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Ben pregevole esser dovette anche in Ostia il sacerdotale onore di flamine angustile, se ne vediamo quasi sempre insigniti dei cavalieri romani, e se fu gradito a questo Tito Fabio Ermogene, per cui durante in tale onorificenza, solo a tutte sue spese, in contemplazione del ricevuto sacerdozio diede al popolo della colonia ostiense alcuni spettacoli scenici, nel teatro che ebbe quella città e di cui rimangono ancora le vestigie (1), che così e non altrimenti credo vada supplito il poco che manca nella quarta linea. Poichè quel primus si ha da interpretare, non che Fabio Ermogene fosse il primo a dar spettacoli scenici in Ostia, chè una città così cospicua e quasi congiunta a Roma, andò al certo del pari o quasi del pari con quella nelle costumanze civili, ma soltanto ci fa conoscere che egli fu il primo fra i flamini angustili che per avere ottennto quella onorificenza desse gratuitamente al popolo degli spettacoli drammatici, che ludos scaenicos si dissero, come ne abbiamo esempio nei famosi cenotafii pisani, non che in un marmo edito dall'Orelli (2). 1. 6. - HVNC . SPLENDIDISSIMVS . ORDO . DEcurionum HONORAVIT, ec. - La suntuosa generosità di Fabio Ermogene nel dare alla colonia gli spettacoli teatrali, gli procacciò al certo rinomanza, e gli conciliò l'affezione pubblica per modo, che l'ordine dei decurioni credette giusto di decretargli l'onore di una statua equestre, da eriggersi a pubbliche spese nel foro, con apposita iscrizione che ne ricordasse la causa. Ed è perciò che nelle lin. 7 ed 8 supplii cum T'hscriptione confortato da un luogo di Cicerone (3) ove dice : Haec causa fuit, cur decerneretis statuam in rostris cum inscriptione pracclara. L'onorificenza della statua e sopra tutto della statua equestre riserbavasi ai cittadini più benemeriti, ed era forse la maggiore che potesse

(i) Vedi Fea, Nibby, Canina, ce.
(a) N. a548.
(3) Phi). IV. ià.

concedersi dalle città, e la sola fino ad ora che io conosca accordata dai decurioni d'Ostia, cui per diritto spettava simile concessione. Molte al certo deggiono essere state le statue onorarie esistenti in Ostia, ed anche accordate con pubblico decreto, espresso nella iscrizione della base. Ricorderò fra le più certe quella del citato Q. Plozio Romano, nella di cui base che è al museo Vaticano si dice: HVIG . DECVRIONES . STATVAM . PVBLICE . PONEND . DECREVERVNT: l'altra di un L. Colio Reburro al quale DECVRIONES . OSTESES (sic). STATVAM.CENSVER: ed infine quella del già nominato P. Lucilio Gamala, nel di cui marmo si legge : HVIG . STATVA . INAVRATA D . D . P . P . POSITA . EST . ITEM. AHENEA, che s'interpreta decurionum decreto publica pecunia posita est, ec. l. 9. - IN . FORO . PONENDAM . - I decurioni nel loro decreto non solo vollero onorata la memoria della liberalità del loro concittadino con la straordinaria onorificenza di una statua equestre, ma di più decretarono che fosse collocata nel foro, vale a dire nel luogo della città il più nobile e degno. Per ciò il ritrovamento di questa grande base formata di un solo masso quadrilungo di marmo, il quale benchè spogliato d'ogni suo ornato non fu al certo mai rimosso dal primitivo suo luogo, cioè dal lato sinistro di chi riguarda la fronte del gran tempio, ha potuto dare un lume sicuro intorno la vera posizione del foro ostiense. Il quale non mai ben definito da alcuno degli scrittori che scrissero delle antichità d'Ostia, vuol riconoscersi in quel recinto quadrilungo, le di cui vestigie sono ancora riconoscibili, come avanzo di portico, che precede e circonda il detto tempio, recinto che il o.Tv. Canina ricercò con diligenza e delineò nella tav. II. let. G che accompagna la sua memoria intorno gli antichi porti romani d'Ostia e di Porto (1). Nè si può incontrare

(ì)Dissertaiioni delia pontificia accademia romana d'Archeologia. Voi. Vili p. a57

difficoltà alcuna nel rilevarne l'ubicazione, mentre essendosi trovata la detta base al suo luogo, e dicendosi nell'iscrizione della faccia d'avanti che i decurioni decretarono il collocamento della statua nel foro, ed in quella del lato, di cui parlerò più sotto, che la divisione delle sportule nel dì natalizio di Fabio Ermogenc si facesse a coloro cui spettavano IN . FORO . ANTE . STATVAS . IPSIVS,ne deriva per conseguenza che il luogo del ritrovamento della base è il luogo stesso del foro. Del qual foro non trovo fatta menzione sino ad ora ne' marmi, che nella celebre memoria di P. Lnr cilio Gamala, di cui fra le altre beneficenze fatte alla città d'Ostia si narra: SVA . PEGVNIA , VIAM . SILICE . STRAVIT. QVAE. EST. IVNGTA . FORO . AB . ARCV AD . ARGVM e di più ; TRIBVNAL . IN . FORO . MARMOREVM . FECIT . - E qui si può esser certi che si parla del maggior foro, ossia del più antico e nobile, mentre altri ne ebbe secondari la città, e che tolsero il loro nome dalle differenti destinazioni; ed infatti trovo menzione del foro vinario nella gran base di Cneo Senzio Felice, e dell'area di Saturno, o foro degli argentarii, ossia dei banchieri e cambiatori di moneta avvi nozione che ci viene da un marmo vaticano spettante ad un M. Icilio Canino questore romano cui fu eretta una memoria dai NEGOTIATORES . EX . AREASATVRNI, e venne dagli scavi ostiensi del 1788. Ciò posto il eh. amico mio cav. Canina, che nella detta memoria (1) credette quel portico che precede e racchiude il tempio essere un recinto sacro spettante al tempio stesso, reputandolo troppo ristretto per essere stato destinato ad uso di foro, avrà ora da ciò che ho esposto la certezza che quello è il vero e primo foro della città ; nè gli sia d'ostacolo la sua ristrettezza, mentre Roma ancora ebbe il suo primo foro ben piccolo in proporzione della popolazione sua, per cui

(l) Lue. ciU p. 271.

quindi se ne aggiunsero tanti altri, lo che avvenne anche in Ostia, come egli stesso il dimostra. Benchè di questa sua opinione pare non fosse contento, mentre nella indicazione delle tavole che accompagnano quella sua memoria alla tav. I. A. parlando di questa ubicazione scriveva: Parte media delV antica città di Ostia, ove si trova il tempio, di cui si conserva la cella con ragguardevoli tracce del foro, che venne costruito nella parte anteriore.

1. 10-INQVE . LOGVM . EIVS . AEDìLicium. SVBSTITVENDVm . Q. Fratrem ec.

Dal contesto di queste due linee parmi possa cavarsene la nozione sicura, che il decreto dei decurioni ostiensi ebbe luogo dopo la morte di Tito Fabio Ermogene, e che il corpo decurionale per alleviare il dolore del padre superstite (in solacium Faliii patris ), conferisse la stessa carica dì scriba o segretario degl' edili ad un suo più prossimo congiunto, che sembrami possa giudicarsi esser stato il fratello, che forse Quinto si disse di prenome, sendo che derivando questa famiglia libertina dalla gente Fabia, questa fra i prenomi più usitati si ebbe quelli di Tito, e di Quinto.

1. 11 - QVI . OB . HONORES . EI. HAB1TOS . ec. Da quanto si è venuto sponendo, e da quello rimane nel marmo si conosce che Fabio padre grato delle onorificenze compartite al figlio sborsò la somma di 50000 sesterzi, ( cioè piccoli sesterzi, equivalenti a 7=^ 2500 di nostra moneta ), acciocchè con il reddito prodotto dal frutto di detta somma calcolato al 5 per 100, ogu anno il dì 20 luglio, giorno natalizio di Tito I'abio Ermogene,si facesse una distribuzione di danaro, dando ad ogni decurione denari cinque, ai librai del corpo decurionale den. 37 5 in massa, agl'altri librai publici ed altri ministri altre somme, che sono indeterminabili per la rottura del marmo. Le quali cifre se fossero rimaste intatte, ci avrebbero fornito il mezzo di calcolare se le somme individuali corrispondevano nel totale alli 2500 sesterzi di frutto annuo, cbc cosi vuol essere spiegata l' usura quincuncis indicata nella lapide, usura che in quel tempo era riputata la più legale.

Passando ora alla iscrizione del fianco della base essa del pari è assai interessante. Vi si legge la memoria di una adunanza tenuta dai decurioni nel tempio sacro a Roma ed Augusto, alla quale si trovò presente Fabio il padre di Ermogene, e del decreto che essi fecero, col quale stabilirono che la divisione delle sportule (che cosi chiamavansi le porzioni spettanti ad ognuno dei sunnominati nell'altra iscrizione) provenienti dal frutto dell' interesse sopra notato, si facesse ogn' anno a coloro che fossero presenti, nel foro avanti la di lui statua, facendosi di ciò una stipulazione o atto pubi Ico. Poichè panni veder chiaro da tutto ciò, che i decurioni ostiensi ricevendo da Fabio padre la somma sopra citata, con la condizione di una minuta e singolare distribuzione del fruttato di essa, perchè non avessero a suscitarsi litigi, ne venire reclami dalla parte di coloro che pretendessero al conseguimento della sportula senza essere personalmente intervenuti, decretarono che la distribuzione voluta dal donatore (che perciò fu presente all' atto ), si facesse solennemente il dì 20 luglio d' ogn' anno nel foro , avanti la statua di T. Fabio inter praesentes, e di tal divisione se ne dovesse stipulare un atto publico. Dove è da osservarsi che tutto ciò conferma ed illustra ancor meglio quanto raccolse e scrisse Gaetano Marini nelle osservazioni alla tav. XXXII," degli Arvali (1), per quello riguarda le sportule , che altro non erano che divisioni di denaro in contante, fatte a certe determinate persone, in alcune ricorrenze annuali, istituite in memoria dei defonti.

Per quello poi riguarda la esclusione degl' assenti dalla partecipazione a coteste divisioni, mi giova qui riportare una

(') r»8S- 598, 599. 4»4. 6

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