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s\ confondessero; tolta qui la lettera M per 2, l'altra fu scritta colla sua più comune figura. Or bene l'Acarnania a testimonianza degli storici è stata per l'appunto un convegno delle più frequenti colonie di Corinto (1); e giacche la stessa uniformita di scrittura s'incontra pure in Etruria, anche fra noi le si dovra concedere la stessa origine. E per verità noi leggiamo in un vaso del museo gregoriano rappresentante un combattimento d'Aiae e d'Ettore con Enea che soccorre a quest' ultimo i nomi A*FAMper AIA2, HB9TOP perEKTGP, MA8*1*A retrogrado per AINEAS; e il vaso di cui favelliamo, fu trovato a Cerveteri anticamente Agilla, che ebbe popolo e potenza dall'emula e vicina Tarquinia, dove ricoverò da Corinto e annidò la colonia di Demarato. Pari a questo è un altro vaso del musco gregoriano, in cui rappresentasi una caccia di cignale simile alla caccia del vaso Dodwelliano di Corinto, e dell']Iancarvilliano (1). Di tre cacciatori che assalgono la fiera ciascuno ha soprascritta la voce F^OIN acclamazione che io credo eguale al

(1) Eckhel D. N.Vol. II, pag. 249. 254.

(2) E strana questa frequenza di caccie d'un cignale che si ha parimenti sul coperchio della celebre cista del nostro museo Kircheriano. Quella di Meleagro non ha bisogno di spiegazione, ma molte altre e singolarmente ne' sepolcri sono indizio di stagione invernale. Veggasi Winckelmann voi. VII, pag. 440. ed. di Prato; e ne' Mommi. Tav. III. 125.

Curre, o al FERI dei latini (1); altri che stanno in parte opposta recano i nomi flOAVOAMOM per lIOATflHMOZ, A*CW per AliiN, fb?0> peP X APUN, nOAVMTPATOM perllOAT2TPAT02,e 90pAE probabilmente per KOPHI o Ks'p») Proserpinae, dativo di dedica fatta alla sposa di Plutone. Un terzo vaso proveniente dagli scavi d'Etruria, che ora sta nel museo di Berlino, e fu descritto dal cav. Gerhard (2), si attiene in proporzione d' arcaica scrittura corintia coi due vasi gregoriani, come l'iscrizione d'Acarnania colle due corcircsi. In questo la figura singolarissima della E per E derivata da B, è cambiata nel carattere % , e giustifica pie

(1) E indubitato che dai verbi radicali eco ed "w, da quali derivano uut eo, ed tum fa rio con altri significati, origina un antico aorisio primo yX per dix, il quale dovea regolarmente dare uell'imperativo ION,come -jftìjov da è ^R/S per e^ju^x, *%ov da exija per txrnx. Spieghisi dunque il verbo F^OIN o per ITO corri col digamma, che la voce VIA latina gli dimostra proprio, o per FERI che non ricusa il digamma neppure in Omero. Tali acclamazioni espresse con imperativi sono frequenti nell'antichità, e l'EAA EAA tante volte ripetuto sui vasi nelle corse curuli è lo stesso che l'èix di Pindaro (Isthm. V, 48.) detto metaforicamente alla musa E).a vDv (tot ictdoOt» Age mine mihi currumfO musa, per campum; traslato che egli non avrebbe mai preso per fare una tale esortazione, se non fosse stato usitatissimo uè' giuochi pe' quali cantava.

(2) Neuerworbene Denkmàler des Kònigl. Museums zu Berlin: cioè Monumenti novellamente acquistati dal museo reale eli Berlino Fascicolo I pag. 1 segg.

numente la nostra congettura, che la lettera 8 dell'etrusco e dell'umbro alfabeto sia dedotta dal carattere B

Conchiudiamo adunque da questi confronti evidenti d'arcaica scrittura, esser cosa probabilissima che questi vasi d'Elruria con iscrizioni corintie si debbano veramente alla scuola, cui gli artisti di Corinto compagni di Demarato fondarono in Tarquinia. Siccome però questi vasi sono pochissimi, e non escludono l'esistenza di più antichi, o di posteriori in Elruria medesima, cade da se l'opinione che tutti questi vasi provengano d'oltre mare, o che derivino tutti dalla stessa colonia. Così mentre confermasi l'autorità degli antichi scrittori su la verita della venuta di Demarato fra noi, e su l'introduzione non già dell'etrusco alfabeto, ma del corintio alfabeto in Etruria per opera di lui attcstata da Tacito , non sarà temerità giudicare in forza dei monumenti, che i nostri Etruschi fossero in certo modo bilingui. Ne già pretendo perciò, che tutto il popolo degli Etruschi parlasse due lingue distinte, o die fossero bilingui come i Calati nella Frigia, i Fenici nell'Africa sotto i romani, i Bruzi e i Canusini nell'Italia meridionale; i Lidi, i Cari e i Licii nell'Asia minore uniti coi Greci, o vari popoli dell'Asia maggiore e dell'Egitto dopo le conquiste d'Alessandro. Basta per me, che la lingua greca imparata dagli Etruschi in ciascuno de' suoi dialetti, quando le arti fiorivano fra gli Etruschi medesimi sia stata lingua di moda e di commercio, o per lo meno di letteraria educazione, quali sono fra noi molte lingue vive di popoli europei, e le lingue istruttive della classica antichità.

DEL P. GIAMPIETRO SECCHI DELLA COMP. DI GESL-'.

BIBLIOGRAFIA

GLI SCRITTORI DELLE COSE ITALIANE DI L. A MURATORI.

Sebbene scrittori valentissimi abbiano maestrevolmente svolto e trattato alcuni periodi di storia italiana, ardirei dire che l'Italia, a parlar propriamente, non possiede una storia ; né la può possedere finche i monumenti che debbono esserne fondamento e base non sieno proprietà delle lettere. Quei racconti, che vanno sotto nome di storie, non ne hanno e non possono averne il valore, perchè la mancanza dei documenti, lasciando spazio alla immaginazione del narratore, fa una continua incertezza della verità, un sempre crescente desiderio dei fatti. Lod. Ant. Muratori, uno dei primi vanti del nostro paese, vide il difetto e si sforzò a ripararlo con la sua celebrata raccolta degli scrittori delle cose italiane : impresa, nella condizione di quei tempi, ponderosissima e che rese in qualche maniera possibile l'intelligenza della storia nostra, e la conoscenza della vita interiore dei popoli e di quella degli stati diversi. Quella fatica però tanto gloriosa al suo autore, tanto utile alla nazione che ne veniva illustrata, non poteva bastare e non bastò ; che i secoli cercali dal l'opera del Muratori furono fecondi di troppi avvenimenti, le vicende troppo spesso mutarono faccia, ed ogni città, ogni luogo d'Italia domandò ed ebbe duopo di esser tramandato alla posterità col ministero degli scrittori : e ciò per tutto il non breve periodo occupato dal medio evo. I tempi cran lali che ogni avvenimento, ogni notizia può agevolare la verità e la giusta intelligenza delle cose. Un uomo solo, e che primo tentava l'impresa, poteva mai nell'Italia compirla in modo da non lasciar desiderio ? A tanta mole non può bastare la vita e l'ingegno di un solo!

In un secolo che corse dal Muratori finoanoi, i documenti di storia italiana già publicati son tanti da superare la muratoriana raccolta; ai quali se si aggiungano quelli che sono in corso di publicazione e gli innumerevoli che inediti e sconosciuti si conservano nel possesso dei privati, nelle biblioteche pubbliche e nelle particolari, negli archivi comunali, nei principeschi, nei vescovili, in quelli dei vari governi, e finalmente nei privati, la mole sarà cotanta che il tesoro storico del Muratori apparirebbe poca cosa. Né di ciò debbe esser egli chiamato in colpa ; perchè non solo da una

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