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lue ossen azioni, ed una tal destrezza ncll' afferrare le più importanti fattene nell' aspetto sì de' varii paesi e si degli abitanti, che non ci partiremmo del vero dicendo esser lui stato da natura atto a studiare profondamente negli umani eventi. Vero è eh' egli non si provò mai di raffrontare le sue sparse osservazioni in una descrizione sistematica: quella specie di raffronti che somministra la miglior prova di una mente filosofica quando è sostenuta da una base estesa di fatti, e di una mente leggiera qnando siffatta base è trascurata. V ha solamente uno o due trattt ove egli è vinto dall' uso così comune ai viaggiatori di servirsi di ciò che vedono e sentono per iscoprire un migliaio di cose che non hanno nè vedute, nè intese, di pervertire quelle induzioni, che sono tanto sicure applicate alla natura, tanto incerte applicate all' uomo, se già ì' applicazione non sia accompagnata da una perfetta conoscenza di tutte le circostanze che variano e modificano la nostra natura in ciascuna forma di società. Egli scrive come Europeo, e però impiega voci che non sempre rispondono alla condizione di quegli abitanti di cui tien parola; i suoi re sono rappresentati con attorno i lor gentiluomini, le regine con le lor damigelle. Peraltro sono modi di dire la cui significazione è temperata da tutto il tenore de' passi in cui si trovano, ove egli non mira ad altro che ad una chiara e fedele descrizione di ciò che ha fatto e veduto.

La lettera finisce con una sposizione cosmografica del viaggio, per lei conosciamo con quali intendimenti egli partisse, e come abbia ragionato su quelle meravigliose scoperte, che hanno partorito un sì grande cambiamento nella scienza della geografia. La scoperta di un tragitto al Cattai fu il fine che si propose, e benchè fosse già persuaso che l'Europa e l'Asia fossero separate verso Ponente da un vasto tratto di frapposta terra, era egualmente certo che alcuno atretto dovea necessariamente aprire un passo per quella all'India. Egli discorre siffatte cose così sicuramente e caldamente coni' uomo che ben si confida nella profondità delle sue conoscenze, e poichè il viaggio che avea condotto al termine non era che un preludio di più grandi intraprese che ravvolgeva nell' animo, si studia, con salde e diritte ragioni, d'ispirare al suo protettore i medesimi sensi. I particolari e le osservazioni che più ti convengono a scienza, egli rinchiuse in altra opera a cui indrizza chi voglia sapere più particolarmente del suo sistema nautico. Ma questa ha sventuratamente partecipato alla sorte di tutto ciò che si appartiene al Verrazzano, ovvero sia perita col suo autore, ovvero sia andata smarrita fra le confuse miscellanee di qualche biblioteca francese o italiana.

Il felice viaggiatore al suo ritorno fu accolto con le più calde testimonianze di gioia : tutta speranza di revederlo era già da lungo tempo stata messa in bando, e molti avean lamentato ed anche più ripreso l'ardimento suo che lo aveva esposto ad una misera morte fra le gelate acque dell'oceano settentrionale: il perchè non sì tosto si conobbe essere lui non solo arrivato salvo, ma avere •coperto un esteso tratto di terra, fin allora aconosciuto anche ai più audaci navigatori, ch<! fu levato da tutti a cielo con»' uomo fregiato delle più sublimi doti, e degno d'essere annoverato fra i primi nella sua scienza. La cupidigia di commercio tostamente sì accese, il lisultamento del suo colloquio col re era atteso con grandissima impazienza, nè quasi alcun dubbio si avea sul buon successo delle sue ragioni, o chegli non fosse di presente inviato a proseguir l'impresa cou mezzi più acconci alla grandezza ed importanza di questa. I mercatanti di Lione già farneticavano della ricchezza che sarebbesi versata su loro da queste nuove sorgenti.

GIORGIO W. GREENE

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ARCHEOLOGIA

LETTERA AL SIC. CAV. G. DE WITTE MEMBRO ONORARIO DELL'ISTITUTO DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA RESIDENTE A PARIGI INTORNO ALLO STATO ATTUALE DEL MUSEO CAPITOLINO.

Mio Chiarissimo Amico

Roma 10 Gennaro 1844.

Con vera soddisfazione ho letto le vostre recenti pubblicazioni delle quali mi avete voluto far dono, e sopra tutto mi sono fermato sul vostro Rapporto diretto al sig. Nothomb ministro dell' interno del Belgio, nel quale gli avete dato conto del vostro ultimo viaggio archeologico fatto in Italia e in Grecia. Ed arrestandomi principalmente su di ciò che riguarda Roma, ho osservato che nell' enumerare tutti gl'incrementi che lo studio dell'archeologia ha da pochi anni ricevuto in questa capitale , sia in nnovi musei creati dalla munificenza dell' attuale Pontefice , sia in accrescimenti e migliorazioni apportate agli esistenti, voi avete obliato del tutto di parlare del museo Capitolino, e di quanto questo stabilimento ha avvantaggiato dal 1838 in poi, epoca in cui Ann. I. 15

per chiamata del senato romano ebbi l'onore di esserne nominato presidente perpetuo. Ora siccome questa vostra dimenticanza fu forse cagionata dal non conoscere la storia dei fatti che riguardano quel museo, e forse è mia ancora la colpa di non averli tutti a voi accennati, quando ebbi il piacere di mostrarvi le rarità che vi si raccolgono, cosi permettete che ora con questa mia lettera supplisca ad ambedue questi involontari difetti, e voi e gli archeologi siate informati di quanto concerne lo stato attuale di questo stabilimento, cose tutte che invano si cercherebbero da voi e da altri ne' libri antichi e moderni che trattano di questo museo. E senza più permettete che entri in materia.

Il museo Capitolino, il più antico di Roma, e forse ancora di tutti, rimonta con la sua origine al secolo XV e fu creazione dei papi, che ne diedero la cura al senato romano. I due Clementi VI e VII, Benedetto XIV e dopo questo i due Pii VI e VII sono quelli cui il museo deve fi suo nascimento, e progressivo ingrandire.

Il Campidoglio si ebbe sempre una raccolta di monumenti antichi, e sopra tutto di bronzi prcgievolissimi, gli unici romani, di stile ottimo, di conservazione perfetta.I quali monumenti tutti provennero, o da largizioni di papi, o da donativi di privati, o da acquisto fattone dal senato. Fra i papi si distinse il primo Sisto IV che appena salito al soglio nello stesso anno 1471 ordinò che al magistrato romano venissero date a custodire tutte le antiche statue di bronzo, che erano al patriarchio Laterancse, cioè la Lupa, il Marco Aurelio equestre, l'Ercole vincitore, il Camillo, il giovinetto stadiodromo, la legge regia; della quale munifica concessione esiste una memoria in marmo, che io stesso ebbi la fortuna di ritrovare nel palazzo di residenza dei signori Conservatori, posta in opera muraria, che feci collocare nella seconda branca di scale del detto palazzo, e che por essere inedita, e di bella latinità come sono tutte quelle di quel pontif'cato dettate forse dal Platina, volentieri qui sottopongo, non tenendo conto delie mende del quadratario.

SIXTVS . mi. PONT. MAX.

OB . IMMENSAM . BENIGNITÀ

TEM . AENEAS . INSIGNES . STA

TVAS . PRISCAE . EXCELLENTIAE

VIRTVTISQVE . MONVMEN

TVM . ROMANO. POPVLO

VNDE . EXORTE . FVERE . RESTI

TVENDAS . CONDONANDAS

QVE . CENSVIT

LATINO . DE . VRSINIS . CARDINA

LI . CAMERARIO . ADMINISTRA

NTE . ET . IOHANNE . ALPERINO

PHÌL . PALOSCIO . NICOLAO . PI

NC1ARONIO . VRBIS . CONSER

VATORIBVS . PROCVRATIBVS

ANO . SALVTIS . NOSTRE . M.CCCC

.LXXI. XVHI. KL. IANVAR.

Dopo Sisto IV. fino allo stabilimento del museo, il più benemerito del Campidoglio per donativi fattigli di antichi monumenti fu s. Pio V. Questi nel riparare i danni della gran corte di Belvedere-in Vaticano, che minacciava rovina per la poca solidità con cui il suo architettore Bramante la edificò, tolse dal così detto teatro di Belvedere, ossia dalla magnifica scala a più ripiani che riuniva i due piani del colle dove ora è il cortile ed il giardino della Pigna , luogo ora occupato dalla biblioteca e dal braccio nuovo del museoChiaramonti, tolse, dissi, dal detto luogo tutte le antiche statue che lo decoravano e ne fece presente al senato romano con l'opera di Prospero Boccapaduli maestro delle strade di Roma, della <[ii.il largizione pontificia mostrossi grato il senato romano e decretò di conservarne memoria a' posteri, con Io stabilire l'intervento pubblico del magistrato romano ad una messa solenne nella chiesa di santa Maria sopra Minerva, da celebrarsi il dì 17 gennaro di ogni anno, giorno in cui cadde l'elezione di quel pontefice, qual uso si mantiene ancora fedelmente in oggi, e di là e non da altra vicenda deriva.

Ma tutto ciò costituiva una raccolta di monumenti sparsi quà e là per i palazzi del senato, come decorazione delle sale, non come museo. Il quale come dissi deve la sua prima origine ed incremento ai papi posteriori. Fra i quali deve or tutto al regnante sommo pontefice Gregorio XVI, il quale con suo Motu-proprio del 18 settembre 1838 ordinò che il museo Capitolino dalla cura ed amministrazione della Prefettura de' palazzi apostolici, passasse ad essere nuovamente museo della città di Roma, sotto la cura del senato romano. Fu allora adunque che seguendosi le prescrizioni di quella legge sovrana, la Camera Capitolina volle nominarmi Presidente Antiquario Perpetuo di questo museo , ufficio che non poteva essere per me più onorevole, nè più gradito, ponendomi a capo di uno stabilimento dove si conserva una raccolta di monumenti sceltissimi per l' erudizione e per I' arte, e mettendomi in grado di secondare l'amore che nutro per questi studi, e che meco porto sin dalla prima giovinezza.

Dall' epoca adunque del primo ottobre in cui entrai in possesso del mio nuovo incarico sino al presente, non ho mai lasciato di adoperarmi per procurare sempre nuovi vantaggi al museo, sia con l'aumento di monumenti sia con la riparazione o miglior collocamento degli esistenti, sia infine col rendere più decenti i locali ove si custodiscono. Lasciando però di parlare di queste ultime cose, terrò discorso della prima soltanto, cioè dei monumenti che nello spazio di poco sopra cinque anni si sono aumentati al museo, dividendo la loro serie in monumenti figurati, e monumenti scritti, e prima dei

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