Della perfetta poesia italiana, Volume 1

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Società tipografica dei Classici italiani, 1821
 

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Pagina 223 - Traditum est etiam Homerum caecum fuisse ; at eius picturam, non poesin videmus. Quae regio, quae ora, qui locus Graeciae, quae species formaque pugnae, quae acies, quod remigium, qui motus hominum, qui ferarum non ita expictus est, ut, quae ipse non viderit, nos ut videremus, effecerit?
Pagina 278 - Così parlar conviensi al vostro ingegno, però che solo da sensato apprende ciò che fa poscia d'intelletto degno.
Pagina 28 - Deh!, ballatetta, dille sospirando, quando le se' presente: — Questa vostra servente vien per istar con vui, partita da colui che fu servo d'amore. — Tu, voce sbigottita e deboletta, ch'esci piangendo de lo cor dolente, coll'anima e con questa ballatetta va ragionando della strutta mente. Voi troverete una donna piacente di sì dolce intelletto, che vi sarà diletto davanti starle ognora. Anima, e tu l'adora sempre nel su
Pagina 27 - Che certo per la mia disavventura Tu saresti contesa , Tanto da lei ripresa , Che mi sarebbe angoscia ; Dopo la morte poscia Pianto , e novel dolore . Tu senti, Ballatetta, che la morte Mi stringe...
Pagina 215 - Silenus asello vix sedet, et pressas continet ante iubas; dum sequitur Bacchas, Bacchae fugiuntque petuntque, quadrupedem ferula dum malus urget eques, in caput aurito cecidit delapsus asello : clamarunt satyri, 'surge age, surge, pater...
Pagina 17 - Amor, che vince tutto! Perciò non dutto — ch'Amor non mi smova: Saggio guerriero vince guerra e prova. Non dico ch'alia vostra gran bellezza Orgoglio non convegna , e stiale bene ; Chè a bella donna orgoglio ben convene , Che la mantene — in pregio ed in grandezza. Troppa alterezza — è quella che sconvene. Di grande orgoglio mai ben non avvene.
Pagina 129 - Ora, quanto più simili in ogni minutissima circostanza son le favole della poesia, o le figure del pennello all'oggetto vero ed altre volte sperimentato da chi ode l'une e mira l'altre, con tanto maggior efficacia destano elle que' mobili simolacri che ne giacevano dispersi per le varie stanze della memoria.
Pagina 310 - Rompendo co' sospir l' aere da presso: Quante fiate sol, pien di sospetto, Per luoghi ombrosi e foschi mi son messo Cercando col pensier l'alto diletto, Che Morte ha tolto; ond' io la chiamo spesso: Or in forma di Ninfa, o d'altra Diva, Che del più chiaro fondo di Sorga esca, E pongasi a seder in su la riva; Or l'ho veduta su per l'erba fresca Calcar i fior, com' una donna viva; Mostrando in vista, che di me le 'ricresca.
Pagina 27 - E gli occhi pien d'amor, cera rosata : Con sua verghetta pasturava agnelli ; E scalza, e di rugiada era bagnata : Cantava come fosse innamorata, Era adornata di tutto piacere.
Pagina 298 - Che dopo l'ondeggiar di dubbia sorte Sovra i colli romani abbiam soggiorno ! Noi qui miriamo intorno Da questa illustre solitaria parte L'alte famose membra Della città di Marte.

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