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Longobardi, Unni, Normanni, Saraceni, od altri contenti a bottinare tornavano nelle foresto di Ercinia o nc'paduli di Ungheria; altri cercando nnova terra ebe fosse più temperala e più fertile della propria, in Italia posavano e vi fondavano il loro principato. Quanto per questa successione di genti, di costumi, di signorìe immutar si dovesse la società italica, é inutile significar con parole. É vero che Teodorico permise agli Italiani di seguitare a valersi del codice teodosiano nelle questioni giudiciarie : ma più tardi avendo Rotari promulgato il suo Editto primo germe del codice longobardo, la maggior parte degli Italiani si suggellò alla nuova giurisprudenza de'Longobardi dominatori. Dimoravano pure in Italia e Franchi e Ke/j e Bavari i quali potevano sottostare e il più spesso sottostavano alle leggi con che si governava la patria loro, in tanto che si vedeva tra brevi confini maravigliosa varietà di costamanze sociali e di procedimenti giudiciarj. Mutalo era al lutto lo stalo d'Italia. Tenevano i Longobardi il meglio di sue provincic, possedevano i Greci buona parte dell'Emilia, del Lazio, della Campania, sorgeva nelle isolctte dell'Adriatico Venezia e già fino da'suoi primordj mostrava di essere stata prescelta a grandi imprese: vennero poco dopo i Franchi, vennero gli Alemanni: si formava un principato nuovo, il patrimonio di 8. Pietro, originato da riverenza e da fede, non da conquiste e da sangue. Nell'altro capo di Italia perdurava il ducato di Benevento uno di quei xxx in che dopo la morte di Clefo i Longobardi avevano spartite le terre loro, e fiorivano i magistrati che col nome di duchi governavano Napoli, AmalG, Capua, Salerno.

Più (ardi il popolo che in molte città prevaleva, entrò innanzi alle franchigie di pochi, e cominciarono a foggiarsi nuove forme di reggimento municipale: l'imperatore di Germania che nel secolo XII. e nc'scgucnti era re di Italia, rade volte valicava i coufiui dulie alpi carnicuc uè s'iuimi

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schiava negli affari delle italiche terre, e così quantunque straniero e non eletto da loro ma da'principi alemanni, pure come re di insegne e di nome, lo accettavano gli Italiani : a dir breve ritioriva, dopo la pace di Costanza, la pubblica libertà.

Si bandivano le crociate, quella sequela di imprese che con tanta utilità delle lettere, del commercio, dell'agricoltura nostra schiuse le comunicazioni di Europa con Asia: la voce della religione e del ministro maggiore di essa, l'amore della gloria, la speranza dell'eterna retribuzione infiammarono i popoli e divisi com'erano dalle fazioni cittadine e dagli odj domestici li raccolsero sotto una insegna comune.

Mutate leggi, costumi, relazioni, governamento, mutata ancor la nazione si per la scarsità dell'antica razza italiana, e si per la congiunzione di essa con le razze sopravvenute ultimamente, allargate le influenze della fede cristiana e della autorità pontificia, erano accozzati in Italia e fuori gli elementi e le qualità che potevano formare una indole nuova di poesia rispondente alle opinioni a' bisogni allo spirito di quella età: e questa indole nuova si formò veramente, come si vede ne'cauti popolari che sono la sola poesia di quel tempo e di quelle genti perchè quando una nazione è sul nascere o sul ricomporsi, non vi ha distinzione di poesia illustre e di poesia popolare. Questi canti s'informano nello spirito religioso, specialmente nel timore della pena che talora nella presente, sempre nella ventura vita accompagna la colpa, e nella persuasione che non isbocci fiore nè capello ci cada di testa senza volere di Dio; partecipano l'elemento ideale, specialmente nella descrizione dell'amore che disgregano il più spess.0 dalla materia e spogliano de'piaceri sensibili; e sono sparsi di metafore e di locuzioni audacissime l'uso delle quali fu portato in Italia prima dalle tribù del settentrione, poi da'crocesegnati che appresero la favella eie fogge de'Saracini, e forse da Genovcsi c da' Veneti clic pure con l'oriente mercanteggiarono. E perchè il popolo non istudia l'arte, non appare in quei canti esquisita lucidezza d'ordine, ne manifesta distribuzione di parli : sono il linguaggio della natura, la voce piana e spontanea del sentimento.

Questa ragione o modo o sistema di poetare non ebbe proprio nome nel mezzo tempo quando pullulò come forma organica, dall'istcssa natura de'popoli e delle istituzioni: lo ebbe sì nel moderno tempo e fu chiamato romanticismo: il che indusse la moltitudine a creder nuova e straniera una dottrina essenziale ed antica. Nelle lingue alemanna ed inglese vecchia è, come osservano il Barelli ed il Gherardini, la voce romanlik e veste la significazione di scenico, solitario, pittoresco, e si dice il più spesso di un paesaggio, di una veduta campestre, di quelle scene varie, orride, grandeggianli che la natura offerisce come a dire uno incendio di vulcano, una foresta, una giogaja delle alpi. Poi la detta voce fu piegala a significare quei subbietti grandi, solenni, magnifici che rappresentano le arti imitatrici della natura, specialmente la poesia : egli è dunque spontaneo e breve il passaggio nelle significazioni di quella voce: applicarono alla imitazione della natura quel tanto che prima dicevano dcll'istessa natura. Ma non sono britanne o germaniche le origini della voce romanticismo: romanticismo viene dalla lingua romana o romanza che dopo le invasioni barbariche pullulò mano mano da'vecchj dialetti della Germania innestati alla lingua latina e che nel progresso del tempo figliò le lingue dell'Europa meridionale. E questo nome egregiamente si adattava a questo modo di poetare, perchè apparve con la lingua romanza, e perchè una delle sue qualità costitutive dimora nel figurare il nuovo ordine di leggi di relazioni di civiltà e l'incremento delle influenze religiose che conseguitò la invasione delle genti barbariche. Tutto a simile i raccouti di casi lagrime voli, amorosi furono nominati romanzi perchè in Italia ed in Francia quando si cominciò a scuotere la polve della barbarie, furono dettati in quella lingua romanza che poco sopra ho detto essere una mischianza, e come a dire uno stillato dell'idioma latino e de'dialetti alemanni. Nel resto benche siano comuni le origini del nome, altra cosa è romanzo, altra romanticismo : il quale notamento non sarebbe nccessario.se molti o imperiti o maligni non avessero confuso e non seguitassero a confondere l'una cosa con l'altra. Romanzo è una specie di composizione come la satira, il poema : romanticismo è una ragione, un modo, un sistema di poetare: forse ogni composizione romantica ha qualche dramma o elemento romanzesco, ma non è romantico ogni romanzo. Ancora il romanzo è antichissimo: ebbe la Grecia i suoi, le Favole Milesie, gli Amori di Anzia e di Abrocome, gli Amori di Dafni e Cloe, le Cose Etiopiche : i suoi ebbe Roma, il Trimalcionc di Petronio, l'Asino d'oro di Apulejo: il romanticismo apparve da principio nelle poesie de'cristiani, maturò nel mezzo tempo e rilusse ne'eanti popolari.

Che è adunque il romanticismo, questo essere bestemmiato da molti, da moltissimi beffeggiato del quale ancora le persone che danno opera alla letteratura, ignorano le origini, le cagioni, il procedimento, lo stato, la definizione, gli esempi e che pure, vero o falso, cosa straniera o nostra che egli fosse, meritava di essere studiato ed esaminato, almeno per giovare la storia delle lettere, come si studia e si esamina il sistema atomistico di Zenone o quel di Epicuro o quello delle forze plastiche per giovare la storia della filosofia? Che è dunque il romanticismo? egli è un modo, un sistema di poetare che si fonda nella imitazione immediata della natura e che esprime le condizioni religiose e sociali de' popoli che pullularono dalla mischianza dell'elemento barbarico e dell'elemento romano. Dalla quale definizione evidentissima si vede che le qualità del romanticismo sono Ann. I. Vol. II. 24

lo studiare la natura in sè stessa, non già solo negli csempj de'Greci e de'Romani, per non essere alcuna volta tratti in errore: chè Greci e Romani erano fallibili anch'essi e alcuna volta fallarono veramente: questo studio immediato della natura importa la nuda e semplice imitazione di essa, nelle sue modalità più intime, nel suo inordinamento, nelle passioni della umanità, la più nobile parte della natura. 2. usar l'ideale che dalle influenze della fede cristiana provenne alle arti espressive del bello. 3. chiamare a parte degli eventi che si descrivono, gli esseri soprammondani la cui esistenza ne accerta la religione di Cristo, e sfiorare quanto la indole del nostro idioma il permette, le immagini e le locuzioni del sacro volume a cui è fidata principalmente la somma dell' istessa religione e però bandeggiare i pensieri i simboli il linguaggio di una teogonia qual'è la greca e la romana, divenuta per i popoli cristiani ombra senza corpo, e parola senza significato. 4. descrivere le imprese grandi e solenni, quelle che allontanarono qualche impedimento o portarono qualche elemento o nuovo o più accertato per la successiva formazione della moderna civiltà. Chiunque conosce la storia del mezzo tempo, ha già segnato col pensiero queste imprese grandi e solenni. Ecco le qualità costitutive del romanticismo: se tutte si troveranno congiunte, esso sarà perfetto, imperfetto se alcuna ne mancherà. —Ne'nostri grandi poeti si trovano sparsi gli elementi del romanticismo. L'Allighicri per l'istessa orditura del divino poema, per la schietta ed evidente imitazione della natura, per lo spirito religioso che lo informa, per la elocuzione orientale che tratto tratto lo adorna, è romantico, anzi sarebbe esempio vivo di perfezione romantica se avesse bandito le fole della mitologia, e se in vece di esprimere le opinioni ghibelline che allora erano le sue e de'pochi, avesse espresso le opinioni guelfe che erano seguite dalla parte maggiore della nazione italiana. Il Petrarca, ristesso -Vlli gli ieri nel suo

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