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stipiti, della balaustrata del ballatoio, ha sembrato ad alcuni sbilanciare la massa de' pieni e de' voti della facciata.

Però, dopo il venustissimo cornicione, senza riportar qui i pareri di alcuno, io affermo, che lo spartimento del piantato, o imbasamento della fabbrica, non si poteva meglio ideare in loco tanto ristretto ; nè che più caro e leggier ballatoio vi si poteva sopra imporre, comecchè la non ricadenza de' pilastrini del parapetto, sui cartelloni sostenenti esso ballatoio, non vi sia approvabile.

Ma tu ( odo zuffolarmi agli orecchi ) tu che altre volte hai condennato sì fieramente i soverchi intagli in questa e quella architettura moderna, perchè mo, sere, non gli riprovi anche qui ? Questo non è edilìzio, signori, che (dirò così ) per tocchi risoluti, alla maniera che si dee usare in più grandiose opere, debba riuscire maraviglioso, sublime: trattasi qui di una piccola casa, e che è più, non isolata, ma immischiata e quasi perdentesi fralle vicinali: alla quale se tolgasi la grazia del particolareggiare, certo niun magistero dell' artista vi resterebbe in essa ad ammirare, non ostante il pregio di sue linee ( e fosser pur di Vitruvio e non del Calderari ). Così vestita com'è di ornamenti, per quanto il viandante astratto o spensierato le passi dinanzi, lo forza a riguardarla, e a considerare, che anche in piccola fabbrica può 1' edificatore e l' architetto pretendere alcun conforto di lode pubblica (1).

FRANCESCO GASPARONI.

(1) L'esecuzione degli sturchi di queste architetture è del sig. Antonio Urti».

VARIETÀ'

PEREGRINAZIOISE PER LA COSTIERA DI AMALFI

Avete mai solcato o veduto almeno e salutato da lungi il golfo di Salerno? Quanta purezza di cielo! quanta varieta di rivolgimenti, di seni, di pelaghetti, di promontorii. di grotte ! che limpidezza di mare', che novità di vedute! si allarga il petto in quei luoghi, il senso della vita si raddoppia, un' arcana voluttà ricerca e trascorre le membra, e nello spettacolo della natura bellissima , nella memoria de*popoli che abitarono quelle costiere, che quei mari veleggiarono, la commossa fan tasia s'inebbria soavemente. Il golfo di Salerno si spiega in forma di arco prolungatissimo: la città di Ruggiero, per la scuola medica e il principato normanno celebratissima siede come a dire nel mezzo del golfo e beata si chiama nella protezione del suo Matteo di cui venera le spoglie santissime. Del palagio di re Ruggiero non vidi che un aula , spaziosa, miranda per altezza di volte, adorna di colonne e di logge: ma murate sono le logge, le colonne altre giacenti a terra, altre screpolate meno dal tempo che dagli inorridii: e 1* aula stessa tramutata in uso di stalla. Pestanèo è l'ordine delle architetture e forse le stesse colonne furono tolte a qualche tempio della vicina Pesto. Della quale citta le immense rnine, obbietto di molti studi e di varie disputazioni alle schiere degli antiquari e degli architettori, sono disgiunte da Salerno per venticinque miglia o in quel torno : il promontorio Palinuro incorona, come a dire, alla sinistra il lembo del bellissimo golfo.

Avrei senz'altro navigato alla volta di Pesto: ma il caldo infocatissimo che si spiega in quelle sabbie, fra quelle mino ove solo il gufo si annida o la serpe si striscia, e più la vaghezza che mi punge lo spirito, di conoscere i monumenti e la storia del mezzo tempo, ritrassero ad altri paesi la mia curiositi.

Si allunga a destra la costiera di Amalfi : il mare senz'arena e senza lido flagella la base e sovente insorge a battere, a sgominare i fianchi delle rupi, de'burroni, delle montagne che per tutta la costiera si succedono: quà e 11 si vedono macigni piramidali o poliedri che l'azione delle onde staccò mano mano dalle convicine balze, e grotte pittoresche ove serpeggia il mare e s'impaluda.

Seduto in elegante barchetta traversai lietamente il golfo sino a Minori : i marinai s'incuoravano l'un l'altro alla fatica del remigare e sul remo s'incurvavano e raddoppiavano la prestezza e la gagliardia nel rompere 'e acque che tratto tratto si rabbuffavano.

Alla fine del secolo IX. si può riferire la origine aclla repubblica amalfitana: prima Amalfi si ritrasse alla signorìa de' Longobardi e si diede al principe di Salerno : il quale, in ricambio della volontaria dipendenza . le concedette una costituzione municipale e più tardi un prefetto. Nel processo degli anni il prefetto si fece titolare conte, o dura, poi furono eletti certi consoli o magistrati municipali che propriamento erano nominati giudici, ultimamente ogni vincolo di ««(mozione si rallentò, si disciolse, nè valsero i principi salernitani a confermarlo già rallentato , o ad innovarlo già disciolto; Amalfi divenne libera, indipendente, signora del commercio e de*mari nel mezzo giorno, alleata de'Saraceni e potè nell'oriente rivaleggiare co'Genovesi e co'Veneziani. Non era città maritima de'Maomettani ove non fosse nna banca amalfitana: ancora in Gerusalemme avevano uno spedale ed una chiesa.

La repubblica d'Amalfi in brevi confini si chiudeva: il suolo era ineguale, montuoso, infecondo, una costiera di mare, una catena di rupi: Minori, Majori , Raiti, Vietri - Lettera . Cragnano , Minuta, Atrani, Ravello. e nel tempo di sua maggiore floridezza alquante isole del golfo napolitano costituivano il suo dominio: nel commercio, nella marinerìa trovò le scaturigini di sua potenza.

In Minori mi parlavano della vicina Ravello . della chiesa cattedrale, delle porte di bronzo, delle reliquie di molti edifici aragonesi, normanni: mi venne talento di visitarla. Era iuiaia Ravello su le vette di una dirupata montagna, fra Minori ed ..trani, nella costiera , incontro alle mine di Pesto : strada che conduca a tanta altezza di monte, nè vi è nè sarebbe facile impresa il praticarla : i terrazzani che coltivano le pendici e le valli vicine, ed i forestieri a cui piace di vedere queste memorie di antica opulenza, vi si conducono o a meglio dire vi si traggono per novecento e più gradini cavati rozzamente nei vivo tasso. Mano mano che io m'inerpicava per l'aspro monte, scoprivi;, volgendomi a dietro, una marina. un paesaggio magnifico: ma nè io trovo parole a descrivere, nè alcun dipintore troverebbe colori a dipingere la veduta che agli occhi mi si spiegò allora quando toccai le cime del monte. La mia guida mi condusse ad un palagietto che appartiene ai D'Afflitto famiglia ravcllesc : di là più libera spaziala vista, più largo e sereno si schiude l'orizonte. Vedevo giù per i dossi, per le pendici della montagna selvette ove di querce, ove di castagni, poi oliveli fruttiferi, più basso vigneti che già offerivano i loro grappoli alla vendemmia : vedevo il bellissimo mare, leggiermente increspa10 da'zefiri, e nell'altra parte del golfo le rnine di Pesto, e intorno a me ostelli di terrazzani, ville di patrizj, torri, chiese, paeselli sparsi qu» e là per le chine de' monti e nelle valli interposte. Poichè ebbi saziato gli occhi in tanta piacevolezza e varietà di natura e con cibo vi'1''" reccio ristorata la fame, mossi a visitare Ravello. Era, come ho detto* Ravello una città popolosa e fiorente del principato amalfitano, quanta si può argomentare dalle sue rnine; poco o nulla parlano di lei gli storici come a dire il l'ansa, il cronista della Cava, l'anonimo di Bari: ma un cavaliere amalfitano non so dire se più ornato di cortesia o di dottrina, e della storia patria studiosissimo, Matteo Camera con diligenza e fatica incredibile raccolse dagli archivi delle convicine terre e parocchie ed interpretò ottocento pergamene le quali spargono grandissima luce su le vicissitudini del contado e della città ravellese. Dicevami fra le altre cose il Camera avere ricavato dagli atti delle visite episcopali come Uh chiese in Ravello esistevano: il che prova quanta fosse in quei cittadini la opulenza e la pietà ; e di quanta moltitudine si popolasse quel monte muto quasi e diserto nel nostro tempo : leggevami un breve di Gregorio ìx con che intimava al vescovo ravellese di punire i cherici che abusando delle molte ricchezze legate da' fedeli alla chiesa viveano nella licenza e nel lusso. Visitai la cattedrale ; mirande le porte ed il pulpito, comune il resto. Sono di bronzo le porte, scompartite in vari riquadri in ciascuno de' quali si vede la effigie di un santo, opera lodabile del \ 179 in bizantino stile: vi si legge il nome di Sergio Muscettola che le mandò fare. Il pulpito è sorretto da sei colonne di bianco marmo che posano su le teste di altrettanti lioni. e nella parte anteriore si adorna di un gran mosaico che rappresenta vari animali, e corre attorno la epigrafe » ego magister Bartholomeus de Fogia marmorarius hoc opus feci » chi fosse mastro Bartolomeo di Foggia che modestamente s'intitola scarpellino . non saprei dire: spero che alcuna delle pergamene del Camera ne chiarirà intorno alla vita e alle opere di questo artefice.

Incontro un altro pulpito si vede ornato pure di musaico che raffigura la balena in atto di ridonare il profeta Giona al consorzio degli uomini: era il pulpito dal quale il diacono leggeva le narrazioni evangeliche al popolo congregato.

Lontano quanto è trarre di sasso, dalla cattedrale, vi era un' altra chiesa, s. Maria in Gradillo: ne Testa una cappella, rotonda, ornata di fogliami in pietra nucerina che variamente s'intrecciano: ne gli angoli sono quattro statue informi tanto ed offese dal tempo che non so dire di cui fossero rappresentative: pure una mi parve di virtù personificata, un'altra di santo eremita.

Discesi dalla montagna per una stradetla dirupata, tortuosa , sparsa di sassi che ne ferivano il piede, in mezzo a querce e castagni: né da Ravello ad Amalfi vi è via meno aspra e disagiata: ma una strada che muove da Vietri. e lungo il mare si stende, si costruisce a nuovo con dispendio gravissimo di quei comuni, dovendosi tagliare il vivo delle rupi, e queste ravvicinare col mezzo de'ponti. Vidi Airani e salutai la patris di Mas-aniello. del pescatore ardito, eloquente, che potè commuovere a suo talento la plebe napolitana: poco dopo • Amalfi • gridò la mia guida • ecco Amalfi » e qui avrebbe voluto narrarmi a sua posta la storia della celebrata repubblica con quella mischianza di fole, di superstizioni. di genealogie con che la plebe del mezzogiorno colora il raccontamento delle passate cose : ma io non lo udiva.

Nell'entrare le porte di Amalfi, pensavo alla audacia irrefrenabile del suo popolo che invadeva i patrizj e tumultuava, che in tredici mesi cacciò tre prefetti o duchi , prima Marino , poi Orso . ultimamente un altr'Orso detto il Cabastese, fi) inquieto sempre e scontento di sè stesso e d' altrui: pensai al suo duca Mansone che il 983. (2; vinse Pandolfo e tenne alquanti mesi il principato salernitano, alla morte di Waimaro che il 1050 tentava insignorirsi di Amalfi, alle glorie commerciali e maritimi' di lei, al suo codice, a Flavio Gioja. Matteo Camera mi spiegava avanti gli occhi un atto di Boemondo signore di Antiochia, scritto in pergamena con che da qualunque gravezza assolveva i mercatanti Amalfitani in Laodicea.

Amalfi quando commerciava con l'oriente, quando stringeva alleanze co' Mori d' Africa, aveva quaranta mila abitanti : nè solo guerrieri, mercatanti, navigatori: ma si pure valenti artefici: Ugone Falcando nella sua storia ricorda un 1urinile di esqnisito lavoro, fatto da certo artefice amalfitano per una chiesa di Benevento. Ma quanto mutate sono le condizioni della insigne città! sette mila abitanti si comprendono nelle sue mura: piccolo ed interno con la Calabria e la Sicilia è il suo commercio, in paste, carta e legname.

Cercai memorie del Gioja, nè le trovai ; visitai la cattedrale bella ed ornata chiesa ma nuova: restano dell' antica le porte di bronzo, le prime, cred'io, che in Italia si lavorarono, alcuni mosaici, un chiostro di gotica architettura che con la chiesa confina.

Presso le porte di Amalfi vi è una chiesicciuola, ed uno eremitaggio, nel mezzo tempo s. Pietro a Tussolo: quivi dimorano i cappuccini. Non va forestiere in Amalfi che non salga al monasterio per godere la stupenda vista del golfo. Io pure vi salii, e fui beato nello spettacolo di quella marina , di quei paesaggi oltre ogni estimazione pittoreschi, più beato nella cortesia di quei buoni frati che al forestiere partecipano il frutto del loro pazientissimo limosinare, o Salerno, o Amalfi, o Bavelle., golfi, costiere, pendici,io vi saluto! possano i vostri mari arridere a mille vele, e V olezzo de'vostri agrumi si perda mai sempre nelle aure del vo

(1) Pansa Hist. reip. amalph. t. I. p. 33. (2) Leo. Stor. degli stati 1. IV. p. 162.

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