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ni della tela e dalla grandezza del subbìcttu : norme, a vero dire, fallaci molto ed illusorie! Certo è lodabile un artista che preude a figurare subbictti splendidi e memorandi che negli spettatori ravvivino amore di nostra fede, di congiunti o di patria, che li traggano ad onorare la memoria di un guerriero o di un santo di Dio, a cumulare gli odi loro su la testa di un codardo o di un tiranno : ma se l'arte gli fallisca, chi guarderà il dipinto? o chi mai guardandolo, sentirà sorgergli in cuore quello affetto che l'artista intese eccitare ? Per contrario se un paese, un dipinto di genere sia condotto con verità di tinte, con facilità di disegno, con esquisita diligenza nell'imitare i particolari delle cose, attirerà la pubblica maraviglia e solo i vulgari si arresteranno a mirare le dimensioni della tela e la pompa del colorito.

Ma non fu certo la mancanza d'ogni pregio che ni' indusse a tacere di alcuni dipinti storici o religiosi: tutl'altra e semplice e piana fu la cagione del tacer mio: alcuni di quei dipinti non potei vedere perchè erano stati rimossi dalle sale, altri li vidi si ma per non ingrossare il mio articolo su la esposizione annuale della pittura, differii parlarne altra volta : ed ora adempio il dover mio. — Da otto anni dimora in Roma, intento alla professione pittorica, il conte Cesare Arrivabenc mantovano il quale appartiene ad una famiglia di letterati, merecchè l'uno de'suoi fratelli Opprandino è valoroso scrittore, e l'altro, Ferdinando , venne a chiara fama per la sua opera // secolo di Dante: e Cesare egli stesso è colto giovane e nelle storie versato a bastante. Fu educato alla pittura nell'accademia milanese dal Sabatini artista fiorentino di splendida rinomanza il quale benchè inclini alla vecchiezza, conduce opere che rivelano gli studl dell'uomo adulto e l'anima e il vigore del giovane: poi tramutatosi in Roma profittò molto per i consigli di Vincenzo Camuccini di cui coltivò l'amicizia. Varie pitture ho veduto nella officina sua, il ritratto di lui stesso, quello del fratello Opprandino, Cola di Rendo che aringa il popolo fra le rnine del foro, VAllegrezza figurata in una giovane che tiene in mano un giglio, a dinotare che le origini e il fondamento della vera allegrezza sono nella purità della coscienza, dipinto commessogli dal sig. marchese Ala nè con-• - n

3# t dotto a fine : ultimamente il cartone di un dipinto in larghissime dimensioni destinato per la chiesa di s. Andrea in Mantova che rappresenta Antonio di Padova in atto di rimproverare Ezelino e di intimargli le pene di sua tirannide: nobi Liì subbictto in vero ! il fraticello nel cospetto del potente, il poverello di Cristo avanti il signore che smidolla i popolani : e pure quegli animoso ed intrepido, timido e sbigottito costui. Per al presente dirò del suo Tasso che fu esposto alquanti giorni nelle sale del Popolo. Poggiate meco il colle gianicolesc da quella parte ove si allargava la via trionfale: quivi nel monasterio di s. Onofrio albergò come sapete il gran Torquato, quivi mancò agli infortunj ed alla vita e n'andò a cingere la corona immortale della giustizia in vece di quella peritura che Roma e la Poesia gli apprestavano. Cesare Arrivabenc il dipinse già tocco ed affranto dalla fcbre, già presago della vicina morte: siede egli ne'gradini della scala che mena al monasterio, e dietro si vede il prospetto della chiesa e la ramosa quercia che fu insignita del suo nome sino a questi giorni quando un turbine la schiantò di terra : a sinistra si vede Cinzio Aldobrandino cardinale venire alla volta di lui, certo a fine di confortarlo e di mirare lo spettacolo di un merito immenso e di una immensa sventura. Egli il poeta è volto a Roma che in guisa di teatro gli si allarga davanti, ma non la vede che le potenze dell'animo suo assorte sono nella contemplazione , in un pensiero rispondente alla sua malinconia,alla sua fede. Posano le mani in seno, abbandonate, e soprapposte a mò di croce : tiene la sinistra un foglio vergato di quei versi divini: forse il poeta rammemora il canto della sua Gerusalemme in che s'invoca la Trinità, la Vergine, i santi, o le parole in che prorompono i crociati al primo apparire della santa città : perchè la passione che fu compagna in vita, fiammeggia ancora in morte, è certo la passione del Tasso fu la poesia della religione e del sentimento.

Alessandro VII che deputa due prelati per ammaestrare Cristina di Svezia nella fede romana, è il subbici to di un dipinto che espose Filippo Bigioli. Ma falso è il subbietto: nè di ciò si dee chiamare in colpa l'artefice ma sì il committente. Non si legge questa cosa nella vita di papa A lcsSandro che scrisse il Pallavicino, né può avere sembianza di vero. Cristina era slata ammaestrata ne' donimi della fede romana da Paolo Gasali piacentino della compagnia di Gesù ed aveva tanta propensione di cuore e prontezza di ingegno che le bastavano poche lezioni. £ già molto prima di tramutarsi in Roma, aveva abiurato privatamente in Bruselles e pubblicamente in Inspruck l'eresia. Gome dunque e a che prò deputar prelati che la istruissero? II committente allogò questo dipinto al Bigioli per onorare la memoria di un ascendente suo che egli credette l'uno dc'duc prelati, monsignor Fulvio Servanzio: del quale solo una cosa si sa con certezza che fu cerimoniere in vari pontificati e che scrisse la relazione de'possessi d'Innocenzo X e di Glcmente X. Lodevole è l'amore delle glorie avite : ma bisogna guardarsi da alcune tradizioni domestiche o incerte o falsate. La falsità e la inverisimiglianza del suhbictto fu cagione (mi duole il dirlo ) che il Bigioli poco sentisse la ispirazione dell'arte né conducesse il dipinto con quella maestria che in altre opere sue campeggia principalmente, come a dire nelle tavole all'acquarella che adornano il perfetto Leggendario de'Santi (1). In queste non saprei dire che cosa sia più lodabile, se la facilità del creare o l'artifìcio del comporre i gruppi, o la sicurezza nel disegnare i contorni.

La Spagna quantunque agitata spesso da intestine guerre e da volgimenti politici, non pertanto mantiene la sua gloria pittorica, e in Madrid e specialmente in questa Roma novera un eletta schiera di artefici come a dire l'Espaltcr, il Poliziano, il Glavè. Spenderò per al presente alcune parole intorno ad un dipinto di questo ultimo che nelle sale del Popolo attirò la pubblica attenzione, e che rappresenta I' Arcangelo Raffaele neWallo che conforta Tobia a dar piglio al pesce. Si vede la terra di Assiria e il fiume Tigri che la irriga e con vario giro si ripiega in sé stesso: il giovinetto Tobia « era entralo nel fiume per lavarsi i piedi ed ecco un pesce immane che usciva per divorarlo. Tobia spaventato die un alto grido e disse : Signore m'assali Si pubblica in Roma dal signor Romualdo (ìentilucci.

le. E l'angelo; prendilo alla branchia e traggilo a te » E questa la bellissima scena di timor giovanile e di celeste confortamento che espresse il Clavè. Ritrae il garzonetto dalle acque il piede e gitta le braccia al collo del suo guidatore e gli si abbandona sul petto mentre insorge la foca e guizza e spalanca le fauci; Raffaele curvo della persona e con uno de' ginocchi piegato a terra raccoglie per così dire Tobia, e lo abbraccia con la destra e con la sinistra accenna il mostro, come per dire che non vi era alcuna cagione di tema. D'una parte si vede il cane, lido compagno alla lunga peregrinazione, quel cane che precorse Tobia ed annunciò primo agli impazienti genitori il ritorno di lui facendo festa e scuotendo la coda : si vedono d'altra parte il bastone e le bolgette de'pellegrini. Ognuno troverà in questo dipinto molta pratica di prospettiva piana ed acrea , e perfetta armonia di tinte ed una certa temperanza e mezzanità di stile, propria di pochi i quali non trasanrlono l'idea per lumeggiare il colorito, nè credono di perfezionare V idea Irascurando i mezzi dell'arte. Egregia è la espressione della testa di Tobia, vi si vede un misto di fidanza e di timore, si stringe alla vita del suo condottiere ma non si resta dal guatare a dietro. Nè già tacerò di qualche menda; meno si lontana dalla perfezione un opera artistica, e più si conviene a chi sente amore di bello, il notarne i difetti. Parmi che il sinistro braccio e specialmente la mano, del Tobia sia un pò troppo risentita in confronto de' delicati contorni della gamba e del viso. Ancora il Tobia è figurato garzonetto in dodici anni, e Raffaele con le ali agli omeri, comesi usa dipingere i messaggieri di Dio. Veramente avendo Tobia ricevuto dal vecchio padre l'incarico di ricuperare da Gabclo il suo credito, ed avendo poco dipoi tolta moglie, non doveva essere nella prima adolescenza : poi Raffaele si presentò nelle sembianze d'un giovane di bello ed onorevole aspettò, succinto e quasi apparecchiato a far viaggio ; ne parve agli òcchi della fortunata famiglia il suo essere angelico che dopo il ritorno. Ma queste cose sapeva certamente il Clavè,

(3) Fu comprato dal signor Giuseppe M. Mentova incaricato del Messico presso la s. Sede, sagace amatore delle belle arti ed antiobiU.

e però se si scostò un cotal poco dalla narrazione biblica , il fece, io credo, a mostrare più apertamente la protezione che l'angiolo di Dio spiega inverso le anime.

Molte lodi e da molti intesi fare di un dipinto di Carlo Blaas tirolese che rappresenta gli angioli in atto di comporre il santo corpo di Caterina vergine nel monte Sina. Mi spiace di non averlo potuto (1) vedere : ma avrò, spero, occasione, ed io stesso la cercherò , di vedere qualche altro suo dipinto e di retribuire a questo artefice le debite lodi.

PAOLO MAZIO

MEMORIE INEDITE DELLA VITA DI GIANLORENZO BERNINO

Art. II.

Ora reciterò alcuni documenti ed esporrò alcuni particolari della vita di Ginnlorenzo che forse non saranno inutili per la storia delle arti e la educazione degli artisti.

Alcuni falsamente scrissero (2) che Clemente IX vestisse di travertini il prospetto esterno della tribuna della basilica liberiana con architettura di Carlo Rinaldi. Il vero è che Clemente IX. meditava di nobilitare in vari modi la detta tribuna ma appena gittati i fondamenti delle nuove opere mancò di vita: nè già aveva prescelto a queste ricostruzioni Carlo Rinaldi ma sì unicamente il Bernini!. Ecco le parole di Domenico « Ebbe ancora in animo Clemente IX e ne avviò felicemente i principi, di abbellire con maestoso ornamento la facciata di fuori e la tribuna di dentro della basilica di s. Maria Maggiore di cui egli fu canonico; e ne diè il Bernino un nobile disegno. Che se la morte che importunamente tolse allora il papa di vita, non n'avesse ancora distolto il lavoro, certamente sarebbe annoverato trà più ragguardevoli ornamenti di Roma ». Ancora il Bonanni che scriveva verso il 1699 vale a dire xxx anni

(i ) Pochi giorni dopo che era stato esposto, fu comprato da persona forastiera e mandato al luogo di sua destinazione.

(2) Fra questi e l'autore della Guida di Roma pubblicata il l 7 l",. e dedicata al cardinale Gianfrancesco Albani.

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