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IL SAGGlATORE GlORNALE ROMANO NIl , 6.

STORIA

ARCHIVIO STORICO ITALIANO, O SIA RACCOLTA DI OPERE E DOCUMENTI FINORA INEDITI O DIVENUTI RARISSIMI , RIGUARDANTI LA STORIA D'ITALIA - FIRENZE 1844VIEUSSEUX EDITORE.

( sono pubblicati sette volumi).

Art. IL

Chiunque si voglia fare a considerare con qualche attenzione i sette volumi dell' archivio storico italiano che fino a questo punto hanno veduto la luce, non solo non troverà esagerate o troppe le lodi da me prodigate a quella impresa nel fascicolo 4 di questo secondo volume, ma avrà di che rallegrarsi vedendo con essa estendersi cotanto il patrimonio della storia patria. Ora eccomi a liberar la promessa, e ad esporre ai leggitori di questo giornale le materie che si contengono in que' volumi.

Comprende il I. volume la Storia Fiorentina di Jacopo Pitti, un Diario della ribellione di Arezzo (1512), tre Narrazioni del sacco di Prato (1512), una Narrazione del caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi (1513), Documenti illustrativi, Discorsi intorno alla riforma dello stato di Firenze (1522-32).

La storia del Pitti si aggira principalmente sulle cose

avvenute in Firenze dal 1494 al 1529, ed a giudizio del

Marchese Gino Capponi che ne diè relazione all' accademia

della crusca è forse il miglior racconto che s'abbia di questo

Ann. I. Yol. IL 11 tratto di tempo, talchè l'autore sembra stare tra il Varchi ed il Segni e non cede per avventura nè all' uno uè all' altro. Con ciò potrebbe sembrare meraviglioso che lo scritto sia rimasto finora senza l'onor della stampa, essendo il Pitti nato nel 1519 e mancato nel 1589 ed avendo riscosso per la dottrina e per le opere fama ed applausi da suoi contemporanei, e dai dotti del secolo XVII; ragioni le più probabili ha cercato di darne l'eruditissimo sig. Luigi Filippo Polidori in un lungo discorso premesso a questo volume. Comunque, dopo 250 anni gli scritti di quel dotto, capitati alle mani del cav. prof. Sebastiano Ciampi, cessarono di essere sconosciuti; il marchese Capponi ne fece trar copia; l'accademia della Crusca da lui n'ebbe notizia; e si cercava in ogni modo di pubblicare almeno la storia, al che da qualche tempo erano già parati il nominato Polidori e il Vieusseux. Finalmente venuto a maturità il progetto dell' archivio storico italiano, vide la luce nel primo volume di esso.

L'importanza storica di questo documento deriva dal narrare che fa l'autore le cose presso a poco dei tempi suoi, e dalla facilità che egli ebbe, come fiorentino e come personaggio di molta importanza, di attingere notizie a fonti originali ed autentiche; perciocchè, a tacere della nobiltà di sua prosapia, fu vicario di Pescia, fu de'48 Senatori, ambasciatore a Gregorio XIII, e portato a sommi onori cittadineschi; a quelli cioè ai quali si può pervenire sotto il principato. Quindi non si avrà sospetto sulla verità del suo racconto; e nulla monta aver potuto l'autore appartenere ad un partito dividendone le passioni; perocchè chiunque si faccia ad aprire queste pagine troverà avere egli inteso perfettamente tutti i doveri e le responsabilità di uno storico che in faccia al vero deve dimenticare ogni cosa. E di ciò, per non dire moltissimi fatti, fa buon testimonio la predilezione che egli patrizio mostra verso la plebe a carico degli ottimati, e la sua sicurezza nel riprovare i potenti e nel sollevare gli imbelli, postergata l'adulazione e rimossa l'invidia. Quindi e che riescono più gravi e dolorose le immense lacune che offre l'unico codice che esiste di queste storie, in particolare dopo il libro secondo, contenendosi in esse la parte forse più importante del racconto, cioè l'assedio di Firenze: per non esserne rimaste che cinque o sei pagine di stampa. Noi ci augureremmo ben volonticri che alla diligenza dell'editore fosse sfuggito qualche codice completo che riparasse il danno dell'altro; e per quello che ci viene raccontato da un nostro amico restituitosi or ora da Firenze in Roma, questo desiderio non è forse vano.

Il manoscritto lìnor conosciuto ha offerto difficoltà non poche al suo pubblicatore; perocchè sebbene corretto di mano dello stesso Pitti, egli non intese di migliorare le condizioni estrinseche del medesimo racconciando i falli dell'amanuense, ma volle piuttosto corregger se stesso nelle varie postille scritte nel codice, e che il Polidori richiama in fine della storia. L'annotatore dunque rispose ai dubbi secondo il suo discernimento, e noi dopo un esame accurato ci siam persuasi che dove era possibile lo abbia fatto benissimo.

Segue alla storia del Pitti il diario di Francesco Pezzati della ribellione avvenuta in Arezzo nel 1502 « Nella edizione di questa breve e mutila cronichetta (cosi il Polidori) ma ingenua e segnalata quant'altra di tal genere, io mi proposi di conservare tutto che il copista ci aveva lasciato dell'antica parlatura arctinesca : nella quale, come nella senese, a me sembra di scorgere il primo combaciarsi e quasi una transizione delle favelle toscane a quelle di più Provincie pontiticie e della loro metropoli. Nel che fare io pensai che, come già nelle collezioni amplissime e varie dell'inclito Muratori, così ancora in questo archivio, ove pure debbono accumularsi scritture popolari o di negozii pubblici dettate in ogni parte d'Italia, altri potrebbe un giorno ricercare utilmente e a grande agio contemplare le variazioni dei nostri dialetti e il cammino che tenne nel suo primo distendersi la lingua del sì ; studio assai necessario e degnissimo del secol nostro; s'egli è pure così prudente come si vanta di essere, e seppure una volta ci verrà vergogna dell'ignoranza in cui siamo circa ad una delle più vitali condizioni dell'esser nostro ». Del Pezzati non si sa altro che il pochissimo che egli dice di se nel suo diario; il quale era in parte pubblicato nel 1755, e così quella stampa servì a colmare qualche lacuna del manoscritto, che però non ebbe da alcuna parte soccorso nel vuoto che vi appare dal 17 giugno all' 11 luglio 1502: onde bene osserva ilPolidori che ciò debbe attribuirsi a timidezza o poca diligenza dell' autore.

Seguitano tre narrazioni del sacco di Prato avvenuto nel 1512, scritte da Jacopo Modesti, Simone Brami e Stefano Guizzalotti. Il sig. Atto Vannucci professore del collegio Cicognini di Prato donò all' archivio, arricchite di sue osservazioni le due ultime, essendo l'altra già edita per cura del sig. Giuseppe Aiacci. Con acconcio discorso il Vannucci illustra, per quanto si può, gli scrittori e le scritture, l'ultima delle quali è in terzine. Le note aggiunte a questi documenti e dal Vannucci e dal Polidori mostrano con quanto amore entrambi vi abbiano studiato.

Il pietoso caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi (1513) è soggetto della narrazione che immediatamente vien d'uopo e che fu scritta da Luca della Robbia. Questo documento è prezioso non solo per la storia politica ma ancora per la morale e per la letteraria a chiunque voglia considerare lo spirito che l'anima e le grazie virginali della favella. E scrittura che commosse alle lacrime ogni condizione di leggitori intorno alle sventure di que' due giovani. Fu la prima volta stampata in una strenna nei 1840 dal medesimo Polidori, il quale volendola ora arricchire vieppiù chiese ed ottenere dal Tommaseo che volesse collazionarla con un altro testo che era nella Naniana di Venezia; la qual collazione fruttò 450 varianti. Il racconto è preceduto dalle notizie di Luca della Robbia, latinista e storico del secolo XVI, scritte dallo stesso Polidori con rarissima diligenza, e ricche di tutto quello che può riguardare la vita civile e la letteraria di lui, ed avere relazione al nostro racconto; conchiudendo con un tratto del Pitti cavato dalla sua inedita Apologia de' cappucci intorno alle cagioni del silenzio col quale il Guicciardini amò coprire quel!' avvenimento.

Succedono i documenti, i quali sono

1. Provvisioni della Repubblica fiorentina dei 10 e 19 aprile 1480 per la formazione delF ordine dei settanta.

2. Lettera scritta da Pietro di Lorenzo de1 Medici a Dionigi Pucci fiorentino e dimorante in Napoli del 6 maggio 1494.

3. Capitoli fatti dalla città di Firenze col Re Carlo VIlI a 25 di novembre 1494.

4. Trattato segreto di confederazione tra papa Leone X e Vimperatore Carlo V, sottoscritto in Roma il 17 gennajo 1519.

5. Provvisione della milizia e ordinanza del popolo fiorentino, ottenuta nel consiglio maggiore Vanno 1528 a 6 di novembre.

Ai primi quattro aggiunse prefazioni illustrative il marchese Gino Capponi. Sono esse quattro trattati profondissimi di storia nei quali risplende sempre più la dottrina e l'ingegno altissimo di lui, e nei quali non solo discorre l'importanza e il valore dei documenti, ma lo stato dei popoli ai quali si riferiscono, le opinioni loro, le influenze interne ed esterne, e tutto quello che può servire a dar conto così degli avvenimenti come delle cause recenti e lontane che li partorirono. Sarebbe ben fortunata l'Italia se tutti

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