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5. Orazioni e discorsi politici; novelle storiche; crònache in versi; poesie d'argomento politico; versi satirici ecc.

6. Lettere di vario genere atte ad illustrare la storia.

Inoltre considerando i compilatori che gli archivi e le biblioteche pubbliche e private contengono manoscritti i quali benchè non degni di venire a stampa, tornar possono di grande utilità ai cultori della storia stabilirono che fosse pubblicamente conosciuta dove cercarli al bisogno. Quindi stimarono utile che dei più importanti fra essi l'archivio storico desse notizia alla fine di ogni volume, perchè a poco a poco si avesse una sorte d'inventario dei materiali storici che ignorati rimangono in tanti luoghi d'Italia.

Ancora. Insieme con l'archivio istorico incominciò a vedere la luce un appendice destinata a partecipare a tutti i suoi lettori, i reclami, gli errori, le corrispondenze epistolari, gli annunzi bibliografici riguardanti le scienze storiche , le osservazioni sopra gli scritti più importanti che uscissero in pubblico sulla materia , le necrologie di benemeriti di tale impresa e di simili studi.

I compilatori però inoltrandosi nell' intrapresa videro una ben sentita convenienza di estendere il piano della detta appendice. « Le ricerche, così essi in un manifesto non ha molto pubblicato, da imi seriamente e in più luoghi instituite ci fanno venire frequentemente alle mani scritture inedite d' ogni genere; cronichette di piccoli municipi, pergamene, documenti diplomatici, contratti, lettere ecc. le quali benchè di loro natura importanti non potrebbero trovare facilmente nè subito il loro collocamento in un volume di cose aualoghe; e di cui d'altra parte sarebbe peccato l'indugiare la pubblicazione. Siamo venuti adunque nel divisamento di arricchirne la nostra appendice dell' archivio storico italiano ». Essi già incominciarono ad adempire la loro promessa.

Hanno procurato, e finora sono riusciti nell' intento, che le materie di ogni volume fossero omogenee; ed il formato della edizione ha favorito l'adempìmento.Con ciò nella pubblicazione regna una certa armonia, che in tali opere è quasi impossibile ad ottenere e che non ottenne quasi mai il Muratori.

Il pensiero dunque dei compilatori fiorentini non e meno grandioso di quello del Muratori; e forse alla fine non tornerà meno utile. Sarebbe però desiderabile ancora che la direzione non si limitasse così strettamente alla promessa di dar luogo neli' archivio solamente a documenti inediti o divenuti rarissimi, ma potrebbe estendersi altresì alle cose di maggiore importanza che separatamente apparvero dopo la raccolta del Muratori, e che sono spessissimo o ignote o mal conosciute alla più gran parte d'Italia. E' bisogna che certe opere, che possono essere fondamento e norma ad intendere grandi fatti, a rischiarare tempi illuminati da poca luce, sieno comprese nelle grandi raccolte, le quali non sono e non possono essere trasandate da ogni generazione di studiosi. I compilatori dell' archivio son tali che non hanno mestieri che io venga ad indicar loro le cose da scegliere sul proposito; se avessi a citare un esempio, nominerei i monumenti ravennati del Fantuzzi, la cui rarità, per le ricerche degli stranieri, va sempre crescendo, e la cui straordinaria importanza non è per alcuno soggetto di controversia. Gentili come sono, dieno i dotti fiorentini a questa osservazione il valore che merita.

Con questo mio scritto i leggitori del Saggiatore hanno inteso lo spirito che governa la preziosa raccolta. Avranno in altro relazione ragionata delle materie contenute nei sette volumi che già sono di pubblico dritto.

ACHILLE GENNARELLI

INTORNO UNA LETTERA DI GREGORIO X.

Il Contatori nella storia di Tcrracina (1) ed il Vitale nella storia diplomatica dei Senatori di Roma (2) pubblicano una lettera di Gregorio X che porta la data del 23 luglio 1272 ed è scritta da Civita Vecchia ed indirizzata ad un Cantelmo vicario di Roma ( già s'intende, per le cose temporali ). In essa il Papa rimprovera al vicario suddetto di avere agito contro dritto e violentemente verso i Comuni di Terracina e di Piperno, e del Castello di Acqua-puzza , volendo astringerli a mandare un numero di uomini per cagion del giuoco di Testaccio (3) poiché' il Vicario di Roma non aveva dritto di impor leggi a paesi che nello spirituale e nel temporale erano soggetti alla Santa Sede. Dopo avere citato fatti, esposto ragioni e minacciato pene, il pontefice chiude « ut autem tibi nostrum in hac parte propositum plenius exponatur , dilcctum filium Raincrium Propositum Florentinum, capellanum nostrum, ad praefalam urbem duximus personaliter destinandum, cui super iis, quae tibi ex parte nostra retulerit, exhibeas plenam fldem, nobis per cum quidquid super praemissis faciendum duxeris, relaturus ».

Nel doviziosissimo archivio Caetani esiste nel suo originale e col bollo pontificio la lettera d'istruzione diretta sul proposito a questo Rainerio e sebbene contenga presso a poco il medesimo che l' altra di cui abbiamo parlato , ci è piaciuto renderla di pubblico dritto, come quella che autentica la verità dell' altra e la completa. Corregge anzi un errore gravissimo nel quale incorse il Vitale, il quale avendo male interpretato il documento lesse suùque in luogo di

(1) Pag. m.

(ì) Voi. I. pag. 1 50.

(3) Si vegga l'erudito discorso del chiarissimo sig. abb. Antonio Coppi sul carneTale del medio-evo in Roma, nel volume primo del Saggiatore.

Sitin. facendo così sparire la città di Sezze. Il diligente sig. G. B. Carinci custode dell' archivio Cactani fu quello che ci favorì copia di questa carta.

ACHILLE GENNARÉLLI

Gregorius Episcopus servus servorum Dei. Dilecto Olio Uaynerio Preposito Ecclesie Fiorentine Capellano nostro salulem et apostolicam benedictionem. Grave gerimus admodum et molestuni quod sient nuper accepimus Vicarius Urbis non attendens quod fideles Ecclesie presertim in Campania et Maritima constitutos cum non decet indebiti! exactionibus seu gravaminibus fatigare sed eos potius in sviis juribui libertatibus tanquam devotionis filium presertim ob reverentiam Romane Ecclesie cui provincia illa spiritualiter et temporaliter subesse dignoscitur, confovere, dilectis filiis Terracinen. Fipemen. Sitin. Communitatibus et honiinihus Castri Aqueputridc Terracinen. diocesi? mandar1 ferii, ut certam corniti vani bominum ad Urbem transmitterent causa ludi de Testatio vulgariter nnnenpati qui in dieta urbe annis singulis exercetur, victualia insuper illue deferri facerent ac coram eo de se querelantibus in judicio responderent. Et quia predicti comiminitates et homines mandato hujusmodi minime paruerunt, pro ut nec ctiam tenebantur, cum nobis et Ecclesie Romane tantummodo sint subjecti, eos condempnari fecit jn quadam pecunie quantitate et demmo pro ipsius voluntatis libito difndari et nihilominus ad depopulationem eorum exercitum transmisit per quem biada in campis castri ejusdem inventa fuerunt incendio devastata nec hiis contentus ad graviora contra eosdem Communitatcs et homines procedere comminatur. Cum igitur hec si vera sint non solum in jacturam et prejudicium Communitatum et hominum predictorum veruni etiam in nostrani et ejusdem Ecclesie Romane offensam et injurinni rednndare noscantur, Nos nolentes ea pro ut etiam nec debemus equanimiter tolerare eundem Vicarium rogavimus et monuimus attente per apostolica sibi scripta (i)districit) precipiendo mandantes quatinus ab bujusmodi exactionibus gravaminibus molestiis et injuriis Communitatum et hominum predictorum penitus conquiescens ni tempi are similia contra ipsos decetero non presumat. De dampnis vero et injuris de mandato suo eis ut predicitur irrogatis faciat plenariam satisfactionem impendi preces nostras et mandatimi que ab eo ad effectum omnino perduci cupimus in bac parte taliter impleturus quod non oporteat nos propter hoc scribere iterato(i) Il breve in forma di lettera di cui qui parla il rapa è quello pubblicato dal Vitale.

Cum Haque de tua circumspectione confisi te propter hoc ad Urbem predictatn specialiter destinemus, discretioni tue per Apostolica icripta mandami1*, quatinus prefatum Vicarimi), quod mandatum Apostolicum secundum predictarum litterarum nostrarum sibi super hoc directaruni continentiam efiìcaciter exequatur ex parte nostra juxta datam tibi a Deo prudentiam actente ac diligente1- moneas et inducas. Nobis postmodum responsionem ejus et quicquid inde facicndum duxerit fideliter relaturus.

Datum apud Urbemveterem X Kal. Angusti Pontiflcatus Nostri anno primo (1272)

ECONOMIA PUBBLICA

DELLA CONDIZIONE SOCIALE ED ECONOMICA
DEGLI AGRICOLTORI IN IRLANDA.

Parte seconda.

Nè alla miseria, che dall' un capo all' altro dell' Irlanda si distende, si aumenta ogni giorno, e minaccia, più efficace rimedio è l'emigrazione. Grandi sono state a tale riguardo le questioni nel parlamento, molti i progetti, ma sempre impraticabili i mezzi, onde ne venisse all'Irlanda un vero sollievo. Non è d'uopo sviluppar qui teorie sul principio della popolazione. È chiaro abbastanza come una piccola emigrazione non arrechi vantaggio, e sia presto occupato il luogo lasciato. E se così accade in ogni paese, più particolarmente si verifica nell' Irlanda, la quale affinchè sentisse un vantaggio non già durevole, ma benchè passeggero, utile per le misure, che si potrebbero prendere, avrebbe bisogno di liberarsi di due, o tre millioni di abitanti in breve spazio di tempo (1). Ma come eseguirla siffatta emi

0) Per citar qualche esempio, nella Baronia di Kilconnel aftinchè la giornata di lavoro ascendesse a un franco sarebbe d'uopo che due terzi della popolazione emigrassero; e di tre quarti bisognerebbe che si sgravasse quella di Dromhair per averla ail ' istesso prezzo.

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