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Doppo la ribellione, la qual fece il Duca Maurilio di Casa Sassonia alla Mtà dell' Imperatore Carlo V, restò quella Mtà cosi mal sodisfatta degli umori, andamanti et trame della Germania, che non poteva più veder liuomini Todeschi, nè udir negotio alcuno dell' Imperio. Per questo adunque, et per la crescente sua indispositione deliberò di non voler essere più Imperatore, onde scrisse, credesi (t) l'anno del 55 al Sornio Ferdinando, eh' egli non voleva saper più cosa alcuna, ne di Diete, nè d'altri negotij di Germania et che intendeva rinuntiare quel carico, rispose S. M. Regia esortando et pregando, che S. M. Ces. pensasse ad ogni altra cosa, perchè come ella rifiutava qualsivoglia fatica neli' Imperio, absente S. M. Ces. per amor, et riverenza di quella, così conosceva, eh' all' Imperio era gran freno solo il nome di Carlo V. et che per amor di Dio ella rimanesse da tal pensiero. Continuò l'Imperatore nella sua opinione, et scrisse assolutamente, di voler cosi, tanto più che pensava di lasciar ogni cura mondana, et ritrarsi solo per vivere a Christo in Spagna (2). Ferdinando, che vedeva importar troppo all'Imperio et a tutti li regni, et stati di casa d'Austria, la perdila di sì gran personaggio, S. M. Regia (3), per provare di rimovere la Cesarea da questo pensiero , deliberò di mandare il Sermo suo secondogenito Ferdinando Arciduca d'Austria ad essa Mtà Ces. a pregarla , et con varie ragioni persuaderla, che si levasse da questa opinione; et finita dell'anno del 55 la Dieta di Augusta, andò S. M. Regia ad Ispruch ove chiamò di Boemia l'Arciduca pred. et mandollo all' imperadore, sperando pur, ch'egli havesse a mutarsi. Ritornò l'Arciduca con risposta , che l'Imperatore voleva così, et eh' era impersuasibile del contrario. Non contento il Senno Re Ferdinando di questi ofOzij deliberò mandar il primogenito suo Re di Boemia insieme con la figliuola di S.M.Ces. moglie del detto Sermo Re per veder se fusse possibile toglierla da questo proponimento: andorono quelle Mtà et parlarono indarno, perchè l'Imperatore già si apprestava di passare in Spagna, et concluse, che lasciarebbe mandato a cedere tutto quello, che egli have\a, come Imperatore ad esso Ferdinando.

dicazione di questo principe, al quale fu sostituito Ferdinando., dichiarato imperatore il 24 febbrajo di queir anno stesso. La data del 28 febbraio apposta a aueW avvenimento dal Voltaire è manifestamente erronea. Vedi Pfeffel, Robertson, e Parte di verificare le date.

(i) Il Credesi manca nel MS. Capponi.

(ì) Tulio questo discorso mi fu fatto da S. M. quel d'i che mi diede licentia di venire da S. SU, et fu nel principio d'ottobre del 5ti, sendosi poco prima imbarcato l'Imperatore per andare in Spa-rna.

Quesf avvertenza è esattissima.poichè si sa di certo che Carlo V «' imbarcò a Zuitburg per andare in Spagna il i 7 settembre \ r>r>tì.

(3ì Le parole S. M.Regia non si leggono nel succitato manoscritto.

Passò finalmente Carlo V in Spagna, nel tempo ch'Italia, Francia et Spagna, erano in arme, et doppo la partita sua, fu sempre pubblica voce, eh' il Principe d'Oranges haveva mandato a consignare il sigillo Imperiale, la Corona, et Scetro al Senno Re, nò per altro (si come ho intes' io et salva sempre la verità ) si differì un tempo l'eseguire questo mandato salvo perchè S. Mià Regia non poteva patire, che Carlo V lasciasse il nome d'Imperatore, et le cause principali sono queste.

Sapeva il Sermo Ferdinando la malignità et pravità heretica sparsa, et niultiplicata in quasi tutti li principi, et stati dell' imperio causar continui mali pensieri, seditioni, tumulti, et voglia d'usurpare quello d'altri, s'avedeva che a queste cose serviva per gran freno la ripulatione del nome di Carlo V. conosceva in somma, che nell' Imperio non può essere pace per amore, ma più tosto per timore, il quale della persona sua era certa, che malamente poteva nascere, per li continui travagli, che riceveva dalla vicinanza del Turco et per convenire impiegare di continuo in difesa contro la rabia di quello , ogni fona sua. Oltre a ciò ben sapeva, che con l'acquistare Utulo d'Imperatore accendeva doppiamente il Turco a danni suoi, cosi per la gara, eh'egli ha con l'Imperatore d'Occidente, pretendendo esso esser solo Imperatore, et sapendosi che tal nome gli ò si hodioso, che mai chiamò Carlo col nome di Quinto Imperatore, ma lo domandava sempre Spagna, come anche per il Turco havorebbe accresciuta la presuntion sua quando s'avesse veduto levar dinanzi sì gran personaggio, et da lui tanto stimato et forse temuto, quanto fu Carlo Quinto.

Per questo cause dunque veniva Ferdinando come la biscia all' incanto al vedere che Carlo lasciasse l'Imperio (l). Essendo finalmente sollecitata S. Maestà Regia a trovar modo che il Principe d'Oranges potesse eseguir la commissione di Carlo, et intendendo ella che gli Elettori dell' Imperio si confermavano seco in dolersi che S. Maestà Cesarea volesse lasciare il nome di Imperatore et che a ciò intendevano di contraponersi, sperando essa Regia Maestà per quanto mi riferì il mio segretario, che la renitentia di questi potesse far mutare animo all' Imperatore, intimò quello che haveva sempre con varie scuso differito, et diede ordine al convento di Francfordia.

Ma che questo Convento sia stato prolongato solo per industria di Ferdinando (2), oltre al testimonio che men' hanno fatto molte persofi) La sccura via era venire al vero padrone dell' Impero cioè a Sua Santità.

(2) Vogliono alcuni clic di questa dilazione fosse causa il Re Filippo; ma io dico clic poichè era l>atto il mandato, se Ferdinando havesse fatto sollecitar la spedizione, non haverebbe Filippo havuto causa nè pretesto a negarla uè a piolouguila.

no, rat son io creduto per lo Infrascritto duo ragioni; l'ima per essermi stato da più bande affermato, cho il Principe d'Oranges aveva il mandato assai prima che l'eseguisse, il che rimetto alla vetità, l'altro cho per tutta Europa un anno et più ogni giorno s* è detta et non però mai effettuata la partita di Fiandra del Principe per condursi ad eseguir la commissione di Carlo.

Venuto adunque il tempo prefìsso al Convento di Francfordia, doppo fatta dal Principe d'Oranges la proposta in nome di Carlo, consignando egli in presentia degli Elettori, si come in presentia loro era stata consignata a Carlo, Corona, scctro et sigillo, pregando et esortando li Elettori da parte di Carlo che si contentassero di obbediro al Re de' Romani eletto tanto prima successor suo, fu risposto dalli Elettori che non volevano obbedire; allegando molto ragioni che io taccio sapendo che all' lima furono intese da tutta Europa.

Si oppose arditamente il Principe a queste risposte, et in somma constantemente concluse, che haveva espressa commissione di lasciare ogni cosa per consignata, et non fare alcuna risposta a Carlo circa il successo, perchè già si era egli condotto in solitudine nè più udiva parlare di cose mondane. All' hora prese Ferdinando il tutto per consignato, et gli Elettori gli giurorno obbedientia et fedeltà, presente a quasi tutto il successo il Nuntio di S. Beatitudine; et in questo modo si fè il recesso; dopo il quale sua Maestà va a Vienna; et di la espedisce subito il signor Martino Guzman, acciocchè rappresenti con ogni Immilla il successo a i piedi della Santità di Nostro Signore. La quale udito che ebbe il signor Martino, li rispose, come egli mi riferì poi, paternamente, et concluse che farebbe intendere a S. Maestà quanto li occorreva per un suo Nunzio, cho destinerebbe (l); anzi fu subito destinato, cioè Monsignor Buoncompagno. Poco di poi deliberò la Saiitila Sua mandar legato et Nuntio insieme; et fu scritto il tutto al serenissimo Re, et al Guzman per il Reverendissimo Pacccco, al qual fu risposto che il Reverendissimo Legato l'avrebbe benissimo veduto; et lino al dì d'hoggi credo che sia desideratamente aspettato.

Et iin qui basti bavere scritto , solo per representar quanto ò venuto a notizia mia circa questo fatto. Mi rimetto però a tutto quello che V. S. Illustrisssima possa havere inteso, o sia per intendere con più fondamento; et sia tutto detto salva la verità.

Quanto poi a i recessi per cominciare da quello di Pattavia , dico che, quando V Imperatore Carlo fu constrelto per evitare l'impeto del Duca Mauritio, et Alberto di Branderburgh, ritirarsi ad Inspruch (2),

U) H Gusman fu ricevuto privatamente e non in qualità di ambasciatore; e ciò anche per consiglio del Sacro Collegio.

(2) Questo è certamente errore dell'' antico amanuense, e deve vedendosi la Maestà Sua Cesarea in estremo pericolo, usando Alberto ogni sorta di crudeli! contro li stati et persone delti ecclesiastici, essendo d'altra parte entrato il re di Francia con esercito numeroso nell'imperio (1), et facendo i turchi il progresso che fecero quell'anno veramcnte notabile in Ungheria , deliberò l'imperatore accordare al tutto con Mauritio.

Et quantunque il serenissimo re de'Komani malamente potesse abbandonare li stati suoi, per l'estremo danno che all'hora era minacciato dalla rabbia turebesca, comandata nondimeno quella maestà dall'imperatore, andò nel mese d'aprile con il re di Boemia suo figliuolo, et con il signor duca di Baviera suo genero , a Linz , ove convenne anche Mauritio (2).

In quel luogo si affaticorao questi principi persuadendo alla pace detto Mauritio, che fra tanti di li troverebbe a Pattavia. Inteso che hebbe Carlo le condilioni proposte da Mauritio, diede ampia commissione al serenissimo re, imponendoli che andasse a conchiudere la pace; et ordinando a tutti gli altri principi, che o si trovassero in persona, o mandassero loro commessatii.

In tempo dunque di tale estremità, va Ferdinando ad eseguire la commissione di Carlo V. Et dopo trattato con Mauritio alcuni dì, corre di nuovo per le poste a sua maestà Cesarea , finalmente ritorna con l'ultima commissione di lei a Pattavia, et fa quel recesso che si sa.

Contiene il recesso oltre la liberatione del Langravio et altre trattationi temporali, una trattatione circa la religione, la quale ha due capi. Prima, che li stati cioè li principi, cosi cattolici come della professione della confessione Augustana vivano in pace, nò per qualsivoglia occasione muovano l'arme l'uno contro l'altro. Il secondo capo è, che l'imperatore promette fra VI mesi fare una dieta nella quale si troverà, con quale delli tre mezzi, cioè concilio generale, nationale, o colloquio, s'habbia a levare la discordia circa al credere.

Ma qui è necessario advertire due cose: l'una che, se bene il re Ferdinando assiste per commissione di Cesare a questo recesso, le cose però che ivi si concludono secondo l'ordine di Carlo, come cose fatte da

leggersi probabilmente da Inspruch, perchè sappiano in fatti che Carlo 7 fuggì da Inspruch. al rumore delle armi di Maurizio.

(1) Enrico li. re di Francia successore di Francesco primo, non si mostro m^no ardente di lui contro Carlo V. Inforza di un trattato conchiuso il 5 ottobre 1551 entrò nella lega dei principi d'Alemagna e nel gennaio gli dichiarò guerra. I progressi rapidissimi deWarmata francese spinse Carlo ad una pace precipitosa con i principi alleati di Francia.

(2) Questa fu un'adunanza preparatoria di quella di PassaviUì come apparirà dal corso della relazione.

Carlo s'hanno da considerare; perchè, so bene l'imperadoro, per essere il recesso in favore, ha sempre detto che non haveva paTte in quello, nondimeno, il tempo della gran calamità in che la Maesta sua si ritrovava, le parole medesime del recesso, la promessa all'hora fatta da Ferdinando per essa Maestà, il consenso prestato et sigillo posto al recesso di tutti li principi, fanno troppa manifesta fede che tutto s'era fatto per ordine dell'imperatore a sola instantia del quale fu intimato il convento; oltre che s'è visto che sua Maestà ha ratificalo il recesso con i fatti et con l'esecutione ; mantenendo quanto in quello si contiene circa la liberationc del Langravio, et dando esecutione ad ogni altro particolare, al quale in virtù di detto recesso ella si trovava obligata. Et perchè si sappia che la cosa non può stare altrimenti, leggasi quella parte del recesso che dice « Prescripla omnia et singola singulariter in quolibet ar» ticulo inserta, et quicquid Cesaream Maiestatem tangit, debet sua Ma» jestas, vigore desuper factac ratificationis, pro se et sucressoribus sui* » fìrmiter et inviolabiliter directe et sine contraditione observare, exc» qui, illisque neque ad praesens, neque fuluris temporibus, et plaenitu» dine Coes. potestatis aliove quovis quaesito colore et pretesta contra» venire, aut augerc, aut aliis id suo nomine agendum concedere ». Creda ognuno come li pare; ma son bene io certo, che chi conosce la natura del serenissimo re et è informato della reverentia veramente incomparabile che portò sempre la Maestà sua all'imperadore, terrìa per fermo che mai la Serenità sua haverebbe falto scrivere la millesima parte di simil cose concernenti l'autorità imperiale, senza espressa commissione dell'imperadore; oltra a che è pure troppo chiaro, che Maurilio per la poca fede che havea ned' imporadore , al quale opponea precipuamente che li fusse mancato della promessa faltali di liberare il Langravio, non haverebbe consentito al recesso, s'ei non havesse veduto che Ferdinando havesse sufficiente mandato. Direi, se bisognasse, mill'altre ragioni; ma le taccio per non entrare in ufficio superfluo. L'altro, siccome chiaro, appare nel recesso ove si parla della sccurità dei Confessionisti; tutto s'intende fra stato et stato, solo per fare <1<■poncre l'armi ad ogni uno, conforme a quanto all'hora era desiderato et consigliato particolarmente dai principi ecclesiastici: come di ciò io sono stato non solo a bocca informato da molti, ma ho veduto ancora per scritture in un consiglio dato al reverendo elettore di Colonia, appunto sopra il convento di Patlavia; nel quale si contengono queste parole « Et majoris forsan mali vitandi causa, decerni queat, ne catto» liei status luthcranos bello invadant aut lutherani cattolico» (f) ».

(f) Questo sono parole formali tratte dal consiglio dato dall'Incpero all'arcivescovo di Collonia tuper conventione Pattaviensi.

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