Immagini della pagina
PDF
ePub

Grecia sali a fama immortalo per valore e per sapienza, ma di tutti que' luminosi suoi giorni, ove si taccia della disputata ciropedia, non pervenne a noi un solo romanzo, perchè il vero era cosi bello da non abbandonarsi per nessuna leggiadria di menzogna. Tostochè però la felice temerità d'Alessandro vendicò la Grecia, e la gloria della nazione diventò una proprietà di quel guerriero, il romanzo si introdusse presso un popolo che più non doveva temere d'esterna violenza. I vinti Persiani comunicarono i loro costumi ai vincitori, e per la via dell' Ionia la mollezza delle favole Milesie giunse cara perfino ai discendenti del severo Licurgo. Si disputava ancora la sanguinosa eredità del Macedone, quando Antonio Diogene, primo de'Greci romanzieri, raccontando gli Amori di Jh>nia e Derciìlide aperse la strada a que'tanti che vennero dopo di lui, e più di lui famosi non abbisognano di venir ricordati.

Egli è ben vero che qualche volta il romanzo si presenta d'improvviso appunto allora che un popolo è nel massimo furore delle fazioni e delle guerre civili, e noi vediamo Sisenna uomo della gente Cornelia offrire le favole di Mileto ai romani ancora ignoranti di questa merce, in quei momenti medesimi che per le fiere parti di Mario e di Silla sembrava doversi sbandire ogni idea di forestiere diletto. Ma quando l'occhio dell' osservatore scorge questo o tal altro somigliante fenomeno , è forza in un altra qualità del cuore umano rintracciarne la profonda cagione. L' uomo la cui vita comincia nelle lacrime e si termina in mezzo ai singulti, per un contrasto inesplicabile altro non fa in tutti i suoi anni che cercare la felicità: se quindi le circostanze dei tempi tengono stretta una nazione fra oggetti dolorosi, ella ne allontana lo sguardo, e vuole ad ogni costo procacciarsi la dimenticanza della propria miseria. Orazio scorda la repubblica cantando l'allegria degli amori e del vino; Lucano sotto il regno di Nerone dopo aver narrato le favole saltiche celebra jjli ultimi sforzi della romana liberta ; ed Hafis, mentre Tamerlano invade e saccheggia la sna patria, diventa il più gran lirico della Persia lodando le belle vergini della sua terra, e consigliando di correre lietamente il campo delle umane delizie »

ACHILLE GENNARELM

VARIETÀ'

DELL' APERTURA DEL SEPOLCRO DI CARLO MAGNO IN AQDISGRANA.

Le leggende che conservarono alla posterità le geste degli uomini che di se lasciarono memoria immortale, si adornano il più spesso di una poesia e circondano gli eroi di un prestigio che dà a certe descrizioni apparenza di favole. E tale è quella che racconta la foggia trionfale con la quale Carlo Magno sarebbe stato allocato nel sepolcro ove non pochi cronisti narrano che egli fu rinvenuto nel 1001 da Ottone III, seduto in un trono d'oro, con la corona in capo, adorno del manto imperiale, appoggiando la mano sinistra in un ricco evangeliario, e sostenendo con la destra uno scettro d'oro. Quale però che fosse la sua stanza sepolcrale è certo che ne fu rimosso da Federico Barbarossa quando, avendo ottenuto dall' antipapa Pasquale la sua canonizazione, volle offrire quelle spoglie mortali alla venerazion delle genti, solendosi in simili occasioni collocar le reliquie in arche tanto più splendide, quanto più il donatore fosse eminente e il santo venerato. Quella che distinguesi del nome di Carlo Magno in .Aquisgrana, dovè essere eseguita a questo scopo, ed ultimata o sotto Federico o poco dopo, anche pel confronto di altri monumenti del medesimo stile, e che fuor di questione appartengono a que' tempi. Su di che concordano perfettamente gli scrittori. Tuttociò però non valse a menomare la curiosità dell'abb. Arturo Martin che ottenne con rara cortesia dal capitolo di Aquisgrana di accertarsi di tutto: poichè, a non dire del resto, rimaneva a vedere se le ossa di San Leopardo , deposte da Federico nel medesimo feretro, secondo l'affermazione del Beck, fossero confuse con quelle dell' impcrator d'occidente. Inoltre egli voleva fare il confronto di quelle ossa con le altre conservate in tre reliquiari! del XIV, XV e XVI secolo, per confermarne l'identità, e per vedere ancora quanta fede meritassero le tradizioni derivale da Eginardo sulla statura gigantesca di quell'uomo. Oltre di che si poteva sperare di rinvenir nell ' interno qualche alto che spargesse luce sul proposito; e qualche drappo usato da Federico per situare o coprire degnamente quelle ossa.

Il sig. Claessen preposto della Cattedrale fece calare l'arca preziosa dall' alto luogo ove conservavasi e volle ei medesimo presiedere all'aprimento. Ma qui stava tutta la difficoltà ; indovinare il secreto della costruzione e trovar le giunture. Corsero due ore prima che l'enigma promettesse uno scioglimento. Alla fine si trovò che les ouvertures avaient èie pratiquèes au milieu de chaque versarti du toit, et les portes qui lesfermaient se trouvaient fixèes par des liens de Jer sous les plaques du cuivve . Furon tolte le catene e il monumento fu schiuso, e si offersero subito agli sguardi dei presenti, compresi tutti di religioso sentimento , un involucro in pergamena, drappi, ed ossa ben conservate. La pergamena era un atto del capitolo, del tempo di Luigi XI, nel quale si annunziava come un avambraccie era stato tolto dalla arca a richiesta di quel principe per esser messo in un reliquiario dovuto alla sua liberalità.

Le ossa erano di un corpo solo e colossale, essendosi trovato il femore di 5a centimetri; mancavano però quelle parti che esistono nei reliquiario

Con una cura veramente religiosa, tolte quindi le ossa e liberati dalla polvere i due drappi che le avvolgevano, furono esaminati come monumenti preziosissimi e, sotto qualche riguardo, quasi unici, contemporanei però di altri che sono fino a noi pervenuti perchè in più solide materie operati. L'uno di essi era ornato di fiori rossi, bleu, bianchi, verdi e gialli in un fondo violetto, e tessuto in seta, ma d'un carattere artistico meno pronunciato. L'altro tessuto in seta e filo apparve magnifico di forma e d'armonia di colorito. In un fondo rosso amaranto sono sparsi qua e là dei larghi ovati, nel mezzo dei quali s'ammirano elefanti coperti di ricche gualdrappe. Ricami e bordi e una rosa posta al centro dei vuoti lasciati fra gli ovati, richiamano le cornici a fior' che si frastagliano nelle arche del duodecimo secolo: sopra e solfo gli elefanti son disegnati nel fondo, dei vegetali: e l'effetto genencnile ha qualche cosa di simile coi vasi etruschi. Il drappo non lasciò alle investigazioni degli artisti o degli antiquarii il cercare la fabbrica, poichè va ricco di una iscrizione la quale dice che fu commesso dal maggiordomo del palazzo di Costantinopoli, ed eseguito nelle fabbriche imperiali per un governatore di Negroponte.

1l sig. abb. Martin trasse di tutto disegni esattissimi, e nou rinunziando per se stesso alla pubblicazione di essi, ne le prender copia al sig. d'Olfcrs, per farne presente a S. M. il re di Prussia ; e permise al sig. Hafner di pubblicarli nella bella opera che egli sta stampando a Manheim sui costumi del medio-evo.

Aquisgrana città celeberrima, sebbene s'elevi in mezzo ad una delle principali strade d'Europa, e perciò sia andata soggetta a varie e penose vicende, pure per l'amore grandissimo che il popolo nutre pe' suoi monumenti, vi si trovano ancora varie antiche opere della natura medesima e della più grande bellezza, che testimoniano sempre più l'eccellenza di questo ramo d'industria a quei tempi. Giustamente l'abb. Martin ha osservato che simili oggetti che non possono durar molti secoli, ma che servendo ad illustrare la storia degli umani progressi, meriterebbero l'attenzione del governo, ed una conveniente pubblicazione.

Quando la cassa di Carlomagno era stata richiusa, giunse il sig. d'Olfcrs, con lo scopo di pratticare dei cavamenti nel suolo della chiesa, poichè il preposito Claessen avendo fatto tentativi sotto queir arcata del portico che è contigua alla sacrestia aveva scoperto una grotta con un feretro in piombo: ma le ricerche erano state sospese, avendo il re mostrato desiderio di essere avvisato delle prime scoperte. Una parte delle notti d' ottobre fu consecrata a quegli scavi minutamente descritti dal sig. Martni, e nei quali speravano incontrarsi in quel sotterraneo a volta dorata, dove, per narrazione dei cronisti, dal 8i4 al 1166 Carlo Magno avrebbe riposato con Io scettro in mano e la corona in testa. Si trovarono resti di antiche fabbriche , ed altre cose molte,, ma non già la ricercata camera sepolcrale. La pietra scolpita del nomo di quel monarca

CAROLO MAGNO pareva che desse indizio bastante per ritrovarla; ina fu scorta fallace. Rimane però ancora ad esplorare la parte orientale della chiesa, la quale potrebbe contenere quello che finora si e certo invano.

Queste scavazioni non furono però senza trullo, e la cassa

di piombo trovata nell'inverno, conteneva appunto le ceneri di

Leopardo, cercate invano nell'urna di Carlomagno. L'iscrizione

del pendio del coperchio non ne lascia dubitare

Clauditur hic magnus Leopardus nomine clarus
Cujus ab obsequio regnabat tertius Otto.

Altra tomba corrispondente conteneva altra cassa di piombo che

nella sua iscrizione rivela la persona sepoltavi

Clauditur hoc tumulo niartyr Corona benigna

Tertius hic Caesar quam ducens conderat Olto

Queste notizie ho tratto dalla relazione dell'abb. Martin

che si legge negli Annali di Filosofìa cristiana che si stampano

in Parigi, fascicolo di Luglio (844

•ACHILLE GEN.NARELLI

INVENZIONI-:

Arte di incidere e stampare sut vetro.

È noto clic per mezzo dell' acido ilnorico il quale lui la proprietà ili sciogliere la terra silicea, si può incidere sul vetro. Ma la applicazione di ([usalo metodo di incisione riuscì finora quasi impossibile per la malefica influenza che questo acido esercita sulla salute dell' uomo. Il perchè a fine di rendere atta allo scopo scientifico e teenico l'arte di incidere sul vetro era d'uopo trovare un altro agente corrosivo affatto innocuo ed un adattato fondo di vernice. Il doti. Brouieis di Hanau profondo chimico e il rinomato professere dott. Bottiger di Francofone, ambedue senza conoscere le rispettive operazioni trovarono cosiffatto agente, ed incisero per mezzo di esso alcune lastre di vetro e le disposero per essere stampate ne' torchi ordinarii finora impiegati. Il prof. Bdttiger fece una compiuta relazione di questa scoperta dagli inventori chiamata ialografia, in una delle ultime radunanze della società fisica di Francoforte, e mostrò alcune copie di incisioni le quali lasciano poco a desiderare principalmente per la finezza deli' intaglio.

NOTIZIE DIVERSE

Cupola di s. Domenico dipinta da Clemente Albtri in Bologna - La ingiuria degli anni aveva guasti e cancellati in gran parte i dipinti con clic Alessandro Albini aveva ornato la cupola della magnifica cappella di s. Demenico nel gran tempio che da lui si nomina in Bologna. Il perchè quei reverendi padri studiosissimi come sono del culto divino e delle arti disegnative che vennero in tanta eccellenza per mezzo di fra Giocondo, di Bartolomeo da s. Marco,del li. Angelico, di Ignazio Danti, e di altri confratelli loro, deliberarono di fare dipingere a nuovo la detta cupola e questa opera allogarono al signor Clemeate Alberi professore di pittura nella bolognese accademia. Il quale " seguendo il pensiero dell' Albini di cui qua e là «stavato debolissime tracce, immagine e condusse una gloria ed una musica d'angioli, partila in due diverse zone sicchè figurasse nel campo la immensità del beato empireo. Sull' estremo fa

« IndietroContinua »