La Gerusalemme liberata: Vol. unico

Copertina anteriore
a spese di D. Cassuto, 1851
 

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Pagina 260 - Deh mira - egli cantò - spuntar la rosa dal verde suo modesta e verginella, che mezzo aperta ancora e mezzo ascosa, quanto si mostra men, tanto è più bella. Ecco poi nudo il sen già baldanzosa dispiega; ecco poi langue e non par quella, quella non par che desiata inanti fu da mille donzelle e mille amanti.
Pagina 197 - Vuoi ne l'armi provarla: un uom la stima Degno a cui sua virtù si paragone. Va girando colei l'alpestre cima Verso altra porta, ove d'entrar dispone. Segue egli impetuoso; onde, assai prima Che giunga, in guisa avvien che d
Pagina 129 - Questa co' vivi raggi or ti conduce Là dove è il corpo del tuo nobil duce. XXXII. Allor vegg' io che da la bella face, Anzi dal sol notturno un raggio scende, Che dritto là dove il gran corpo giace, Quasi aureo tratto di pennel, si stende; E sovra lui tal lume e tanto face , Ch' ogni sua piaga ne sfavilla e splende : E subito da me si raffigura Nella sanguigna orribile mistura.
Pagina 238 - Nomi, e senza soggetto idoli sono Ciò che pregio, e valore il mondo appella. La fama, che invaghisce a un dolce suono Voi superbi mortali, e par sì bella, È un eco, un sogno, anzi del sogno un'ombra, Ch'ad ogni vento si dilegua e sgombra.
Pagina 239 - Ma quando in lui fissò lo sguardo e vide come placido in vista egli respira, e ne' begli occhi un dolce atto che ride, benché sian chiusi (or che fia s'ei li gira?), pria s'arresta sospesa, e gli s'asside poscia vicina, e placar sente ogn'ira mentre il risguarda; e 'n su la vaga fronte pende ornai sì che par Narciso al fonte.
Pagina 37 - Oimè! bene il conosco, ed ho ben d'onde fra mille riconoscerlo deggia io; che spesso il vidi i campi e le profonde fosse del sangue empir del popol mio. Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga ch'ei faccia, erba non giova od arte maga.
Pagina 10 - Intanto il sol, che de' celesti campi va più sempre avanzando e in alto ascende, l'arme percote e ne trae fiamme e lampi tremuli e chiari, onde le viste offende. L'aria par di faville intorno avampi, e quasi d'alto incendio in forma splende, e co' feri nitriti il suono accorda del ferro scosso e le campagne assorda.
Pagina 350 - Giace il cavallo al suo signore appresso: Giace il compagno appo il compagno estinto: Giace il nemico appo il nemico; e spesso Sul morto il vivo, il vincitor sul vinto.
Pagina 316 - Tragge dall' arme irate e vincitrici. Escon della cittade, e dan le spalle Ai padiglion delle accampate genti , E se ne van dove un girevol calle Li porta per secreti avvolgimenti ; E ritrovano ombrosa angusta valle Tra più colli giacer, non altrimenti Che se fosse un teatro , o fosse ad uso Di battaglie e di cacce intorno chiuso.

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