Immagini della pagina
PDF
ePub

se gli errori dei protestanti. E questo ella fece ad Inspruch con pubblica dimostrazione di pietà calda e sincera.

Cattolica e padrona di sé medesima venne allora a vivere in Roma ove fu ricevuta con pompa regale, ed ivi conobbe il cardinale Decio Azzolino di Fermo già segretario di stato di Innocenzo X e poi di Clemente IX, e verso il quale tanta era la stima della regina eh' ella diceva non aver conosciuto al mondo uomo di mente pari alla sua. E sì che quanti v'erano famosi per ingegno in que' tempi in Europa, tanti Cristina ne avea per certo conosciuti, e trattati. Al cardinale Azzolino affidò la regina la direzione di tulli i suoi affari, e dal suo consiglio volle dipendere in tutte le controversie, e le difficoltà che le si suscitarono dalla invidia, dalla malevoglianza e dalla ingratitudine. E lui morendo ella istituiva erede universale conservando fino alla morte i sentimenti di ammirazione e di slima che per trenta e più anni aveva nutriti per lui. Nato egli di nobilissima famiglia fermana, e non capace di basse invidie, o di pusillanime gelosia fu sollecito di mettere nelle buone grazie della regina diversi suoi concittadini, e fra questi Lorenzo Adami gentiluomo di bella fama per civili virtù e per valore nelle armi. A lui Cristina conferì dapprima l'onorevole officio di suo cavaliere di camera, lo nominò più tardi capitano della sua guardia svizzera, e conosciutane poi la probità e la destrezza nel maneggio de' difficili affari, dell'opera sua si valse inviandolo prima dalla Svozia in Roma, e poscia da Roma a Stokolm come suo ministro straordinario. Il conte Lorenzo Adami di Fermo ultimo crede di questa nobile prosapia conserva nel suo domeslico archivio molle lettere autografe della regina di Svezia dirette a quell'illustre suo antenato, e dalla gentilezza di lui ne fu concesso di pubblicarne alcune siccome facciamo in questo giornale.

Colpito da morte subitanea nel febraro del 1660 il re Carlo Gustavo, tornò Cristina nella Svezia, e fuvvi chi scnsse che vi tornasse col segreto desiderio di rimontare sul trono. Giunta a Norkoping ebbe bisogno di mandare a Roma persona che se la intendesse col card. Azzolino,e s'adoprasse a servirla con tutta la destrezza che esigevano i suoi affari. Ed allora mandò Lorenzo Adami suo cavaliere di camera accreditandolo siccome suo ministro con lettera del 16 gennaro 1661. Dopo breve dimora nella Svezia tornò a Roma ella stessa e ben presto ebbe a dolersi delle difficoltà che incontravano in Svezia i suoi ministri per riscuotere e per trasmettere l'entrate ch'ella crasi riservate nel rinunciare alla corona. Risiedeva per lei a Stokolm un governatore generale incaricato di esigere tutte le somme che a lei si spettavano, e di pagare i molti impiegati che sotto i suoi ordini amministravano i beni in Pomerania, a Norkoping, in Gottand, Rcland, ed Oeser, e che sommavano al numero di cento e undici. E da un prospetto dello stato attivo e passivo dell*amministrazione nel cominciare del 1665 apparisce che montava» l'entrate a 199,541 talleri di argento, e a 25,881 erano state ridotte le provvisioni dei diversi ministri. Aveva poi la regina un particolare contratto con un Emmanuele Tcyxcira che per suo conto risiedeva in Amburgo, e che avendole imprestate forti somme di danaro, doveva in ogni anno ritirare dal governatore generale 107 mila talleri, e pagarne 5 mila in ciascun mese in Roma a Cristina per mezzo di un Nunez, ritenendone 47 mila per anno in isconto del suo credito, e per redimere le gioie e gli oggetti preziosi ch'ella aveva dovuto collocare a pegno prima del suo ritorno a Roma. Ma nè il Teyxeira riesciva ad esigere dal governatore, nè la regina da quello riceveva le somme promesse: ond'è che a cessare il disordine dell'amministrazione, e a porre in regola gli affari suoi, spedì ella in Isvezia Lorenzo Adami già nominato capitano delle sue guardie svizzere dandogli amplissimo mandato di sciogliere e rinnovare gli affitti, di ricevere i conti, di rimuovere i subalterni ministri, di fare insomma quanto giudicasse espediente al buon andamento de' suoi affari.

E a questi interessi hanno relazione quasi tutte le lettere che si conservano nell'archivio Adami, e che veggonsi firmate tutte da Cristina, la quale a molte di esse aggiunse di propria mano alcuni versi ora dichiarando, ora ampliando le cose scritte di sopra dai suoi segretari. Cinque di queste lettere dirette all'Adami noi pubblichiamo, ed una ne aggiungiamo diretta al Tcyxcira perchè tale ci parve da ritrarne l'indole altera e ferma della regina di Svezia.

Giunse l'Adami a Stokolma sul cadere di luglio, o sul cominciare di agosto del 1665, e si dette a tult'uomo all'adempimento de' suoi doveri. Cristina ricevute sue lettere, le ho lette, rispondevagli, con lode della vostra applicazione al mio servigio in codeste parti: ne riceverete la risposta dal signor card. Azzolino con tutti quegli ordini che occorreranno: ond'io rimettendomi alVEminenza Sua non ino da dirvi se non che ti desidero da Dio prosperità e salute (11 ottobre 1665). Ma erano appena pochi mesi passati dal suo arrivo, quando in data del 1 maggio 1666 Cristina gli scrisse: Lo stato de' miei affari costi e la necessità di provvedere alla sicurezza de' mia beni in qualunque evento, mi ha fatto risolvere a venire costà di persona. Partirò a quest'e/fetto fra pochi giorni ec. Al governatore generale scrivo che pigli per me un'Iiabilazione in Stokolm, e però dovrete ancora voi cooperarvi con ogni diligenza giacche poco dopo Varrivo di questa spero che succederà il mio. D'onde questa improvvisa risoluzione? Perchè tornare in Svezia a trattar d'interessi, se per lei li trattava con tutta sua soddisfazione l'Adami? Vollero i contemporanei, e ne tenne nota l'istoria, che Cristina tardi pentita della sua rinunzia sperasse di essere richiamala sul trono dagli Svedesi che conservavano per lei sentimenti di ammirazione e <H affetto, e che ove non potesse riprendere la deposta corona ambisse cingere quella di Polonia che vacillava sul capo a Giovanni Casimiro, e che i Polacchi già destati a guerra civile mostravano di non patir che passasse siccome il loro re proponeva, ad un principe francese. Checche sia del segreto motivo di quel viaggio certo è che Cristina lo intraprese, e sul cominciare di agosto di quell'anno ella era già in Amburgo d'onde tuttodì scriveva di muoversi, ma pur non si mosse mai per girne a Stokolm. E di colà appunto furono scritte all'Adami le cinque lettere che ora pubblichiamo, alla scelta delle quali fra le altre molte che se ne conservano fummo mossi da ciò che da esse si scorge quanto sinceramente Cristina fosse attaccata al culto della cattolica religione: e ciò sia di risposta ai molti pseudo-filosofi del secolo passato che malignamente giudicarono della conversione di lei, asserendo con mirabile, non so se dirmi leggerezza od audacia, ch'ella si era fatta cattolica per vivere più onorata e più gradita in Roma: quasi che in Roma manchi l'onore ed il rispetto ad un personaggio regale che vi dimori, se professi una religione diversa dalla cattolica. E a confermare la sincerità di quei sentimenti religiosi di Cristina, ci piace di riferire un brano delle segrete istruzioni che dava all'Adami nell'atto di accomiatarlo per Isvezia. Haverebbe, dicono quelle, 5. M. fotto in persona il viaggio che hora commette a lui, perchè amando S. M. la Svezia teneramente, benchè la stanza di Roma le sia riuscita salubre e di gusto: nondimeno haverebbe volentieri preferito a questa quella della sua patria, dove si sente ancora fortemente chiamata dalVamore, che nelVultima dieta le hanno mostrato così vivo tutti gli Stati concordemente concedendole il libero esercitio della religione cattolica: ma non havendo potuto S- M. ottenere Vintiera esecuzione della buona intenzione degli Stati in modo ch'ella potesse quietamente servirsene, è necessario che la M. Sua moderi con suo disgusto Vimpazienza che per altro ella haverebbe di rivedere la Svezia, finchè pienamente e da sua pari ottenga T intiera libertà deW esercitio della religione ch'ella professa,

PER LA QUALE IIAVENDO LASCIATO IL POSSESSO DEL

Regno, non è possibile che nelV incertezza in, die siamo ad ogni momento della nostra vita ella si cimenti al pericolo di vivere e di morire in Svezia senza gli aiuti necessari per la salute delVanima sua. Il che tanto più facile dovrebbe essere a S. M. d'ottenere quanto ella non ha altra mira che di valersene per soddisfazione della sua coscienza senza dare alcuna soggezione, o occasione ad altri di operare in materia di religione altro che quando sia spirato da Dio. Eran queste istruzioni segrete, e delle quali non doveva l'inviato far pompa con chicchessia: e quindi è manifesto che non si possou credere dettate da politica ipocrisia, né da volontà di acquistar grazia presso i potenti della terra, ma sì veramente da profonda persuasione della verità esclusiva della religione per la quale protestava di acer lasciato il possesso del regno. E questi sentimenti medesimi si veggono ripetuti nelle lettere che noi pubblichiamo, e specialmente nella prima del 30 novembre 1666 cui di sua propria mano la regina aggiunse le calde preghiere, e la protesta di non quietarsi mai, e di non muoversi di Amburgo alla volta di Svezia senza avere ottenulo il libero esercizio della vera religione. Alle quali parole andarono i fatti d'accordo poiché negatale la libertà che chiedeva, ella volse per sempre le spalle alla sua patria, e senza aver toccato Stokolma toruossenc a Roma e alle sue predilette abitudini di dotte conversazioni, di studi liberali, di vita riposata e tranquilla.

Sono in queste lettere alcuni tratti scritti, come dicono a cifra: e questi pure noi pubblichiamo fedelmente perchè possano aguzzare su quelli l'ingegno coloro che si couoscon dell'arte d'interpretarli.

La lettera francese diretta al Tcyxeira del 1664 é acconcia a dimostrare l'indole costante e nobilissima della regina. Chi conosce le istorie d'Italia sa bene come di quei tempi abusò del suo potere quel Luigi a cui l'adulazione e

« IndietroContinua »