei villeggianti colà riuniti e, che mi affretto a chiarire nella mia Storia del Cinema, dove si spara quasi sempre, il pennello di Giacomo Sanfurio mentre dipinge il cannolo siciliano a metà. Il successo che aveva arriso alla sua prima scena deve ripetersi più tardi per la seconda. Questa fu tenuta in un locale del tipico quartiere del Luna Park di Roma, e constata di una sola tazzina di caffè, senz'altra intromissione di una mezza dozzina di cucchiaiate di zucchero “cocainico” sparso sul caffè. “Tutto questo”, andava pontificando un certo baffuto Lo Turco ad uno sprovveduto Don Cardone, “non significa niente” al ragionier Casoria; l'essenziale per il gusto raffinato del ragionier Casoria è lo spazio che circola tra il caffè nero e bollente e la quantità di zucchero. La critica che non vede più in là del proprio naso, non afferrò la complessa operazione compiutasi sul bancone del Luna Park romano con lo zucchero-cocaina del Turco Sollozzo e si limitò a deplorare l'assenza di un Amerigo Bonasera, introduttore del Padrino sulla falsariga di Antonio Bonocore, perché ricordava troppo loro il primo film di Ernst Lubitch, marchio Paramount, che entra in scena per la prima volta nella storia del cinema come secondo becchino. Gli effetti di tale campagna, non si lasciarono attendere. Il pubblico, scherzoso e bonario in un primo tempo, si andò scaldando e fra urla diedero fuoco alla cabina di regia della sala dove si proiettava il film, con Totò nella pellicola del 1956 che ricevette parecchie bruciature persino al suo compenso di custode dell'immobile dell'amministratore Casoria e il commissario della finanza Bruno Denti se ne uscì con quattro denti rotti, come se a colpirlo fosse stato Mc Cluskey. Quando al bigliettaio fiutò quello che accadeva e, per non stuzzicare il vespaio, si ritirò in tempo, salvando una valigetta di fibra il denaro raccolto del film La banda degli onesti che per puro miracolo non era stata divorata dal fuoco.  

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