Vite degli eccellenti Italiani

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Questo libro, VITE DEGLI ECCELLENTI ITALIANI (pubblicato in due volumi per la prima volta nel 1802, e, successivamente, in Svizzera, a Lugano, ad opera di un qualche anonimo benefattore, che probabilmente aveva beneficiato dei suoi scritti inediti, nel 1836, cioè 26 anni dopo la scomparsa del Nostro, avvenuta a Pavia il 1° settembre del 1810), è importante non solo per la sua originalità, nè per il tema affrontato, trattasi, difatti, di una sorta di storia della letteratura italiana "ante litteram", laddove vengono tratteggiate le Vite dei maggiori personaggi italiani, a partirte da Dante Alighieri, il cui profilo peraltro affascinò letteralmente il Manzoni, bensì perchè scritto in un perfetto italiano, lineare, secondo un nuovo e rivoluzionario stile letterario "tutto suo proprio", cioè del Lomonaco, il quale, appunto, in previsione dell'imminente, almeno per lui, unità nazionale - ricordiamo che il Patriota Lomonanco, detto anche il precursore di Mazzini e il Plutarco italiano, sin dal 1796, si era pronunciato, e lo fece anche davanti al Bonaparte, per un'Italia unita, libera, indipendente, laica e republicana - voleva dare agli italiani una lingua comune, organica, semplice, lineare, scientifica, non aulica. Tanto è vero che, i suoi contemporanei, eccetto pochissimi coraggiosi, in ragione del suo particolarissimo e originalissimo modo di scrivere, lo criticarono aspramente e ferocemente, in modo anonimo, sui vari giornali dell'epoca. A tal proposito, si riporta una delle tante critiche anonime, nella fattispecie quella indirizzata alla sua ultima opera, del 1809, intitolata DISCORSI LETTERARI E FILOSOFICI, laddove si legge: "Poco sarebbe il dire che quest'opera non è altro che una rapsodia d'esempj, di massime, di sentenze spesso indigeste, confuse e contraddittorie, senz'ordine e senza criterio espresse in una lingua e in uno stile che l'autore dichiara con molta vanità e compiacenza tutto suo proprio, e che certamente non gli verrà da molti invidiato, se non ha la sorte di creare e di introdurre adesso una lingua italiana ed un nuovo stile".
Ecco, appunto. Basterebbe, quindi, ai giorni nostri, confrontare una qualsiasi opera del Lomonaco, ma basta questa disponibile su Google Libri, scritta in un "nuovo stile", tanto criticato, ma forse invidiato, dai suoi contemporanei, con un'altra di un qualsiasi altro autore contemporaneo o coevo al Lomonaco, per rendersi conto di che cosa stiamo parlando, di come scriveva il Nostro e di che cosa lo criticavano... E chissà che, così facendo, non riusciremo a capire davvero chi ha scritto, nella lingua che ormai tutti conosciamo, "I PROMESSI SPOSI", avvicinandoci alla Verità. Tenendo ben presente, però, in questa cruciale, auspicata ma improbabile comparazione, che il Nostro, dopo aver deciso di non scrivere più, vista la terra bruciata che gli stavano facevano intorno governanti e polizie segrete di mezza penisola italiana, aveva regalato tutti i suoi scritti e scartafacci "a un militare che si credeva essere un poeta e a un giovine scrittore". A quest'ultimo, ovvero al "giovine scrittore", regalò un corposo manoscritto siglato F.L. (Francesco Lomonaco o Fermo e Lucia?). Qui non si può aggiungere altro, se non invitare gli esperti di lettere a fare il dovuto, interessante, necessario e, prima o poi, inevitabile confronto fa le opere del Lomonaco e quelle di tutti gli altri scrittori e letterati italiani coevi, comprese quelle del Manzoni e del Foscolo, con i quali il Nostro ebbe certamente a che fare, così come anche col Monti, Vincenzo Monti, al quale tradusse l'Iliade.
Michele Giuseppe Scaccuto *
(*) Autore di Eresie su Francesco Lomonaco, 2004, opera ora disponibile su Amazon.com
 

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Sommario

I
5
II
38
IV
95
V
111
VI
174
VIII
190
X
211
XIII
247
XVII
23
XIX
38
XX
90
XXI
119
XXII
148
XXIII
183
XXIV
217
XXV
241

XIV
274
XV
298
XVI
1
XXVI
266
XXIX
300
XXX
326

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