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la posterità saluta grandissimo col consenso uniforme dei secoli, ma cercano le ragioni del bello che ammirano, e vogliono intendere per quali strade la perfezione fosse raggiunta, e per quali si potrebbe ancora raggiungere senza la sola e slolla ragion dell'esempio. Perchè dunque è questa la sede dell'arte, perchè Roma è ancora per questa parte fra tutte le ciltà della terra incontrastabilmente regina? La svegliatezza degli ingegni, la serenità del clima, il progresso intellettuale e morale della nazione, qui prima che altrove fecero rinascere le condizioni che allo sviluppamcnto dell'arte abbisognano. Qui gli esempi dell'antichità agevolarono la strada verso l'eccellenza, qui sorse la scuola che produceva il Canova, qui lo straniero risalutava e riconosceva gli eredi degli antichi maestri del mondo. Gli altri popoli, lontani ancora dal poter raggiungere quelle condizioni che ci a ve van condotti tant'alto , confessarono la loro inferiorità, e furono ben contenti di chiamarsi discepoli degli italiani, e delle scuole d'Italia. Né si citi in contrario il Thorwaldscn, uno degli ingegni più smisurati che dopo i Greci abbia prodotto la natura, perocché egli, rapporto all'arte, non fu e non poteva esser figlio del suo paese, ed egli stesso confessò più volte che quando dimorava fuor d'Italia era come in un mondo.non suo ; né mai si restituì in Danimarca col pensiero di abbandonare per sempre l'Italia ; e prova ne sia che sempre volle essere professore dell'accademia di S. Luca, e membro della commissione di antichità e belle arti, dove si faceva rappresentare dai suoi amici. Egli appartenne alla scuola romana, egli qui s'ispirò, qui maturò l'ingegno altissimo alle più stupende creazioni, ed egli infine sarà una delle prime glorie d'Italia, la quale potè sollevare a tanta altezza l'illustre straniero. Così la patria nostra non solo va superba di mille e mille suoi figli che ne immortalano il nome, ma può menar vanto eziandio di tanti stranieri che sa render grandi.

Fra questi debbe essere noverato il sig. Emilio Volff di Berlino scultore troppo conosciuto per potere essere utilmente lodato; e che congiunge alla maestria dell'arte quello che tanto raramente si trova negli artisti anche grandi, voglio dire la erudizione, e un corredo di studi che non gli lascia mendicare i concetti prima di operare, o chiedere ad altri ragione di cronologia, di costumi, di arnesi od altro. Egli venne in Roma col 1822 ed attese per tre anni a condurre in marmo vari lavori lasciati incompleti dal suo defonto cugino Ridolfo Schadow, fra quali si fece ammirar maggiormente un gruppo grande ritraente Achille e Pentesilea, commesso al predetto artista da S. M. il re di Prussia. Usando quindi alla scuola del Thorwaldsen, questi apprezzandone a dovere l'ingegno, gli affidò il bozzetto di uno degli Apostoli ( s. Simone ), che eseguì col consiglio di lui, e che gareggiò con gli altri che composero la celebre opera del Cristo con gli Apostoli.

Il primo lavoro d'invenzione del Wolfffu un monumento a quel suo cugino medesimo, e che si vede nel tempio di s. Andrea delle Fratte. Vi figurò, oltre il ritratto del defunto in busto, un bassorilievo nel quale imaginò che l'Angelo della morte togliesse l'artista al lavoro conduccndolo innanzi a Cristo, mentre una vittoria Io presenta d'una corona. Nella prima statua a cui diede opera rappresentò un cacciatore che tenendo l'arco sulle spalle, reca nella sinistra augelli che furono frutto della sua caccia; piacque in generale e fu acquistata dal defonto re di Prussia. Modellò quindi e scolpi di commissione di un signore inglese la statua di un pastore che suona le tibie, tenendosi un cane a lato. Il re di Prussia volle che fosse ripetuta in marmo pel suo gabinetto. Accompagnò questo lavoro con altra statua che esprime unn pastorella la quale tenendo sul braccio sinistro un caprettino si compiace guardare alla madre di questo che le sta dappresso. Ne fece poi due riduzioni alquanto più piccole e variate.

Sarebbe lungo il riferire a minuto le opere condotte dal YoIiT. Egli venuto universalmente in fama ebbe commissioni da ogni parte, e più che da altri luoghi dalla Prussia e dall'Inghilterra: mi contenterò quindi nominare semplicemente i lavori di lui, aggiungendo qui che i più di essi furono molte volte replicati per commissioni. Ed adopero così per corrispondere in qualche modo alla promessa, che questo giornale in fatto d'arte possa utilmente servire alla storia, indicando chi sia l'artista del quale imprende a ragionare e per quali opere conosciuto. Detto questo una volta, gli scritti che prenderanno ad esaminare le recenti opere di quel tale, possono diventar più importanti; ed i leggitori non avranno notizia dell'artista per la sola opera che si annunzia nel momento. Così volendo oggi render conto di una statua raffigurante Prometeo, ho fatto precedere questi cenni e seguiterò menzionando le opere che formano lo studio di scultura del Wolff—. Un fanciullo che pesca, nell'attitudine di togliere un pesce dall'amo. Una Diana che si riposa dopo la caccia, appoggiata al suo arco. Telefo allattalo dalla Cerva', idea presa da una pittura di Ercolano. Guerriero greco che si allaccia i gambali. Cacciatore che armato di giavellotto trattiene il cane. Teli che seduta sopra un delfino traversa il mare per portare le armi ad Achille. Ebe che insegna a Ganimede ti suo ufficio; gruppo. Amore con gii attributi della forza, cioè clava e pelle di leone. Una pastorella fanciulla che tiene con la sinistra un tamburello, mentre guida scherzando un agnellino. Gruppo colossale raffigurante una Amazzone ferita, e sorretta ed assistita da una sua compagna. Nereide che seduta sopra uno scoglio aspetta ad insidia ipesci col suo tridente. Statua di S. A. R. il principe Alberto di Sassonia Coburgo in costume di guerriero greco antico, per essere collocata al castello di Windsor negli appartamenti di S. M. la regina d'Inghilterra. Amore dormente, e guardato da un cagnolino, gruppo. Giovanetto nelV atto di [dare', studio dal vero. Gruppo colossale di una Vittoria che mostra nomi di grandi guerrieri scritti in uno scudo ad un fanciullo per animarlo a dedicarsi alle armi ed emulare la gloria di que' modelli: il gruppo commesso da S. M. il re di Prussia deve servire per adornare un ponte nella città di Berlino.

Oltre le sopradescritte opere in marmo, l'artista eseguì alcuni monumenti, e fra essi uno pel sig. de st. Georges, vari modelli in gesso, e moltissimi restauri di statue antiche pel museo di Berlino. I busti poi sono innumerevoli, e a non fare un troppo lungo catalogo dirò che i più notabili sono quelli del Thorwaldsen, di S. A. R. il principe Alberto di Sassonia Coburgo, della principessa reale d'Inghilterra, del cardinal Mai, del conte Bartolomeo Borghesi, del Nicbuhr, del Fea , del Bunsen , del generale Heidegger, di Fowell Buxton, del Welckerccc

Chiunque entri nello studio del sig. Wolff, trova fra tante altre nella prima sala una statua maggiore del vero e che da qualche mese fu condotta in marmo, e raffigura Prometeo neWatto di rapire il fuoco celeste. Essa statua chiama sopra se prima delle altre l'attenzione del riguardante, e si annunzia a prima vista per una delle più belle opere della moderna scuola di scultura. Vedi tu l'ardimentoso mortale che tenendo già in mani il fuoco che con nuovissima audacia ebbe tolto alle stanze dei numi, s'avvia pieno di timore nò ma di sospetto per ricalcar la sua strada e ritornare fra gli uomini col furto celeste. Il piè sinistro porta in avanti, e si ripiega alcun poco verso destra col viso rivolto in alto quasi a speculare se di lassù si veda o s'oda cosa che indichi scoperto il frodolento attentato. Con la destra copre la luce che manda l'asse ardente che tiene nella sinistra; solamente un mantello, che lo scultore collocò con eccellente partito, copre in piccola parte la nudità della figura, e cade sprezzatamene indietro ad esprimere il coraggio e la volontà irremovibile dell'operante. Robuste pronunciate ed energiche sono le forme del corpo, ma non quali si converrebbero ad un titano, o alla forza della barbarie : e fu questo eccellente accorgimento dell'artista, poichè in un personaggio quale è Prometeo, la forza materiale non deve trionfare sulla intelligenza; ma è mestieri congiungerle in modo che la differenza apparisca evidente, e si veda la fermezza del coraggio, e la potenza dell' intelletto. Qualche altro artista avrebbe afferrato l'occasione e mostrato la sua valentia nel nudo esagerando i rilievi delle vene, le tensioni dei nervi e dei muscoli, l'orgasmo delle membra. Ma il siguor Wolff che sa meditare sopra i soggetti che imprende a eseguire, ben pensò che ciò non era del caso, e che la natura non si trovava in una violenza da dimandare tale partito. Le membra del personaggio, ritraggono, com'è ragionevole, dal volto, che dimostra fermezza senza fierezza, ed esprime un uomo, dirò quasi, di natura più elevata degli altri o che sta fra il divino e l'umano.

Se la mia descrizione non pecca nella verità (nè credo che sia, se non s'inganna il giudizio di intelligenti e di artisti) si vede abbastanza che l'esecuzione rispondendo tanto al concetto, la statua debbe essere riuscita fin dove si può desiderare, perfetta. In fatti le parti della figura sono eccellentemente modellate, e la natura vi è espressa con una verità che dimostra come il sig. Wolff sappia unire allo studio del vero quello degli antichi modelli dell'arte ; senza di che non si può acquistare che la celebrità del momento, la quale presto svanisce.

ACHILLE GENiNAKELLI

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