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parlare dei paesi limitrofi , e dei terreni dove erano fissati i termini, soggiunge: Media autem pars inter Romani et Portum; e poco sopra aveva detto : Narri pars agri auae circa Portimi est Tyberis , dove è chiaro che si parla di quei campi che formavano quella regione che da essi prese il nome di Campana, ed infatti tanto questa che la via Aurelia che ne circoscriveva i limiti dal lato settentrionale trovansi poi nominate dallo stesso Froutino nel titolo dove sono registrate le colonie dedotte a Tarquinia e Gravisca.

Non mi dilungherò maggiormente intorno a ciò, mentre chi fosse avido di maggiori notizie intorno all'agro ed alla via Campana, potrà consultare la dottissima dissertazione del march. Luigi Biondi, ela carta topografica che vi aggiunse l'architetto cav. Luigi Canina (1). Dirò soltanto come dal passo di Frontino si confermi l'esistenza di colonie militari, sillane senza meno, poichè dedotte avanti Augusto, ed è pregio della lapide di Ceri, il darci la prima la notizia che Lorio fii una di quelle, e dopo quanto si è osservato intorno alla regione ed alla via Campana, parmi possa con sicurezza emendarsi il luogo di Frontino, leggendovi regionis Campatine.

Tornando in fine all'illustrazione che dì questa lapide tentò il Borda, nulla dirò dell' erroneità della opinione sua, che, cioè, la Plebs Urbana, che per il ricevuto beneficio pose la memoria a L. Apenteio, debba credersi cristiana a a ciò tratto dal genere dulla largizione , e dalla mancanza che egli suppone della solita concessione del luogo fatta dai decurioni; nè dell'epiteto di Felice che la colonia crede aver preso da Commodo imper. che fu il primo a prendere quel titolo, e che perciò la lapide (che egli giudicò cristiana) debba reputarsi de' tempi suoi; troppo lungi dal vero sono queste asserzioni perchè meritino essere confutate. Mi ristringerò soltanto alla lozione che egli dà al LOR. delle lin. 7.

(i) Alti dell'Aerai Romana di Archeologia. Voi. IX. p. 467.

e 9. dove legge Loretana, e cita in suo appoggio l'autorità di Tito Livio.

Il passo dello storico dove trovasi fatta menzione del porto Loretano, riguarda i fatti accaduti l'anno di Roma 551. in cui procedettero consoli M. Servilio Gemino, e Tib. Claudio Nerone, al secondo dei quali fu ingiunto di passare con una flotta in Sicilia ed in Àfrica per meglio coadiuvare alla pace che Scipione era in sul punto di stringere con i Cartaginesi, e che conchiusa l'anno dopo diede termine alla prima guerra punica. Dopo varie lentezze, narra Livio (1), che il console Claudio partì con l'armata, e che sopraggiunto da una forte (empesta fra il porto di Cosa ed il Loretano ebbe dallo spavento a ritirarsi a Populonia, dove dopo avere aspettato che la burasca cessasse si recò all' Elba. — Claudium Cos. profectum tandem ab urbe inter portus Cossatumi Lauretanumque atrox vis tempeslatis adorta , in me timi ingeritan adduxit. Populonias inde cum pervenisset, stetissetque ibi dum reliquum tempestatis exsaevisset, Ilvam insulam, etc. — Dal che si raccoglie che il console partito da Roma, e con le navi da Ostia, unico porto allora dei Romani, piegò a destra, e fu. colpito dalla tempesta dopo aver passato il porto di Cosa, fra questo ed il Loretano, per cui essendosi poscia recato a Populonia, il porto Loretano vuò esser cercato fra Cosa e Populonia. Ora essendo noto che la situazione dell'antica Cosa fu dove ora è Orbetello, e quella di Populonia prossima al capo di Piombino, fra queste due località lungo la spiaggia toscana frà l'Elba ed il Giglio , vuol esser posto il porto Loretano, se pur tale deve chiamarsi, essendo che i codici, eie edizioni non siano d'accordo, ed altri lo dicano ancora Loritanum e Lorentanum^ di cui però , tranne questa memoria di Livio, in niuri altro monumento ne vien fatta menzione.

Per cui tornando alla nostra lapide, ed alla spiegazione

(i) L. XXX. e. 3g.

dalla abbreviala voce LOR, panni che la buona critica ne insegni fra le due località prescegliere la cognita all'incognita, e la vicinissima al luogo del ritrovamento, a quella lontanissima , tanto più che di Lorio sono varie le memorie che esistono, ed io stesso lo scorso anno , fra gli avvanzi di antichi marmi esistenti presso il casale di Castel di Guido, viddi una base dedicata a Faustina Augusta, non saprei dire da chi, essendo la leggenda così corrosa dal tempo, che appena quel nome vi rimane leggibile; al contrario del porto Lordano non vi è clic la sola testimonianza di Livio, ed ancor questa rimane dubbia ed incerta.

GIUSEPPE MELCHIORRI

NOTIZIE

Scrivono da Nordausen, in data dell'» ottobre Nella notledel 3 al 4, fra l'una e le due ore del mattino, una tremenda procella, che schiantò più di un tetto e rovesciò muraglie, abbattè pure la Tetta della torre di Petersberg, che da presso a mille anni aveva resistito a tutte le tempeste. Il fracasso fu cosi orribile, che gli abitanti si credettero alla fIne del mondo. Questa peripezia ha mutato l'aspetto della città.

Scrivono da Nantes, il 18 ottobre: Un pescatore di Chinon ba ritratto da un canale vicino a questa città una statua di metallo dorato. Ell'è perfettamente conserrata, e si suppone che sia del tempo do' Romani, a cagione della prossimità del campo, ch'essi avevano ad un chilometro da Chinon.

SOMMARIO

STORIA. Della guerra di Cipro e della battaglia di Lepanto, documenti tratti dagli archivt Colonna e Caetani: parte I. A. Geimarelli. La Giostra di d. Ferrante Gonzaga principe di Molfetta, MS. inedito: proseguimento e fine. P. Mazio. ARCHEOLOGIA. Decadi epigraOche del Marchese Giuseppe Melchiorri: num. 2. NOTIZIE.

Roma i Novembre 1811

IL SAGGlATORE GlORNALE ROMANO Nll. IO.

STORIA

DELLA GUERRA DI CIPRO E DELLA BATTAGLIA DI LEPANTO, DOCUMENTI TRATTI DAGLI ARCHIVI COLONNA E CAETANI.

Art. II.

Farò capo dal pubblicare una scrittura di Gianandrea Doria che porta la data del 16 di settembre 1570. Contiene essa le ragioni per le quali si ricusava del venire a giornata col nemico, ed è indirizzata a Marcantonio Colonna generale della Chiesa, che opinava di correre a Cipro (le flotte si erano riunite in Candia in fine di agosto, avendo trovata l'armata veneziana nel porto di Suda) e combattere la squadra dei mussulmani. L'eleganza dello stile non fa certo il pregio di questo scritto, nel quale però si vede l'uomo sperimentato ed avveduto. È gran disputa se il Doria si comportasse così per mal talento ed invidia contro il Colonna cui doveva obbedire, ovvero per ordini segreti del suo governo. Vedremo se i nostri documenti valgano a sparger qualche luce su questo punto.

PRIMO MANIFESTO TRA IL SIG.MARCANTONIO COLONNA ILLMO ET IL SIG. ANDREA DORIA (1).

Questo manifesto è del Doria. limando V. E. da risolvere (2) se conviene o no, che ella vada con queste forze a trovare l'armata nemica del Turco a Cipri e volendo

(1) Tale è il titolo del MS. Colonna.

(2) M. A. Colonna, come generale della Chiesa, aveva il primo grado di onore e comandava le flotte alleate.

Ann. I. Vol. II. 19

d'olire a quello che più volte l'ho detto a bocca, le dia anco per scritto ciò che m'occorre, per sodisfare tanto più compitamente la tua domanda, mi farò da capo del viaggio et andarò repetendo tulio quello che sin qua s'è passato e seguirò fintanto all'ultima conclusione di quello che si tratta.

E cosi dico, che essendosi mosso da Messina per ordine del mio re a venire con la sua armata a tanto honorata impresa con quella volontà che ogni christiano et cavaliere è obligato, arrivando ad Otranto non ostante che io disse informato che l'armata Venetiana per cagione delle infermilà patite si trovava con grandissimo mancamento di gente come all'hora li dissi et me ne dolsi con V. E. come disgrafia comune, tenni nondimeno per molto conveniente e necessario, che quella di S. M. arrivassi in ogni modo ad unirsi con lei; perchè intendesse quella republica la molla cura e protettionc, che S. M. tiene di lei; e perchè ciò si facesse tanto più cautamente e presto senza che potesse venire a notitia de' nemici, fundando ogni speranza di buon successo nella prestezza, et nel cogliere l'inimico all'improviso ricordai a V. E. che si tenesse la strada di fuori dell'isola, a drittura di questa di Candia, come si fece, renculando ancora con le galere di S. M. quelle che conduceva V. E. che come ella sa et dice, esse non stavano in ordine da potere fare il viaggio senza aiuto, nel che non hebbi alcun rispetto a travagliare le mie ciurme più del dovere.

Et essendo giunto al porto di Suda fino dall'ultimo del passato, unito insieme con la detta armata venetiana, che era in quel porto, nel primo consiglio che V. E. tenne, se si doveva andare in Cipri, dissi, che come si trovassero tutte in ordine come conveniva per un impresa di tanta qualità non si puoteva fare risolutione, nè più megliorata, nè più honorata con il mettersi in cammino quanto prima a quella volta, soggiungendoli che per quanto toccava l'armata di S- M. stava molto apparecchiata per servirla; et perchè mi pareva molto giusto et di necessita che ella vedesse et misurasse bene le forze sue et procurasse di sapere tutti li particolari possibili di quelle dell» inimici, li ricordai che per una parte mandasse di subito un paro di galere a pigliare lingua in Cipri e per l'altra, che rivedesse intieramente quest'armata perchè ogni dì m'andava facendo più certo, che il mancamento dello genti, che era nella venetiana era notabilissimo; et per dar animo a tutti di fare altretanto, supplicai l'È. V. che si contentasse di venire a vedere le galere di S. M. d'una in una, e feci la medesima instanza al sig. Generale delli venetiani, et altri ministri di quella republica, che si trovavano presenti, perchè tutti mi fussero testimonio cosi quanto alla qualità delle genti quanto al numero rispetto al tempo et al luogo nel quale ho ordine avuto di venire a queste

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